Kant

Problema conoscitivo, problema della conciliazione del pensiero teoretico e pratico. Ha una mente rivoluzionaria.
Kant è una pietra miliare della filosofia.
Esistono due procedimenti conoscitivi: empiristico (sintetico a posteriori) razionalistico (analitico a priori).
Analitico a priori, razionalistico: credevano di assicurarsi un quadro del mondo solamente ragionando (analizzando l'idea, ma senza nessun appello all'esperienza, Spinoza). Da una sola idea pura (innata) si possa ricavare un quadro del mondo completo (a priori). Partendo da alcune idee innate ed inscindibili rivare, analizzando e esaminando o contenuti impliciti ed espliciti, il quadro totale del mondo.
Vantaggi: l'inscindibilità, rigore assoluto (necessità e universalità), delle conclusioni a cui si giunge (necessarie ed universali 2+2=4), es. la somma degli angoli di un triangolo è sempre 180°.

Difetti: non sono né nuove, né certe, le conclusioni. Certe se corrispondono o no con la realtà. I razionalisti non possono assicurare delle certezze alle loro conclusioni perché non possono accertare la corrispondenza, confrontarle con la realtà esterna, perché non hanno esperienza. Manca la certezza: manca la novità, accrescimento vero e proprio dello scibile. Come fate a dire che la vostra costruzione corrisponde al reale, se voi non avete alcuna nozione della realtà.
Per conoscere la realtà sono obbligatorie, c'è bisogno di:
Novità: una serie di osservazioni su oggetti, aggiunte alle altre. Per conoscere meglio la realtà.
Necessità: 2+2=4 per forza deve fare 4, è necessario.
Universalità: che ogni persona sa che 2+2=4.
Ma necessariamente bisogna rinunciare alla certezza
Sintetico a posteriori, empiristico: senza ricorso all'esperienza (a posteriori), le idee non esistono. Infatti ogni idea è ricavata dall'esperienza, idee innate non esistono. Questi dati ricavati dall'esperienza vengono uniti insieme per creare l'idea, quindi sintetizzati, (sono certe, accrescitive) mancano di necessità e universalità: le idee che vengono dalle esperienze possono cambiare, valgono solo nel tempo e nel luogo in cui vengono percepite. 2+2 è sempre uguale a 4, ma che la tigre ha sempre un certo mantello (pelo) non si può dire, è probabile che in altri luoghi e tempi cambi.
Pregi: certezza e novità. Le idee degli empiristi sono sicuramente certe e accrescitive (ci danno sempre nuovi concetti, nozioni)
Difetti: mancano di necessità e universalità

Kant iniziò come razionalista, in seguito si rese conto che (leggendo gli empiristi) i razionalisti sbagliano (cambia idea), poi c'è la legge di Hume e si rende conto che anche gli empiristi non potevano assicurarle la conoscienza oggettiva della realtà, nemmeno con l'esperienza, per Hume non c'era nessuna necessità, né universalità né alcuna certezza.

