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Kant, Immanuel - Opere e pensiero scaricato 9 volte

Kant

1. La vita:
Nacque nel 1724 da famiglia di origine scozzese (capo luogo Prussia orientale). Fu educato nello spirito religioso del pietismo. Successivamente studiò filosofia, matematica e teologia. Poi divenne precettore privato in alcune case patrizie. Nel 1755 divenne professore di logica e metafisica dell’Università di Konigsberg (fino alla morte). Era aperto al pensiero, seguiva le scoperte scientifiche e i nuovi scritti, si interessava di tutto senza pregiudizi; incoraggiava a pensare da sé (testimonianza di Herder). Vita priva di avvenimenti drammatici e passioni, poche amicizie. Favorevole alla guerra d’Indipendenza americana e con la Rivoluzione francese finalizzata alla libertà politica. Il suo ideale politico, delineato nel “Per la pace perpetua”, era una costituzione repubblicana, fondata sulla libertà dei membri (uomini), sull’indipendenza (sudditi), sulla legge dell’eguaglianza (cittadini). Dopo la 2° edizione della “Religione nei limiti della ragione” ebbe un contrasto col governo prussiano. Si ammalò di debolezza senile (privato di tutte le sue facoltà) e morì nel 1804.

2. Gli scritti del primo periodo:
Si possono distinguere 3 periodi. Nel primo (fino al 1760) si interessa delle scienze naturali; nel secondo (fino al 1781) prevale l’interesse filosofico e l’interesse per l’empirismo inglese e il criticismo; il terzo (fino al 1781) è quello della filosofia trascendentale. [Principio supremo: identità + esaltazione mondo e uomini].
Interessi naturalistici (formazione universitaria di Kant). L’opera principale è “Storia naturale universale e teoria dei cieli”= formazione di tutto il sistema cosmico (nebulosa primitiva + leggi newton). Lo scritto “sull’ottimismo” dibatte la questione di Voltaire che risolve in favore dell’ottimismo radicale (osserva il mondo nella sua totalità e afferma che Dio non poteva sceglierne uno migliore)(in seguito ripudiato).

Gli scritti del secondo periodo:
Prevalere degli interessi filosofici. Cominciano a delinearsi temi e motivi che confluiranno nel Criticismo.
- Critica la logica aristotelico-scolastica (= colosso con testa nell’antichità e piedi d’argilla).
- Metafisica (= abisso senza fondo)
- Kant sostiene che la matematica sia applicabile alla filosofia.
- Per la morale si sofferma sul concetto di obbligazione (Wolf: il fine bene morale è la perfezione)
- Bene = necessità morale quindi la conoscenza non dice nulla sulla sua natura.
- Si distacca dal pensiero wolfiano e aderisce allo spirito di ricerca e all’empirismo inglese.

- Metafisica = scienza dei limiti della ragione umana, tratta gli argomenti che stanno a cuore all’uomo e si limitano ai confini dell’esperienza.

4. La “Dissertazione” del 1770:
Breve saggio “Sul primo fondamento della distinzione delle regioni nello spazio”: le posizioni reciproche delle parti della materia suppongono le determinazioni spaziali e come il concetto dello spazio sia qualcosa di originario. = punto di partenza per la dissertazione.
La dissertazione:“Forma e principi del mondo sensibile e intellegibile” (per la nomina di prof di metafisica e logica) soluzione critica del problema spazio-tempo. Distinzione tra:
Conoscenza sensibile Conoscenza intellegibile
1. dovuta alla recettività o passività del soggetto
2. oggetto: fenomeno (= cosa come appare in relazione al soggetto)
3. distinzione:
- materia = sensazione (modificazione organo di senso)(= testimonia la presenza dell’oggetto)
- forma = legge (indipendente dalla sensibilità) che ordina la materia sensibile.
4. Apparenza = il confronto di varie apparenze (conoscenza riflessa) anteriormente all’uso dell’intelletto logico.
Esperienza = (oggetto:fenomeni) mediante l’intelletto.
apparenzaesperienza (grazie alla riflessione) 1. facoltà del soggetto
2. oggetto: noumeno (=cosa così com’è, nella sua natura intelligibile)
Forma (= legge che contiene il fondamento del nesso universale del mondo sensibile) è costituita da spazio e tempo. Non derivano dalla sensibilità, sono intuizioni che precedono ogni cosa sensibile e ne sono indipendenti: PURE (no realtà oggettive ma soggettive e necessarie per coordinare tutti i dati sensibili).

La conoscenza intellettuale può cogliere le cose uti sum (come sono nel loro ordine intellegibile = noumeni), mentre la sensibilità le percepisce uti apparent (come appaiono = fenomeni).

5. Gli scritti del periodo “critico”.
Nei 10 anni dopo la dissertazione Kant elabora la sua filosofia critica. 1781 “Critica della ragion pura”: risultato di una meditazione di 12 anni con massima attenzione al contenuto e poca alla forma.
Studi giovanili Intermedio Maturità
- Filosofia naturale
- Vicino alla filosofia naturalistica dell’Illuminismo (Newton)
- Descrizione fenomeni e rinuncia ad ammettere cause e forze - l’interesse filosofico
- l’interesse per l’empirismo inglese e il criticismo - filosofia trascendentale

6. Il criticismo come “filosofia del limite” e l’orizzonte storico del pensiero kantiano.
Il criticismo di Kant si oppone al dogmatismo (accettare opinioni senza interrogarsi) e allo scetticismo. La critica diventa lo strumento per eccellenza della filosofia e consiste nell’interrogarsi sul fondamento e chiarire le possibilità (condizioni che permettono l’esistenza), validità (titoli di legittimità e non) e limiti (confini di validità). Importante per Kant son i limiti (senza essi non nascerebbe la critica): CRITICISMO = FILOSOFIA DEL LIMITE, ciò esprime il carattere finito delle possibilità umane. Ciò non equivale ad una forma di scetticismo poiché il limite ne garantisce l’esistenza.  il limite è la norma che dà fondamento alle varie facoltà umane e la base della filosofia critica. (La conoscenza è valida grazie all’impossibilità di superare i limiti dell’esperienza, la morale grazie all’impossibilità di raggiungere la santità, il giudizio estetico e teologico grazie all’impossibilità di superare la natura). Kant si impegna per stabilire le “colonne d’Ercole dell’umano”. Rinuncia ad ogni evasione dai limiti dell’uomo (grazie a Hume che ha rotto il suo “sonno dogmatico) ma non rinuncia a fondare la validità delle varie attività umane.

Il pensiero di Kant si inserisce nell’orizzonte storico ed è definito dalla Rivoluzione scientifica e la crisi delle metafisiche tradizionali che rompono il vecchio sapere e si ripercuotono anche sull’etica (dedotta dalla metafisica) facendo nascere una morale autonoma; inoltre la riflessione sulla sfera sentimentale dell’uomo creava interrogativi sulla sua struttura e validità. Perciò nasce il criticismo che si interroga sui fondamenti del sapere, della morale, e dell’estetica. Da ciò nascono i 3 capolavori di Kant:
1. “Critica della ragion pura”
2. “Critica della ragion pratica”
3. “Critica del giudizio”
Il criticismo kantiano viene connesso all’empirismo inglese e all’illuminismo; entrambi avevano insistito sui limiti conoscitivi dell’uomo.
Kant Empirismo inglese
Indirizzo critico.
Limiti della ragione e del mondo umano.
Rifiuto scetticismo.
Analisi critica meno profonda (metodo che descrive i meccanismi conoscitivi, etici ecc). Indirizzo critico.
Limiti della ragione e del mondo umano.
Esito scettico.
Analisi critica molto profonda (metodo che mira a fissare le condizioni e i limiti di validità).