Secondo Kant dobbiamo rinunciare alla certezza, rinuncia necessaria altrimenti tutto perderebbe di significato (Hume, se vogliamo salvare il valore della conoscenza umana).
Conoscenza di tipo fenomenico: la realtà in sé stessa non può essere conosciuta, ma attraverso l'interpretazione nostra della realtà.
Il legislatore della natura è l'io umano K. É l'io che ordina le cose.
Non è l'uomo che si adegua alla realtà ma è la realtà delle cose che si adegua a noi, noi interpretiamo la realtà. Sono nostre conclusioni, nostre all'interpretazioni della realtà che non sono certe ma universali e necessarie
a quanto possiamo diren, lo spazio e il tempo (forme della sensibilità) sono aggiunte nostre. Siamo noi che ordiniamo la natura in un certeo modo, per assicurarci una conoscenza del mondo però soggettiva , cioè umana.
Sintesi a priori di Kant
Mettiamo in risalto il metodo dell'esperienza. L'indagine conoscitiva deve cominciare con l'osservazione sensibile. La base è l'esperienza.
A priori: razionalisti a priori totale
Per Kant a priori formale , tempo vuoto; lo spazio vuoto, solo le forme sono a priori, trascendentali, che anche se non derivano dall'esperienza, sono forme che possiamo attribuire a quelli a posteriori. Occorre un elemento materiale (a posteriori e dunque con l'esperienza) e uno formale ( a priori), aggiunta obbligatoria nostra, dobbiamo collegare questi due altrimenti non si potrebbe conoscere, non ci sarebbe conoscenza, aggiunta delle forme ordinatrici.
Necessità oggettiva: il fodero c'è anche se noi non lo percepissimo
Necessità soggettiva: noi dobbiamo collocare tutto nello spazio, ma lo spazio vuoto non si può percepire.
La conoscenza ha bisogno di elementi formali soggettive, materiali oggettivi.
Rivoluzione Copernicana: la riteniamo entità oggettiva, lo spazio e il tempo (contenitori vuoti, con quale organo di senso si percepiscono?) che noi riteniamo entità oggettive, sono invece soggettive, è un'aggiunta nostra. Noi la realtà la percepiamo attraverso gli organi di senso ma siamo noi che le ordiniamo, inquadriamo collochiamo nello spazio un oggetto, un avvenimento nel tempo; tutto per arrivare alla conoscenza.
L'aria: realtà assoluta, che permette una certa velocità volando, se si presume che senza questa si volerebbe più velocemente si sbaglia, perché senza non si vola affatto, si precipita.
Necessità e universalità sono assicurate dalle forme. La materia ci assicura la novità.
Trascendentali, della sensibilità (spazio e tempo) Intelletto: le 12 categorie, sostanza, causa.
I trascendentali sono forme conoscitive, forme a priori.
La conoscenza umana ha un valore fenomenico
Conoscenza numerica: che riflette completamente, perfettamente la realtà (non è possibile)
Estetica trascendentale: studio della conoscenza a livello sensibile.
Analitica trascendentale: scienza
Dialettica trascendentale: si occupa di quei problemi che non possono essere risolti, studia i procedimenti, metafisica.
Estetica trascendentale: (scienza della sensibilità) esaminare come già a livello sensibile l'uomo non apprende solamente. Non siamo solamente ricettivi, noi lo collochiamo automaticamente nello spazio e nel tempo. L'uomo non è un semplice ricettore ma colloca i dati nello spazio e nel tempo.
Come avviene la conoscenza: ciò che avviene all'interno con i sensi interni e il contrario.
Kant riprende la distinzione tra sensibilità esterna e interna. Gli organi di senso interno hanno come forma di inquadramento il tempo. Gli organi di senso esterno hanno come forma di inquadramento lo spazio.
es. io guardo la penna e la inquadro nello spazio e così diventa idea, contenuti mentali. La penna subisce anche l'inquadramento temporale.
Il tempo è la forma di inquadramento totale, direttamente gli oggetti del proprio settore, interno, e indirettamente quelli esterni. es. prima ho visto la penna, poi la registro.
Giudizi analitici: quei giudizi nei quali il predicato non aggiunge niente al soggetto, perché il predicato è contenuto in sé nel soggetto, “il triangolo ha 3 angoli”. Tutti i giudizi analitici sono a priori.
Giudizi sintetici: “tutti i corpi sono pesanti” il predicato non è compreso nel soggetto, c'è bisgogno dell'esperienza, e dunque sono a posteriori.

Domande a Kant

1)E' vero che tutti i giudizi analitici sono a priori? Si
E' vero che tutti i giudizi sintetici sono a posteriori? No, possono esserci, ci sono anche i sintetici a priori, “la penna si trova a 50 cm da me”sintetico: perché apro gli occhi, in tal modo posso percepirla (c'è veramente questa penna perché la vedo), a priori: perché la colloco nello spazio, cioè a 50 cm, (e poi la debbo per forza collocare nello spazio. Verità necessaria, universale, e accrescitiva della mia conoscenza. Noi lo spazio non lo percepiamo è una nostra aggiunta obbligatoria.

2) come sono possibili i giudizi sintetici a priori? Sono possibili, perché nell'atto conoscitivo, dell'esperienza (sintesi) ricvo stati che devono essere elaborati a priori, prima quelli sensibili e poi intellettuali. Prima sensibilmente e poi intellettualmente. Prima noi apprendiamo i dati.
Lo spazio puro e tempo puro (vuoto) sono intuizioni, io ho una ituizione non una conoscenza, e queste sono vuote, a priori. Come un contenitore vuoto. Sono intuizioni pure.
Le intuizioni senza concetti sono cieche, e i concetti senza intuizione vuote.
Successione cronologica: “sorge il sole, io mi alzo dal letto, metto un pezzo di legno sulla fiamma”. La sensibilità può conoscere le cose fino ad un certo punto. Prima successione non obbligatoria, la seconda però è obbligatoria, non può fare queste distinzioni.
Concetto di Dio è vuoto perché non ci sono dati sperimentali, sensibili. Perché la conoscenza raggiunga a livelli possibili (nei limiti in cui si può realizzare) ha bisogno sia dell'elaborazione sensibile che intellettuale.
Distinzione tra fenomeno e cosa in sé: già a livello sensibile è una conoscenza fenomenica, dice a noi come appaiono non come sono, quindi a livello intellettuale ancora peggio perché intervengono altre forme (12 categorie)

Per Hume esistono varie interpretazioni della realtà, tutte possibili. Soggettività dell'individuo.
Per Kant no, esistono interpretazioni sbagliate e una giusta.soggettività dell'uomo in generale.
Il tempo oltre ad inquadrare oggetti interni lo fa anche con quelli esterni, è universale.
Schemi trascendentali del tempo: sono 12, per le 12 categorie. C'è una successione, poi è l'intelletto che deve stabilire se una è obbligatoria e l'altra, successione causale (seconda), e temporale del primo esempio.
Qualità: percepibile, sostanze: no
Per quanto la qualità possano cambiare (di un oggetto), la sostanza è sempre quella (persona che invecchia) elaborazione di tipo intellettuale= elaborazione di tipo sensoriale. es. il tempo è come un ponte (successione)
differenza tra elaborazione sensoriale 1) e intellettuale 2): stabilisce se una successione è obbligatoria
1) generica
2) ha il compito di unificare. Newton ha unificato il campo astronomico e con questo ha spiegato tutto con la teoria della gravitazione.
L'intelletto cerca di unificare la conoscenza. Spiegare il maggior numero di fenomeni con il minor numero di leggi. Il compito dell'intelletto è di unificare quelle conoscenze che ci ha dato i dati sensoriali. La realtà sia esterna che interna non può essere conosciuta.
Scetticismo di Hume, Kant (fenomenismo)
percezione trascendentale (io penso). Kant ritiene che la mente umana (gli strumenti conoscitivi sia fisici che mentali dell'uomo sia sensibili che intellettuali) sono stati sempre questi e lo saranno sempre. Ci sarà sempre la possibilità di giungere sempre alla conoscenza. Nell'uomo gli strumenti conoscitivi dell'uomo sono sempre gli stessi e lo saranno sempre e funzioneranno sempre allo stesso modo. Per avere, essere sempre coerenti. I sensi dell'uomo hanno sempre funzionato allo stesso modo, l'uomo ha sempre collocato gli oggetti nello spazio e gli avvenimenti nel tempo.
Percezione trascendentale. Neutralizza le apparenti conseguenze scettiche del fenomenismo di Kant. Esiste una sola interpretazione giusta.
Estetica trascendentale. La matematica come scienza è possibile, l'aritmetica si basa sull'intuizione pura di tempo, e la geometria sullo spazio. Scienza a priori che può essere applicata al mondo empirico in quanto basae sulle 2 intuizioni pure di spazio e di tempo. La matematica è scienza per Kant.
Analitica trascendentale. La fisica è possibile come scienza che si occupa del mondo esterno. L'intelleto prendendo i prodotti semielaborati dell'intelleto e li unifica ordinandoli e approfondendoli per raggiungere l'unificazione

domanda:
categoria causa – effetto : è una aggiunta nostra
doc'è questa aggiunta? É l'esperiza che ce lo dimostra n!
Fiamma – combustione, perché noi nel passato lo abbiamo visto, ma chi ci assicura che ne futuro succesa ancora? Che ci assicura che questa successione avvenga sempre?