Kant Illuminismo
Maggiore radicalità di intenti: Porta davanti al tribunale della ragione la ragione stessa.
I confini della ragione possono essere tracciati dalla ragione stessa (autonoma). [vs limiti imposti dalla fede] [limiti ragione = limiti dell’uomo, impossibile superarli] Porta davanti al tribunale della ragione l’intero mondo dell’uomo.

I confini della ragione possono essere tracciati dalla ragione stessa (autonoma).


CRITICA DELLA RAGION PURA.
7. Il problema generale della “Critica della ragion pura”.
La “Critica della ragion pura” è un’analisi critica dei fondamenti del sapere, ovvero sulla scienza (sapere fondato e in continuo progresso) e la metafisica (oltre l’esperienza, soluzioni antitetiche = no cammino sicuro).
Pensiero scettico di Hume: vs fondamenti della metafisica e della scienza.  Kant vede la necessità di un riesame globale della struttura e della validità della conoscenza che possa spiegare la scientificità della scienza e della metafisica.
Kant Hume
- Lo respinge, poiché il valore della scienza è un fatto stabilito.
- Scetticismo metafisico (la metafisica esiste negli uomini come bisogno verso problemi irrisolvibili con la ragione) - Scetticismo scientifico

- Scetticismo metafisico
Attraverso la sua ricerca Kant vuole stabilire come la matematica e la fisica possano essere delle scienze e come la metafisica possa essere una disposizione naturale e una scienza. Da ciò derivano le 4 domande base:
1. Com’è possibile la matematica pura?
2. Com’è possibile la fisica pura?
3. Com’è possibile la metafisica in quanto disposizione naturale (in generale)?
4. Com’è possibile la metafisica come scienza?
1-2: giustificare una situazione di fatto spiegando le condizioni che le rendono possibili. La loro possibilità è spiegata dalla loro realtà
3-4: scoprire se esistono o no le condizioni per essere considerata una scienza. È possibile dubitare sulla sua realtà (andamento fino ad oggi).

8. I “giudizi sintetici a priori”.
Ipotesi gnoseologica di fondo (convalidata dai giudizi sintetici a priori): ogni conoscenza inizia con l’esperienza ma non deriva interamente da essa. La conoscenza empirica potrebbe derivare dalle impressioni e dalla nostra facoltà conoscitiva. Alla base del sapere ci sono principi assoluti (verità universali e necessarie) essi vengono denominati “giudizi sintetici a priori”.
Per Kant la conoscenza umana e la scienza sono esempi di principi assoluti (= verità universali e necessarie che valgono ovunque). La scienza deriva in parte dall’esperienza e presuppone anche principi immutabili (fungono da pilastri) come:
- Proposizioni : tutto ha una causa ed un tempo che chiama giudizi (aggiungono un predicato ad un soggetto) sintetici (il predicato dice qualcosa di nuovo e di più rispetto ad esso) a priori (essendo universali e necessari non possono derivare dall’esperienza)(non ci dice che l’evento dipende da cause ma sinora è stato così = Hume).
Per Kant i giudizi (universali-necessari e fecondi) fondamentali della scienza non sono né:
- analitici a priori (esplicativi) = no bisogno di ricorrere all’esperienza, il predicato esplicita il soggetto con un processo di analisi basato sul principio di non contraddizione (dividono il predicato in concetti parziali). Sono universali e necessari ma infecondi poiché non ampliano la nostra conoscenza.
- né sintetici a posteriori (ampliativi)= il predicato dice qualcosa di nuovo rispetto al soggetto grazie all’esperienza. Sono fecondi ma né universali né necessari poiché poggiano solo sull’esperienza.
Concezione razionalistica della scienza. Kant
riprende Partire da principi a priori e derivarne tutto lo scibile delineando un sapere universale e necessario ma infecondo. Giudizi analitici a priori
contro La scienza deriva dall’esperienza

Interpretazione empiristica della scienza Kant
riprende Fondata esclusivamente sull’esperienza delineando un sapere fecondo ma non necessario e universale. Giudizi sintetici a posteriori
contro Alla base dell’esperienza ci sono principi inderivabili da essa.
I principi della scienza (giudizi) sono sintetici (fecondi) e a priori (universali e necessari).
La scienza è feconda in duplice senso:
- contenuto o materia derivanti dall’esperienza
- forma derivante dai giudizi sintetici a priori (quadri concettuali di fondo, spina dorsale della scienza). Grazie ad essi è anche universale e necessaria e sussiste (lo scienziato è certo di alcune verità a priori anche se per spiegarle deve ricorrere all’esperienza).
[I giudizi sintetici a priori sono anche alla base della metafisica].

9. La rivoluzione copernicana.
Il sapere poggia su giudizi sintetici a priori, ma da dove derivano?...nuova teoria della conoscenza, intesa come sintesi tra:
- Materia: (determinabile in generale) molteplicità caotica e mutevole delle impressioni sensibili derivanti dall’esperienza (= a posteriori, elemento empirico).
- Forma: (determinazione del determinabile) insieme delle modalità fisse attraverso le quali la mente ordina le impressioni (= a priori, elemento razionale) (la mente filtra i dati empirici attraverso forme innate comuni a tutti)…come delle lenti colorate attraverso cui vediamo la realtà, o un computer che elabora molti dati esterni mediante programmi fissi immutabili pur mutando le informazioni non mutano gli schemi di recezione.
Questo binomio corrisponde a quello di: a priori e a posteriori (le sensazioni si ordinano e possono esser poste in una forma che non può essere sensazionela materia di un fenomeno ci è data a posteriori, ma la forma deve trovarsi già a posteriori nell’animo)
In noi esistono forme a priori necessarie e universali che raccolgono i dati della realtà  possiamo formulare giudizi sintetici a priori sulla realtà non smentibili dall’esperienza.
Nuova impostazione del problema della conoscenza ha delle conseguenze:
1. “rivoluzione copernicana”. Copernico per spiegare i moti celesti ribaltò i rapporti tra spettatore e stelle cioè tra sole e terra  Kant per spiegare la scienza ribalta i rapporti tra soggetto e oggetto, non è la mente che si modella sulla realtà ma il contrario. Nell’assimilare i dati sensibili, l’uomo imprime ad essi l’ordine e le leggi del proprio intelletto.
2. Distinzione tra:
- Fenomeno: realtà che ci appare attraverso le forme a priori (proprie della struttura conoscitiva). È l’oggetto della conoscenza condizionato dalle forme dell’intuizione (spazio e tempo) e dalle categorie dell’intelletto. È qualcosa di relativo al nostro modo di conoscere Non è un’apparenza illusoria ma è un oggetto reale in relazione al soggetto conoscente. Esso vale per tutti gli intelletti umani.
- Cosa in sé: realtà considerata indipendentemente dall’uomo e dalle forme a priori mediante cui la conosciamo. Essa è il fenomeno (necessario correlato dell’oggetto per noi).