Dialettica trascendentale

La conoscenza non è altro che l'unificazione dei dati che l'esperienza ci fornisce.
L'uomo per quante unificazioni ci siano tende a quella assoluta, le più alte, tendenza umana alla conoscenza, alla spiegazione assoluta.
Non ha valore costitutivo ma normatio, non è realizzabile ma è molto utile, perché se io cerco di arrivare alla spiegazione assoluta non è possibile ma è utile proporselo perché in tal modo io riesco a raggiungere il possibile, raggiungibile.
1) Psicologia: mondo interno
2) Cosmologia: non è possibile raggiungere la conoscenza assoluta sul mondo esterno, fisico.
3) Teologia: l'uomo cerca di cogliere l'ordinatore del tutto

1) Paralogismo: quello centrale, l'anima è una funzione o una sostanza? Come si fa a stabilire se l'anima possa esistere anche senza agire (cioè sostanza)? O è solamente una serie di attività? Questo problema non si risolve. Problema insolubile. Manca l'esperienza. L'anima ha le categorie, l'anima gestisce le categorie, le applica a se stessa, ma c'è una conoscenza fenomenizzata. L'anima è una sostanza non si sa se è una categoria mia o se come un coltello che vuole tagliarsi.
2) Cosmologia: non è possibile. Antinomie (si tratta di quattro problemi che si possono risolvere in 2 modi diversi finitisticamente e infinitisticamente. Il mondo fisico è limitato o illimitato nello spazio o nel tempo. Nella storia sono state appoggiate tutte e due le soluzioni con uguale forza (non si può risolvere). Non c'è una esperienza possibile per sapere se l'universo è finito o infinito.
Ragion pura: la ragione che è priva di elementi sperimentali
Ragion pratica: tutto l'apparato mentale dell'uomo anche la morale deve fondarsi sulla ragione (ragion pratica)
C'è un limite alla divisibilità delle cose? Non si può risolvere. Per ognuna di queste nuove scoperte non c'è mai il dato definitivo, si ripete sempre la domanda, si rinnova il problema.
L'universo è necessario o contingente? Poteva non essere? L'unica cosa che possiamo stabilire è che c'è.
Tutti gli eventi del mondo esterno e interno sono liberi o no? Per un atto compiuto ci dovrebbe essere un atto non compiuto.....ma come facciamo ad avere l'esperienza di un atto non compiuto?
Se oltre al determinismo c'è anche posto per la libertà? Non è possibile risolvere il problema.
Prove fondamentale per la conoscenza di Dio
Prova antologica (a priori)
1) Prova antologica. Nel concetto di Dio, c'è anche il concetto di perfezione, allora deve esistere, perché altrimenti non sarebbe perfetto perché gli mancherebbe qualcosa. Ma rinuncia all'esperienza e dunque non è esatta. Noi siamo convinti che dobbiamo ammettere per forza che Dio esiste ma che ci dice che esiste realmente?
2) Prova cosmologica. Noi sappiamo che l'universo esiste, ma un effetto deve essere preceduto da una causa. Secondo Kant non è possibile dire ciò, perché noi abbiamo l'esperienza del mondo (effetto) ma di Dio no (causa).
3) Prova teologica: finalistica. L'ordine, la bellezza la possiamo rilevare e ammesso che Dio avesse fatto ciò Dio si limiterebbe a finalizzare a rendere belle le cose. Ma non sarebbe più creatore. Anche questo problema non può essere risolto. Crolla l'ultima speranza di provare che Dio esiste.
Paralogismo: falso ragionamento, ragionamento impossibile, puro, perchè fatti senza esperienza.