10. la facoltà della conoscenza e la partecipazione della “Critica della ragion pura”
Kant divide la conoscenza in 3 facoltà [a volte unisce intelletto e ragione nell’unica fonte del pensare, bipartizione: riceve le rappresentazioni (ci viene dato), conoscere l’oggetto mediante esse(viene pensato)]:
1. Sensibilità: facoltà con cui gli oggetti ci sono dati intuitivamente e immediatamente attraverso i sensi e le forme a priori di spazio e tempo. Ci fornisce le intuizioni.
2. Intelletto: facoltà attraverso cui pensiamo attivamente i dati sensibili tramite le categorie (= concetti puri). Facoltà di giudicare. Per Kant l’intelletto è inteso sia l’intelletto in senso stretto (facoltà che opera legittimamente nel campo dell’esperienza) sia la ragione in senso stretto (facoltà che opera illegittimamente al di là dell’esperienza)
3. Ragione: facoltà attraverso cui cerchiamo di spiegare la realtà mediante le idee di anima, mondo e Dio. (oltre la realtà)
Su questa divisione è basata anche la divisione della “Critica della ragion pura”. Essa si divide in:
1. Dottrina degli elementi: scopre gli elementi formali (isolandoli) della conoscenza (puri o a priori). Parte più estesa della critica, essa si divide in:
- Estetica trascendentale: studia la sensibilità e le sue forme a priori di spazio e tempo. Su di essa si fonda la matematica.
- Logica trascendentale si divide in:
• Analitica trascendentale: studia l’intelletto e le sue forme a priori (12 categorie) fissandone la validità. Scioglie l’attività dell’intelletto negli elementi di base e nel loro uso. Su di essa si fonda la fisica.
• Dialettica trascendentale: studia la ragione e le idee di anima, mondo e Dio. Su di essa si fonda la metafisica.
2. Dottrina del metodo: determina l’uso possibile degli elementi a priori della conoscenza, cioè il metodo della conoscenza.
Trascendentali sono le proprietà universali che hanno in comune tutte le cose, Kant lo collega al significato di forma a priori (non proprietà della realtà in se ma una condizione che rende possibile la conoscenza della realtà fenomenica). Trascendentale è qualcosa che precede l’esperienza per renderne possibile la conoscenza. Il trascendentale non coincide con l’a priori (opposto empirico); trascendentale coincide con lo studio filosofico degli elementi a priori (conoscenza che si occupa del nostro modo di conoscere gli oggetti). Discipline filosofiche relative alle forme a priori.
RAGIONE = facoltà conoscitiva in generale (validità e limiti della ragione)
PURA = contiene i principi per conoscere qualcosa a priori.
La critica è un’analisi delle possibilità conoscitive dell’uomo (mappa filosofica sulla ragione).
La critica appare davanti al tribunale giudice e giudicato (nel titolo risulta oggettivo e soggettivo)

11. L’estetica trascendentale.
Studia la sensibilità e le sue forme a priori. Essa è:
1. Recettiva: accoglie (non genera) i propri contenuti per intuizione dalla realtà esterna o dall’esperienza interna.
2. Attiva: organizza il materiale delle sensazioni tramite (forme a priori):
- Spazio: fondamento di tutte le intuizioni esterne e del disporsi l’una accanto all’altro
- Tempo: fondamento dei nostri stati interni e del disporsi l’uno dopo l’altro (successione)
I dati del senso esterno ci giungono attraverso il senso internotempo (anche forma del senso esterno) = attraverso cui percepiamo tutti gli oggetti. Tutto è nel tempo (non nello spazio). Kant giustifica l’apriorità dello spazio e del tempo (argomenti teorici e matematici).
Vs visione: Kant
empiristica: spazio e tempo tratti dall’esperienza. Per fare un’esperienza bisogna presupporre le rappresentazioni di spazio e tempo
oggettivistica (Newton): spazio e tempo a sè stanti Se così fosse esisterebbero anche in assenza di oggetti in essi. Spazio e tempo sono dei quadri mentali a priori nei quali inseriamo i fenomeni.
Essi sono ideali rispetto alle cose in se stesse ma reali rispetto all’esperienza (idealità trascendentale e realtà empirica) [si avvicina per la dottrina come coordinate assolute (condizioni a priori del conoscere) dei fenomeni]
concettualistica: spazio e tempo esprimono i rapporti tra le cose Hanno natura intuitiva e non discorsiva (intuiamo i vari spazi come parti di un unico spazio). Intuizioni pure.
Nell’ “esposizione trascendentale” Kant giustifica l’apriorità dello spazio e del tempo mediante considerazioni matematiche. La matematica e la fisica sono scienze sintetiche (ampliano la conoscenza con costruzioni mentali oltre il già noto: 7+5=12) a priori (i teoremi non dipendono dall’esperienza) per eccellenza. Esse sono basate sulle intuizioni di spazio e tempo:
- Geometria: dimostra le proprietà delle figure mediante lo spazio
- Aritmetica: determina le proprietà delle serie numeriche mediante il tempo
La matematica è anche universale, necessaria e immutabile (valida per tutte le menti)
Come mai la matematica (costruzione mentale) vale anche per la natura? E ci permette di prevederla?
- Galileo: Dio creando geometrizza creando una struttura matematica.
- Kant: le matematiche possono essere applicate agli oggetti dell’esperienza fenomenica (nello spazio e nel tempoha una configurazione matematica).
La forma a priori di spazio è euclidea  i teoremi della geometria di Euclide
valgono per l’intero mondo fenomenico.

12. L’Analitica trascendentale.
Logica originale rispetto a quella tradizionale. Ha come oggetto d’indagine l’origine, l’estensione e la validità oggettiva delle conoscenze a priori (proprie dell’intelletto e della ragione). Sensibilità e intelletto sono indispensabili alla conoscenza
- no sensibilità = nessun oggetto verrebbe dato. Pensieri senza contenuto = vuoti.
- no intelletto = nessun oggetto verrebbe pensato. Intuizioni senza concetti = cieche.
1° parte “Analitica trascendentale” = “Analitica dei concetti”:
- intuizioni = affezioni (passive)
- concetti = funzioni (attive)dell’intelletto = ordinano e unificano diverse rappresentazioni sotto una comune. Essi possono essere:
1. empirici: ricavati dall’esperienza.
2. Puri: contenuti a priori nell’intelletto. Essi si identificando con le categorie (concetti basilari della mente che rappresentano le funzioni unificatrici dell’intelletto)(varie maniere con cui l’intelletto unifica a priori) che coincidono con i predicati primi (dove rientrano tutti i predicati possibili.
Le categorie
Aristotele Kant
- Valore ontologico e gnoseologico
- Le ha rinvenute in modo frammentario e casuale, no principio sistematico comune - Forme dell’essere e del pensiero, hanno un valore gnoseologico-trascendentale (rappresentano modi di funzionamento dell’intelletto che valgono solo per il fenomeno)
- Le ordina
Pensare per concetti = giudicare (attribuire un predicato a un soggetto) ci saranno tante categorie (predicati primi) quante sono le modalità di giudizio (maniere fondamentali per giudicare). Le categorie sono le maniere universali e necessarie mediante cui un predicato viene riferito ad un soggetto. Kant fa corrispondere ad ogni giudizio una categoria:


Tavola dei giudizi Tavola delle categorie
Quantità Universali Unità
Particolari Pluralità
Singolari Totalità
Qualità Affermativi Realtà
Negativi Negazione
infiniti Limitazione
Relazione Categorici Dell’inerenza e sussistenza (sostanza e accidente)
Ipotetici Della causalità e dipendenza (causa ed effetto)
Disgiuntivi Della comunanza (azione reciproca tra agente e paziente)
Modalità Problematici Possibilità – impossibilità
Assertori Esistenza – inesistenza
Apodittici Necessità – contingenza
“Deduzione (linguaggio giuridico: legittimità di diritto di una pretesa di fatto)(giustifica l’uso legittimo di esse e ne determina i limiti) trascendentale” presuppone il carattere finito dell’io e della conoscenza umana. Problema più difficile:
Perché le categorie (forme soggettive della mente) pretendono di valere anche per gli oggetti (natura non creata dall’intelletto)?
- Per lo spazio e il tempo (forme della sensibilità), il problema non c’è:un oggetto non può essere percepito senza di esse.
- Per le categorie: gli oggetti non devono sottostare necessariamente ad esse. La soluzione è articolata in vari punti:
1. L’unificazione del molteplice non deriva dalla molteplicità stessa (passiva) ma da una attività sintetica che ha sede nell’intelletto
2. Distinguendo tra l’unificazione (processo tramite cui avviene la sintesi del molteplice) e l’unità stessa (principio) individua la suprema unità fondatrice della conoscenza con il centro mentale unificatore (struttura mentale uomini, no psiche) identificato con l’ “io penso”(esso accompagna tutte le mie rappresentazioni)
3. L’attività dell’ “io penso” si attua grazie ai giudizi (modi concreti con cui il molteplice dell’intuizione è pensato)
4. I giudizi si basano sulle categorie (diverse maniere di agire dell’ “io penso”)
5. Gli oggetti non possono essere pensati se non vengono categorizzati
Tutti i pensieri presuppongono l’io penso + esso pensa tramite le categorie  tutti gli oggetti pensati presuppongono le categorie.
Ogni sintesi (rende possibile la percezione) è sottoposta alle categorie [condizioni della possibilità dell’esperienza (conoscenza mediante percezioni connesse) e valgono per tutti gli oggetti dell’esperienza]
“io penso”(autocoscienza, appercezione): principio supremo della conoscenza umana a cui ogni realtà deve sottostare per poter entrare nel campo dell’esperienza. Esso rappresenta ciò che rende possibile l’oggettività (universalità e necessità) del sapere (senza di esso ci sarebbe solo la soggettività). Non è l’io creatore, ma esso ha carattere formale ed è finito, è la semplice sensibilità dell’esperienza). Di esso abbiamo coscienza ma non conoscenza. Esso ordina la realtà preesistente che gli dà senso di esistere.
2° edizione della Critica: confutazione dell’idealismo (teoria che considera l’esistenza degli oggetti fuori di noi, dubbia e indimostrabile, falsa e impossibile) VS
- Cartesio (idealismo problematico): indubitabile solo l’io sono
- Berkeley (idealismo dogmatico): cose nello spazio ridotte a semplici idee
L’interiorità non può essere concepita senza l’esteriorità (io esisto nel tempo) poiché la nostra esperienza interna dipende da qualcosa di permanente che si trova al di fuori di essa.


Nell’analitica dei concetti Kant si è preoccupato delle categorie, nell’analitica dei principi indaga su come applicarle ai fenomeni, attraverso la dottrina dello schematismo mostra in concreto come l’intelletto condiziona la realtà fenomenica tramite le categorie (mostrato in generale nella deduzione trascendentale).
DOMANDA: Com’è possibile, in concreto, che l’intelletto condizioni le intuizioni e quindi gli oggetti sensibili? (in essa c’è il segreto della Critica)
RISPOSTA: l’intelletto, non potendo agire direttamente sugli oggetti, agisce indirettamente tramite il tempo (medium universale attraverso cui vengono percepiti gli oggetti) (intellettotempooggetti). Ciò avviene grazie all’immaginazione produttiva: l’intelletto determina il tempo secondo schemi che corrispondono alle categorie.
Lo schema è rappresentazione intuitiva di un concetto ed è diverso dall’immagine (lo schema di un cane non coincide con l’immagine sensibile ma con una “regola di base” grazie alla quale posso delineare il cane: quadrupede). Gli schemi trascendentali (categorie tradotte in un linguaggio temporale) sono la prefigurazione intuitiva delle categorie (ovvero le regole attraverso cui l’intelletto condiziona il tempo attraverso i propri concetti a priori).
Categorie di: Relazione Modalità Quantità Qualità


Schema: Sostanza = permanenza nel tempo Possibilità = esistenza in un tempo qualsiasi Numero (complessivo): addizione degli omogenei nel tempo Cosalità (complessivo): presenza, assenza e intensità dei fenomeni nel tempo
Causa-effetto = successione nel tempo Realtà = esistenza in un determinato tempo
Azione reciproca = simultaneità nel tempo Necessità = esistenza in ogni tempo
Con la teoria dello schematismo Kant ha mostrato come la mente non si limiti a ricevere la realtà attraverso il tempo ma riceva il tempo secondo determinate dimensioni che sono il corrispondente delle categorie. Con questa teoria Kant chiarisce perché gli oggetti (non creati dalla mente) nascano già sintonizzati con il nostro modo di pensare.
I principi dell’intelletto puro sono le regole (si identificano con le leggi supreme dell’esperienza e le proposizioni di fondo del sapere scientifico) di fondo tramite cui si applicano le categorie agli oggetti. Esse corrispondono ai 4 gruppi di categorie:
Relazione Modalità Quantità Qualità
Analogie dell’esperienza: affermano a priori che l’esperienza costituisce una trama necessaria di rapporti basata sui principi:
1. Della permanenza della sostanza (nel cambiamento dei fenomeni la sostanza resta e il quantum non varia)
2. Della causalità (i cambiamenti avvengono secondo la legge causa-effetto)
3. Dell’azione reciproca (le sostanze si trovano in un’azione reciproca universale)
Con analogia Kant vuole mostrare come i principi non si riferiscono ai singoli oggetti ma fungono da regole generali. Postulati del pensiero empirico in generale: mostrano che:
1. Ciò che è in accordo con le condizioni formali dell’esperienza è possibile
2. Ciò che è connesso con le condizioni materiali dell’esperienza è reale
3. Ciò la cui connessione col reale è determinata mediante le condizioni universali dell’esperienza esiste necessariamente. Assiomi dell’intuizione: affermano a priori che tutti i fenomeni intuiti costituiscono le quantità estensive (conosciuto mediante la sintesi delle sue parti)(giustificano l’applicazione della matematica all’esperienza) Anticipazioni della percezione: affermano a priori che ogni fenomeno percepito ha una quantità intensiva. Tutte le sensazioni sono date a posteriori ma grazie al loro grado si possono conoscere a priori
Questa dottrina coincide con quella dell’io come legislatore della natura (massima espressione della “rivoluzione copernicana” di Kant). Per natura in generale si intende la conformità a leggi dei fenomeni (ordine necessario e universale alla base dell’insieme di tutti i fenomeni) esso non deriva dall’esperienza ma dall’io pensante e le forme a priori. L’io penso e le categorie possono solo rivelare la natura in generale (regolarità dei fenomeni nello spazio e nel tempo) e le leggi particolari (dove si esprime questa regolarità) possono essere ricavate dall’esperienza (no categorie). L’io, essendo il fondamento della natura è anche il fondamento della scienza che la studia. I pilastri ultimi della fisica (che si identificano con i principi dell’intelletto puro) poggiano sui giudizi sintetici a priori della mente che derivano dalle intuizioni pure di spazio e tempo e dalle 12 categorie. La gnoseologia di Kant si configura come la scienza del metodo galileiano-newtoniana e come il tentativo di giustificarne filosoficamente i principi base contro lo scetticismo di Hume. Hume credeva che l’esperienza potesse smentire la verità su cui si regge la scienza mentre Kant crede che ciò sia impossibile poiché l’esperienza (condizionata dalle categorie e dall’io penso) non può smentire i principi che ne derivano perciò le leggi della natura non potranno mai essere smentite dall’esperienza.
Kant trova la garanzia ultima della conoscenza nella mente dell’uomo (no in Dio o oggetti) e fonda l’oggettività nel cuore stesso della soggettività. La rivoluzione copernicana di Kant è consistita nel:
- Fondare sul soggetto e non sull’oggetto
- Intendere il fondamento del sapere in termini di possibilità e limiti conformemente al modo d’essere dell’uomo (ente pensante finito)
La validità delle categorie deriva dai loro limiti. Le idee di Kant sono nette ed inequivocabili: le categorie (=facoltà logica di unire il molteplice della sensibilità) funzionano solo in rapporto al materiale che esse organizzano (in connessione alle intuizioni spazio-temporali) e considerate di per se (non riempite dai dati provenienti dal senso interno/esterno) sono vuote perciò risultano operanti solo in relazione al fenomeno (=oggetto proprio della conoscenza umana)(sintesi elemento formale e materiale). Quindi il conoscersi per Kant non può estendersi al di là dell’esperienza poiché se una conoscenza non si riferisce ad un’esperienza possibile non si può ritenere tale ma solo un pensiero vuoto. Questo principio distingue il pensare dal conoscere e non attribuisce alle categorie un uso trascendentale ma solo un uso empirico che le riferisce ai fenomeni (oggetti di un’esperienza determinata). La delimitazione della conoscenza al fenomeno (ovvero alla scienza) rimanda alla nozione di “cosa in se” (inconoscibile e gnoseologia criticistica). Kant non ha ridotto la realtà del fenomeno (se c’è un per-noi, c’è anche un in-sé. Una x meta-fenomenica che si fenomenizza in rapporto a noi). La cosa in sé è il presupposto interno del discorso gnoseologico di Kant: quando l’essere si dà a noi attraverso le forme a priori si deve distinguere tra fenomeno e cosa in sé. Inoltre, per Kant, la conoscenza umana è limitata al fenomeno poiché il noumeno (cosa in sé, realtà pensabile) non può essere oggetto di un’esperienza. Kant ha distinto il noumeno in:
- Significato positivo = quando è oggetto di un’intuizione non sensibile (conoscenza extra-fenomenica a noi preclusa, propria di un intelletto divino dotato di un’intuizione intellettuale)
- Significato negativo = quando è concetto di una cosa in sé (una X che non può entrare in rapporto conoscitivo con noi ed essere oggetto della nostra intuizione sensibile). Unico che possiamo legittimamente adoperare, la cosa in se è un concetto-limite che delimita le nostre pretese conoscitive.
Il noumeno (idea di cosa in se) è un promemoria critico che circoscrive
- le pretese della sensibilità (ricordandoci che ciò che viene dato nell’intuizione spazio temporale non è la realtà in assoluto)
- le arroganze dell’intelletto (ricordandoci che non più conoscere le cose in sé ma solo pensarle sotto forma di X ignote
La conoscenza scientifica è paragonata a un’isola, il desiderio di varcare le soglie dell’esperienza a un navigante che vuole scoprire nuove terre e l’oceano alla metafisica (nebbia e ghiaccio illudono su nuove terre)
Kant distingue l’esperienza in due accezioni:
1. indica l’intuizione sensibile (il materiale e la fonte della conoscenza sensibile): ogni conoscenza inizia con l’esperienza
2. indica la totalità della conoscenza fenomenica: l’esperienza è l’organizzazione (che sottintende le forme a priori che la rendono possibile) complessiva della conoscenza (sistema organizzato di forma e materia)
quando Kant parla dell’a priori si riferisce alla 1, quando parla di esperienza in generale o possibile alla 2.