La morale (critica alla ragion pratica)

Anche nella morale si ritiene che Kant abbia fatto la “rivoluzione Copernicana”. Lettura di Rousseau, lo sconvolse, capì valori morali non sono inferiori a quelli intellettuali.
Attraversò varie fasi, tenta di formare la morale sul sentimento, la ragione non c'entra. Poi la vuole formare sulla ragione.
Critica alla ragion pura: tende invano a raccogliere l'assoluto.
Critica alla ragion pratica: morale ha una base razionale, intellettualità.
Il sentimento non è mai sicuro, è debole, dobbiamo dare una base razionale.
Le morali fino ad ora sono state tutte contenutistiche, materiali. La prima cosa cha dobbiamo fare è individuare gli obiettivi fini e poi fissare le leggi (forme). Non possono mai essere necessarie, universali, non hanno valore assoluto.
Tutti gli imperativi emanati dagli obiettivi, sono ipotetici. Non possiamo giudicare se l'azione è buona o cattiva.
L'imperativo categorico di Kant: devi ma non può dire che debbo fare, altrimenti ci sarebbe un contenuto, e si perderebbe l'universalità, deve essere sganciato dal contenuto. Che razza di imperativo è se non mi indirizza verso una via, l'intenzione che dobbo assumere.
L'azione morale deve essere indirizzata o sensibilmente o razionalmente, ogni atto morale richiede un sacrificio se io accetto l'imperativo categorico.
Forme dell'imperativo categorico
formalita: rispetto del dovere
Alcuni ritengono che Kant sia riuscito a rendere formale la morale, altri no. Come un ingegnere che per costruire un palazzo usa fondamenta, impalcature e poi costruito le leva e dice di averlo costruito senza fondamenta. L'adulto per raggiungere la cime della montagna ha dovuto sepeggiare, arrivati sulla cime prende che il ragazzo salga in linea retta. Deve neutralizzare questa accusa.
l'imperativo categorico non ci dice subitto ciò che devo fare, la moralità si realizza co la sola intenzione, poi se non si realizza l'intenzione non tolgie nulla alla moralità, l'atto morale è completo. L'importante è l'intenzione. Io voglio aiutare qualcuno ma non posso. Pur mantenendo la sua formalità ci dice cosa dobbiamo fare: “un uomo mi fa un prestito poi muore, la sensibilità mi dice tienilo, la ragione (indirettamente) restituiscilo”
I formula (formalità): agisci in modo che volere che tutti gli altri uomini si comportino nello stesso modo, nella stessa circostanza. Posso volere che tutti gli uomini tacciano allo stesso modo, nella stessa circostanza. Io non voglio che gli altri non restituiscano i soldi, e dunque se io li tengo sono in contraddizione (è un male) se invece li resituisco non sono in contraddizione, è un bene.
II formula: agisci in modo da trattare la realtà sia nella tua persona che nelle altre sempre come fine e non come mezzo. Ogni uomo è recuperabile ha una sua dignità. La punizione deve avere come fine il recupero dell'individuo. Qualsiasi uomo deve essere trattato come fine non come mezzo, io devo , posso farlo ragionare: punizione: non punirlo per fare, propiziare la redenzione, per dare l'esempio per la società, per propiziare il pentimento.
L'autonomia: l'imperativo categorico deve scaturire dal soggetto, e non dall'esterno, se venisse da Dio, l'uomo li seguirebbe per interesse “io seguo i comandamenti per non andare all'inferno”, se venisse da un altro, l'uomo non sarebbe né libero di agire, nè disinteressato.
Problema del sommo bene (regno dei fini) doppio significato Assoluto 1) relativo 2)
1) la virtù, il massimo che uno possa fare in questo mondo è sacrificarsi, l'uomo non può andare oltre ad ubbidire, all'imperativo categorico che dà la felicità ma i virtuosi se la passono sempre peggio. Chi si comporta bene se la passa male. Chi viola l'imperativo categorico se la passa meglio. Il virtuoso è felice, merita conseguenza della ragion pratica. La virtù è collegata strettamente alla felicità. C'è o non c'è questo regno dei fini? Nell'altra vita, qua c'è determinismo. Postulati (esigenza reazionale della morale, senza i quali il problema della morale non si pone proprio)
libertà: se noi ritenessimo che l'uomo non è libero, l'imperativo categorico non esisterebbe. Se l'uomo non è libero non può aderire o non può violare l'imperativo categorico. Se non crediamo nella libertà dell'uomo il problema morale non si pone, la morale non ha significato. Però è una fede, non possiamo stabilire con sicurezza, provare che l'uomo è libero. L'uomo se non è libero non è libero di fare cose negative nè positive, non lo possiamo accusare. Esigenza della ragion pratica
immortalità: esigenza della razionalità umana senza la quale il problema morale non esiste proprio. Ogni uomo tende alla perfezione etica. Nessun uomo anche il più santo non riesce a soffocare l'istintività, l'egoismo, tende alla perfezione. Allora noi dobbiamo credere che l'anima è immortale perché l'arco della vita terrena non è tanto vasto da poter giungere alla perfezione (esigenza di raggiungere la perfezione):
esistenza di Dio. Bisogna credere in un'entità (Dio) capace di punire il vizioso e di premiare il virtuoso. Ma il problema di Dio, cioè se esiste non ha soluzioni. Esigenza di credere in Dio. È la religione che poggia sulla morale e non il contrario.
Se queste proposizioni fossero vere, spiegabili, tutto ciò che uno fa sulla terra non lo farebbe spontanemanete ma per interesse, perché poi Dio lo gratificherebbe. Non debbono essere dimostrati, perché stroncherebbe la moralità.