13. La dialettica trascendentale.
Nell’analitica e nell’estetica Kant ha risposto alla prima parte del suo programma: come è possibile il sapere scientifico. Nella dialettica (logica dell’apparenza, inganni della ragione = risposta negativa) affronta la seconda parte: se la metafisica sia una scienza. Dialettica ha un senso:
- Positivo = Platone: scienza delle idee, Stoici e medioevo: logica
- Negativo = Aristotele: arte sofistica
Kant lo intende negativamente come l’analisi e lo smascheramento dei ragionamenti fallaci della metafisica. Essa è infondata ma anche un’esigenza naturale e inevitabile della mente umana e la filosofia vuole chiarirne la genesi. La metafisica è un parto della ragione (facoltà logica di unificare i dati sensibili tramite le categorie, può pensare anche senza dati come la colomba che immagina di poter volare anche senza aria che è sia il limite al suo volo che la condizione senza la quale precipiterebbe). Il voler andare oltre l’esperienza è dovuta alla tendenza all’incondizionato e alla totalità: la ragione è attratta verso il regno dell’assoluto e verso una spiegazione globale di ciò che esiste che fa leva su 3 idee trascendentali proprie della ragione che unifica:
1. I dati del senso interno mediante l’idea di anima (io penso): idea della totalità assoluta dei fenomeni interni
2. I dati del senso esterno mediante l’idea di mondo (cosa in se): idea della totalità assoluta dei fenomeni esterni
3. I dati interni ed esterni mediante l’idea di Dio (oggetto teologia razionale): totalità di tutte le totalità e fondamento di tutto ciò che esiste.
L’errore della metafisica consiste nell’unificare queste 3 esigenze mentali di unificazione dell’esperienza in realtà (dimenticando che non abbiamo a che fare con la cosa in se ma con la realtà non oltrepassabile del fenomeno) i metafisici sono come i navigatori degli oceani burrascosi in cerca di nuovi insediamenti. La Dialettica è lo studio critico della metafisica (avventure e fallimenti del pensiero quando va oltre l’esperienza) guidato dall’illusione che non cessa anche quando ne è cosciente come all’astronomo la Luna appare più grande al suo levarsi nonostante sappia che nella realtà non muta. Per dimostrare l’infondatezza della metafisica, Kant, prende in considerazione le scienze che ne costituiscono l’ossatura:
1. Psicologia razionale (studia l’anima) o metafisica è basata su un ragionamento errato che applica la categoria di sostanza all’io penso trasformandola nell’anima (realtà permanente). L’io penso, per Kant non è un oggetto empirico ma un’unità formale e sconosciuta a cui non possiamo applicare una categoria. L’equivoco di base sta nell’identificare con un’anima “immateriale”, “incorruttibile”, “personale”, “spirituale” e “immortale” la condizione formale suprema dell’esperienza. Per Kant non si può conoscere l’io noumenico (in se stesso) ma l’io fenomenico (come appare a noi stessi tramite le forme a priori)
2. Cosmologia razionale (studia il mondo) pretende di usare la nozione di mondo (totalità assoluta dei fenomeni cosmici) è destinata a fallire poiché la totalità dell’esperienza non è mai un’esperienza (noi possiamo sperimentare i vari fenomeni singolarmente, non la generalmente). Quando i metafisici pretendono di fare un discorso sul mondo cadono nelle antinomie (conflitti della ragione) che si concretizzano in coppie di affermazioni opposte dove una afferma (tesi: presentano un concetto troppo piccolo per l’intelletto) e l’altra nega (antitesi: presentano un concetto troppo grande per l’intelletto) tra le quali non si può decidere perché possono essere entrambe razionalmente dimostrate
TESI (vicine alla metafisica e al razionalismo) ANTITESI (vicine all’empirismo e alla scienza)
Quantità il mondo ha dei limiti spazio-temporali Il mondo è infinito secondo lo spazio e il tempo
Qualità Tutto è semplice Tutto è composto
Relazione Dio ha creato al di là delle cause efficienti, con libertà Dio a creato secondo le cause efficienti, no libertà
Modalità Esistenza di Dio (essere necessario) No esistenza di Dio (tutto è contingente)
1-2: matematiche, si elidono a vicenda , 3-4: dinamiche, possono essere vere se riferite al noumeno. Non potendo scegliere tra una o l’altra tesi le antinomie dimostrano l’illegittimità dell’idea di mondo.
3. Teologia razionale o naturale, studia Dio, risulta priva di valore conoscitivo. Dio per Kant rappresenta l’ideale della ragion pura, il supremo “modello” personificato di ogni realtà o perfezione chiamato Ens realissimum (essere da cui derivano tutti gli altri). Non sapendo nulla circa la sua realtà effettiva la storia ha elaborato varie prove che Kant raggruppa in 3 classi:
a) Prova ontologica (S. Anselmo ma Kant assume nella forma cartesiana) [le altre possono essere sussunte] l’esistenza di Dio deriva dal semplice concetto di Dio come essere perfetto. Kant obietta che non è possibile saltare dal piano della possibilità logica a quello della realtà ontologica poiché l’esistenza è qualcosa che si può constatare solo empiricamente e non dedurre intellettualmente (l’esistenza non è un predicato e può essere ricavato solo mediante l’esperienza) la differenza tra 100 talleri (monete) reali e 100 pensate non sta nelle loro proprietà concettuali ma nella loro esistenza. Per conferire esistenza bisogna uscire dal concetto. Quindi questa prova è contraddittoria (nell’idea di Dio assume quell’esistenza che vorrebbe dimostrare) o impossibile (vuole derivare da un’idea una realtà).
b) Prova cosmologica (fulcro vie tomistiche) [distinzione tra contingente e necessario] afferma che se qualcosa esiste deve esistere anche qualcosa di assolutamente necessario. Il primo limite a questo sta nell’uso illegittimo del principio di causa (regola con cui connettiamo i fenomeni tra loro e che non può servire a connettere i fenomeni con qualcosa che non lo è) che partendo dall’esperienza pretende di andarne oltre. Il secondo limite sta nel fondarsi su varie forzature logiche che ricadono nella prova ontologica: pretende di dimostrare delle realtà attraverso semplici idee forzatamente legate tra loro. La prova cosmologica implica la logica di quella ontologica e pretende di far scaturire delle esistenze. Ma questo “gioco di prestigio” può ingannare solo gli inesperti.
c) Prova fisico-teologica l’ordine, la finalità e la bellezza del mondo sono indici dell’esistenza di Dio. (più antica, chiara e adatta alla ragione: illuministi orologiaio che fa gli orologi) anch’essa presenta forzature logiche. Partendo dall’esperienza dell’ordine del mondo pretende di elevarsi all’idea di una causa ordinatrice trascendente quando l’ordine della Natura potrebbe essere la conseguenza stessa delle sue leggi. Bisogna concepire Dio come causa dell’ordine del mondo (Architetto) e come causa del mondo stesso (Creatore) ricadendo nella prova cosmologica (b) che ricade in quella ontologica (b). Questa prova pretende, anche, di stabilire l’esistenza di una causa infinita e perfetta sulla base di un ordine cosmico, ma i suoi attributi sono indeterminati e relativi e non autorizzano a passare dal finito all’infinito e quindi a sostenere che la causa di tutto è infinita e perfetta. Anch’essa parte dall’esperienza per poi allontanarsene.
Queste critiche sono connesse alla gnoseologia della Ragion pura ma sono anche indipendenti da essa, con esse Kant non ha voluto negare Dio ma mettere in discussione la sua dimostrabilità razionale e metafisica. Kant è agnostico: la ragione umana non può dimostrare né l’esistenza né l’inesistenza di Dio.
Le idee della ragion pura devono avere no un uso costitutivo (non servono a conoscere nessun oggetto possibile) ma regolativo e indirizzare la ricerca intellettuale verso l’unità totale che rappresentano. Infatti l’idea dà all’esperienza massima estensione ed unità sistematica.
o L’idea psicologica cerca legami fra tutti i fenomeni del senso interno e rintraccia maggiore unità come se fossero manifestazioni di una sostanza semplice
o L’idea cosmologica passa da un fenomeno naturale all’altro come se la totalità dei fenomeni costituisse un solo mondo
o L’idea teologica indica a tutta l’esperienza un ideale di perfetta organizzazione sistematica che non raggiungerà mai ma che perseguirà sempre come se dipendesse da un unico creatore.
Le idee cesseranno di valere dogmaticamente come realtà e varranno problematicamente come condizioni che impegnano l’uomo nella ricerca naturale.


CRITICA DELLA RAGION PRATICA
1. La ragion pura pratica e i compiti della nuova Critica.
La ragione serve a dirigere la conoscenza e l’azione ed accanto alla ragione teoretica abbiamo la ragione pratica che Kant distingue tra una ragione pura pratica (indipendente dall’esperienza e dalla sensibilità) e empirica pratica (sulla base dell’esperienza e della sensibilità). La dimensione della moralità si identifica con quella della ragion pura pratica e Kant, nella Critica della ragion pratica, distingue quando la ragione è pratica e pura da quando è pratica e non pura. Questa critica non è della ragion pura pratica come la prima che era della ragion pura teoretica poiché quest’ultima doveva essere criticata anche nella sua parte pura mentre quella pratica no poiché:
- Quella pura obbedisce ad una legge universale
- Quella non pura è legata all’esperienza
La critica della ragion pratica (critica il restar legata sempre e solo all’esperienza) è capovolta rispetto a quella della ragion pura (critica le pretese della ragione teoretica di trascendere dall’esperienza). Questa opera vuole stabilire che la ragione pura può essere pratica ma che essa è pratica in modo incondizionato per questo bisogna condurre una ragione pratica in generale poiché la ragione pura non richiede alcuna critica. La critica della ragion pratica ha l’obbligo di contestare alla ragione condizionata empiricamente la pretesa di costituire il motivo determinante della volontà. La ragion pura pratica deve essere illustrata nelle sue strutture e funzioni ma non viene privata dei suoi limiti (pur non avendo bisogno di una critica)(la morale risulta segnata dalla finitudine dell’uomo e necessita di essere salvaguardata dal fanatismo ovvero l’identificarsi con un essere infinito. La ragione morale è di un essere pensante finito e condizionato, il condizionamento che la finitudine umana introduce nel campo morale è dato dal fatto che la ragione incontra la resistenza della natura sensibile dell’uomo che obbliga la legge morale ad assumere la forma del dovere.