Critica del giudizio (interpretazione della realtà)

Possiamo dire che nelle due critiche esaminate (critica alla ragion pura, e pratica), Kant ha fornito 2 soluzioni opposte alla realtà. Teoretica, etica, morale.
È possibile trovare una forma che concili le due opposte soluzioni (2 facoltà psicologiche).
Terza attività dell'anima, ogni facoltà umana ha un proprio “dovere”
Terza facoltà attività: autonomia, ma con qualche legame. Sentimento
Giudizio della ragione teoretica nei suoi risultati, viene chiamata così determina il materiale semielaborato mediante le categorie.
1) Giudizio riflettente (ragion pratica) l'uomo è libero
2) giudizio determinante (ragion pura), noi determiniamo un rapporto (analitica) causa – effetto. Fenomenizzano la realtà, hanno un valore conoscitivo.
1) giudizi con valore affettivo, anche essi hanno una categoria di inquadramento (finalità). Kant cerca di conciliare il determinismo e il liberismo. Se è possibile una terza interpretazione (pura, pratica, sentimento). Egli ritiene che la terza terminologia è il sentimento. Questo dovrebbe conciliare le due posizioni. Il giudizio rilfettente ha un'altra finalità l'interpretazione: non rilfette la realtà in sé, ma come dobbiamo interpretarla.
Per Kant esistono due giudizi riflettenti:
a) estetico: finalità soggettiva (studio del bello)
b) teologico: finalità oggettiva
a) l'arte vale in quanto aumenta la conoscenza umana (visione intellettualistica) o sviluppa la mente umana visione moralistica. Morale, l'estetica per Kant è fine a se stessa, ha valore autonoma.
È formale in quanto noi attribuiamo il bello alle cose. Il bello è ciò che piace; universalmente.
È autonoma, indipendente, cioè ha un valore estetico. Kant ha una necessità di universalità su tutti i concetti. Per ogni cosa esiste un solo concetto.
Ha una finalità soggettiva, perché oltre ad avere i fini propri sembra soddisfare il bello dell'uomo.
b) finalità oggettiva: esamina i fini propri. Le finalità delle cose della natura. Bisogna supporre che ci sia un ente (non Dio) che attribuisce dei mezzi per raggiungere i fini.
es. io deciso di andare a roma, dal momento che decido devo sottostare alle leggi che la natura mi impone per andare a roma, le condizioni
La realtà in sé continua a sfuggire è sempre un interpretazione. I positivisti daranno ragione a Kant in quanto la scienza non ha conoscenza.

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