2.Realtà e assolutezza della legge morale.
Nella Critica della ragion pratica muove all’idea dell’esistenza di una legge etica assoluta che il filosofo deve constatare (non dedurre). Sulla sua esistenza non ha dubbi, poiché, essa, o è una chimera (l’uomo agisce in virtù delle inclinazioni naturali) o, se esiste, è incondizionata presupponendo una ragion pratica pura capace di svincolarsi dalle inclinazioni sensibili e guidare la condotta in modo stabile. La tesi dell’assolutezza della morale implica 2 concetti di fondo:
1. Libertà dell’agire
2. Validità universale e necessaria della legge
Essendo incondizionata la morale implica la capacità umana di autodeterminarsi al di là dell’istinto dove la libertà è il primo postulato della vita etica. La libertà e la legge pratica sono reciprocamente connesse. Essendo indipendente dagli impulsi essa è anche universale e necessaria ovvero uguale a se stessa in ogni tempo e luogo. Il fulcro dell’analisi etica di Kant può essere considerata l’equazione: moralità = incondizionatezza = libertà = universalità e necessità e la chiave per capire gli attributi essenziali che il filosofo riferisce alla legge morale: categoricità, formalità, disinteresse e autonomia. Per Kant la morale è ab-soluta (in grado di de-condizionarsi dai dall’istinto) e si trova tra ragione e sensibilità:
- Se l’uomo fosse solo sensibilità (animale e impulsivo) essa non esisterebbe poiché si agirebbe per istinto
- Se l’uomo fosse pura ragione essa perderebbe di senso poiché l’uomo si troverebbe sempre nella “santità” etica ovvero in perfetta adeguazione alla legge
La bidimensionalità dell’uomo permette alla morale di diventare dovere concretizzandosi in una lotta permanente tra ragione e impulsi. Da ciò deriva la natura finita (limitata e imperfetta) dell’uomo che può agire secondo o contro la legge. Se nella Ragion pura il tema dominante è la polemica contro la ragione che vuole superare i limiti della conoscenza, nella Ragion pratica è la polemica contro il fanatismo morale (volontà di trasgredire i limiti della condotta umana) sostituendo alla virtù la santità di un creduto possesso della perfezione etica. Anche quest’ultima si divide in:
- Dottrina degli elementi: tratta degli elementi della morale
o Analitica: esposizione della regola dell’etica (ordine opposto alla ragion pura: si procede dai principi ai concetti per poi arrivare ai sensi)
o Dialettica: esposizione e soluzione dell’antinomi della ragione
- Dottrina del metodo: metodo in cui le leggi morali possono accedere all’animo umano (come rendere soggettivamente pratica la ragione oggettivamente pratica): importanza dell’educazione, buoni esempi e capacità di giudicare in modo retto

3. La “categoricità” dell’imperativo morale.
Kant distingue i principi pratici che regolano la nostra volontà in:
- Massime: prescrizione di valore soggettivo (alzarsi per fare ginnastica) valida solo per l’individuo che la sceglie
- Imperativi: prescrizione di valore oggettivo che vale per tutti. Essi si dividono in:
• Ipotetici: prescrivono mezzi in vista di fini e hanno la forma se…devi (se vuoi avere buoni voti devi impegnarti costantemente) essi si dividono in:
 Regole dell’abilità: illustrano norme tipiche per raggiungere uno scopo (procedure per essere buon medico)
 Consigli della prudenza: forniscono mezzi per ottenere benessere e felicità (manuali di salute)
• Categorici: ordina il dovere in modo incondizionato, a prescindere dallo scopo e ha la forma del devi puro.
Essendo la morale indipendente dagli impulsi sensibili e dalle circostanze mutevoli essa non potrà risiedere negli imperativi ipotetici che sono condizionati e variabili. Solo l’imperativo categorico ha i connotati della legge, di un comando che vale per tutte le persone e circostanze. Quindi (poiché assoluto, universale e necessario) solo esso ha in se stesso i marchi della moralità. Il suo compito è far rispettare la legge e si concretizza nella prescrizione di agire secondo una massima che può valere per tutti. Da ciò la formula:
- Agisci in modo che la massima della tua volontà possa valere sempre nello stesso tempo come principio di una legislazione universale
Quindi l’imperativo categorico, che si identifica con la ragione stessa, è il comando che prescrive di tener sempre presenti gli altri e ci dice che un comportamento è morale se la sua massima è universalizzabile (chi mente compie un atto immorale poiché se venisse universalizzato i rapporti umani sarebbero impossibili).
Le altre due sono state enunciate nella “Fondazione della metafisica dei costumi”:
- Agisci in modo da trattare l’umanità anche come fine e mai semplicemente come mezzo (rispettare la dignità umana e non ridurre il prossimo a te stesso per egoismo o passioni)
- Agisci in modo tale che la volontà possa considerare se stessa come universalmente legislatrice. (ripete, in parte, la prima ma sottolinea l’autonomia della volontà chiarendo che il comando non è un imperativo esterno ma il frutto della volontà razionale che ci fa obbedire a noi stessi: auto legislatori)

4.La “formalità” della legge e il dovere
La legge non ci dice cosa dobbiamo fare ma come dobbiamo fare ciò che facciamo. L’imperativo etico non può essere una casistica concreta di precetti ma una legge formale-universale che spinge ad agire tenendo presente gli altri rispettando la dignità umana, poi sta a noi concretizzare la legge nei vari casi. Le norme etiche sono sempre fondate e mai fondanti poiché esistono solo in funzione di esso. Il carattere formale della legge morale e quello anti-utilitaristico dell’imperativo etico si uniscono: se la legge ordinasse di agire per un fine si ridurrebbe a imperativi ipotetici compromettendo la propria libertà poiché non sarebbe dettata dalla volontà e metterebbe in forse la propria universalità. È importante, per Kant, il dovere per il dovere ovvero obbedire alla legge solo per rispetto e non per personali inclinazioni o risultati. Quindi noi dobbiamo agire non per la felicità ma per il dovere, da ciò il rigorismo kantiano che esclude dall’etica emozioni e sentimenti (che sviano la morale), la sua morale contrasta con ogni morale sentimentalistica. Il rispetto per la legge è un sentimento a priori che fa tacere tutti gli altri e porta al diritto di cittadinanza. Il dovere per il dovere rispettando la legge è importante per l’esistenza della moralità e della virtù e per non passare alla legalità. Per Kant la morale implica una partecipazione interiore (potrebbe scaturire in legalità o autocompiacimento), quindi non è morale ciò che si fa ma l’intenzione con cui lo si fa, poiché la volontà buona è l’unica cosa buona al mondo. Il dovere e la volontà buona innalzano l’uomo al di sopra del mondo sensibile (dove vige la legge naturale) facendolo partecipare a quello intellegibile (dove vige la libertà). Ciò non significa l’abbandono della sensibilità e l’eliminazione di ogni legame col mondo sensibile poiché l’uomo afferma la sua noumenicità in virtù della sua fenomenicità poiché il mondo sovrasensibile esiste come forma del mondo sensibile.

5.L“autonomia” della legge e la rivoluzione copernicana morale.
Le varie determinazioni della legge etica convergono in quella dell’autonomia. La rivoluzione copernicana morale, di Kant, consiste nell’aver posto nell’uomo e nella sua ragione il fondamento dell’etica per salvaguardarne libertà e purezza. La libertà risiede:
- In senso negativo nell’indipendenza della volontà dalle inclinazioni
- In senso positivo si identifica con la sua capacità di autodeterminarsi che permette all’umanità di essere norma a se stessa
Kant polemizza contro le morali eteronome (pongono il dovere in forze esterne all’uomo facendo scaturire la morale da principi materiali). Kant riassume i diversi motivi etici, teorizzati dai filosofi, in una tabella:
SOGGETTIVI OGGETTIVI
Esterni Interni Esterni Interni
Dell’educazione Del governo civile Del sentimento fisico Del sentimento morale Della perfezione Della volontà di Dio
Kant individua i limiti di ognuna poiché non riescono a preservare l’incondizionatezza della legge morale e degli attributi in cui si concretizza:
- Se i motivi della morale fossero l’educazione, la società, il piacere fisico o il sentimento della benevolenza l’azione non sarebbe più libera ed universale poiché queste realtà sarebbero fattori determinanti e mutevoli, forze necessitanti e soggette al cambiamento; questi motivi potrebbero spiegare la presenza della moralità negli uomini ma non il carattere obbligatorio della legge morale.
- Cadremmo negli stessi inconvenienti se i motivi stessero:
o nell’ideale di perfezione: è un’idea vuota a meno che non venga identificata con quella di perfezione morale ma si arriverebbe ad una tautologia ed equivale a dire che la moralità risiede nella moralità
o in Dio (indeterminata) per cui viene determinata sottobanco: in virtù della perfezione etica dicendo che Dio è la perfezione morale che l’uomo deve seguire (la morale consiste nel seguire la morale o determinata in modo volontaristico) e la morale cessa di essere libera poiché è frutto di una costrizione o per paura di punizioni. Anche la morale teologica va contro gli attributi di libertà e universalità che costituiscono il mondo morale.
Il modello etico di Kant si distingue dai sistemi morali del razionalismo e dell’empirismo
razionalismo empirismo
Cosa dicono pur fondando la morale sulla ragione dipendeva dalla metafisica pur sganciando la morale dalla metafisica era connessa al sentimento
Contrasto Kant La morale si basa solo sull’uomo e sulla dignità di essere razionale finito e non dipende da conoscenze metafisiche preesistenti La morale si basa solo sulla ragione poiché il sentimento è troppo fragile e soggettivo per essere la base di un “edificio etico”
Il kantismo non nasce da una sintesi tra razionalismo ed empirismo ma da un continuo misurarsi con le diverse espressioni della filosofia moderna che produce un pensiero originale irriducibile a quelle precedenti. Il tema dell’autonomia morale, escludendo ogni causa determinante esterna alla condotta, scioglie il paradosso della ragion pratica: non sono i concetti di bene e male a fondare la legge etica ma il contrario. La rivoluzione copernicana morale di Kant rende l’uomo unico legislatore del suo comportamento.

6.La teoria dei “postulati” pratici e la fede morale.
Nella “Dialettica” della Ragion pratica Kant prende in considerazione l’assoluto morale o il sommo bene. La felicità non può mai essere il motivo del volere poiché metterebbe in forse l’incondizionatezza della legge etica. La virtù, pur essendo il bene supremo, non è ancora quel sommo bene a cui tende la nostra natura che consiste nell’addizione tra felicità e virtù. Introducendo il concetto del sommo bene, Kant, non contraddice il carattere autonomo della morale poiché bisogna pensare che l’uomo possa essere anche degno di felicità pur agendo per dovere. Ma in questo mondo virtù e felicità non sono mai unite poiché lo sforzo di essere virtuosi e la ricerca della felicità sono 2 azioni opposte. Quindi virtù e felicità costituiscono l’antinomia etica per eccellenza e mostra come i filosofi greci abbiano tentato di risolverla (la felicità nella virtù: Stoici; la virtù nella felicità: Epicurei) per Kant l’unico modo per uscirne è postulare un mondo dell’aldilà in cui possa realizzarsi ciò che qui è impossibile: virtù=felicità. Kant trae il termine postulato (principi che pur essendo indimostrabili vengono accolti per rendere possibili verità geometriche) dalla matematica ed indicano quelle proposizioni teoretiche non dimostrabili che hanno a che fare con la legge morale. I postulati tipici sono:
- l’immortalità dell’anima: poiché solo la santità (conformità completa della volontà alla legge) rende degni del sommo bene e poiché la santità non è mai realizzabile nel nostro mondo si deve ammettere che l’uomo oltre al tempo finito dell’esistenza dispone anche di un tempo infinito verso la santità.
- l’esistenza di Dio: la realizzazione della felicità proporzionata alla virtù porta a credere in una volontà santa ed onnipotente che fa corrispondere la realtà al merito.
- La libertà: è condizione stessa dell’etica che presuppone che si può agire o no conformemente al dovere e che quindi si è liberi, se c’è la morale deve esserci la libertà.
Quest’ultimo si colloca su un piano oggettivamente diverso dagli altri poiché pur non sapendo cosa sia la libertà possiamo dire che essa esiste, mentre per gli altri due non possiamo dire né che cosa siano né che siano. La libertà è la condizione stessa dell’etica, l’immortalità e Dio rappresentano condizioni ipotetiche. Postulati sono soprattutto quelli religiosi. Kant classifica tra i postulati anche la libertà poiché ritiene che un’autocausalità non possa essere scientificamente provata poiché il mondo dell’esperienza si regge sul principio di causa-effetto.

7. Il “primato” della ragion pratica
La teoria dei postulati porta al “primato della ragion pratica” (prevalenza dell’interesse pratico su quello teoretico e la ragione ammette proposizioni che non potrebbe ammettere nel suo uso teoretico) tuttavia i postulati non possono valere come conoscenze. Le condizioni di validità della Ragion pratica portano alla speranza dell’esistenza di Dio e dell’immortalità dell’anima. Se i postulati fossero verità dimostrate o delle certezze comunque intese la morale scivolerebbe verso l’eteronomia e sarebbe la religione a fondare la morale. Rovesciando il rapporto tradizionale tra morale e religione Kant sostiene è la morale, sotto forma di postulati, a fondare la religione non viceversa. Dio non sta alla base della vita morale ma alla fine come possibile completamento. Kant dice che:
- La morale (si fonda sulla libertà dell’uomo) non ha bisogno dell’idea di un essere superiore per conoscere il proprio dovere né di un altro movente (sostegno della religione) ma è autosufficiente grazie alla ragion pratica pura.
- La morale conduce inevitabilmente alla religione, poiché da una volontà moralmente perfetta e onnipotente possiamo sperare quel sommo bene.
Con la teoria dei postulati, Kant, ha eliminato l’antinomia dell’etica, integrandola in una fede razionale. Tuttavia ciò delineo un dualismo platonizzante e spezza la realtà e l’uomo in due:
1. Mondo fenomenico della scienza, uomo fenomenico delle inclinazioni.
2. Mondo noumenico dell’etica, uomo noumenico della libertà e del dovere.
dalla consapevolezza di questo dualismo nasce la Critica del Giudizio.


CRITICA DEL GIUDIZIO
1. Il problema e la struttura dell’opera
Affiora una visione della realtà in termini indeterministici e finalistici dove si premette come condizione della morale la libertà dell’uomo e l’esistenza di Dio. Troviamo 2 mondi diversi:
- Fenomenico e deterministico conosciuto dalla scienza
- Noumenico e finalistico postulato dall’etica.
Nella Critica del Giudizio Kant studia il sentimento che va inteso come peculiare facoltà mediante cui l’uomo fa esperienza della finalità del reale. [Ciò non significa che la critica della ragion pura è la tesi, della ragion pratica l’antitesi e del giudizio la sintesi]. Il sentimento, pur mostrandosi in termini di finalità e libertà, rappresenta un’esigenza umana che non ha valore conoscitivo o teoretico. Il sentimento permette l’incontro tra i due mondi, non la conciliazione che implicherebbe l’oggettività, mentre questo è un accordo soggettivo. Per Kant i giudizi, che si contrappongono, sono:
RIFLETTENTI (giudizi sentimentali) DETERMINANTI(giudizi conoscitivi e scientifici)
riflettono su una natura già costituita mediante quelli determinanti e la apprendono attraverso le nostre esigenze universali studiati nella ragion pura e determinano gli oggetti fenomenici
l’universale va cercato partendo dal particolare l’universale o il concetto è già dato dalle forme a priori
Esprimono un bisogno tipico dell’uomo oggettivi e scientificamente validi
La Critica del Giudizio diventa un’analisi dei giudizi riflettenti (intermedi tra intelletto e ragione, tra conoscenza e morale). I due tipi fondamentali di giudizio riflettente (entrambi giudizi sentimentali puri, derivanti dalla mente. Differiscono al rimando al finalismo) sono:
ESTETICO (sulla bellezza) TEOLOGICO (sui fini della natura)
viviamo immediatamente o intuitivamente la finalità della natura. pensiamo concettualmente la finalità della natura mediante la nozione di fine
finalità esprime un venir incontro dell’oggetto alle aspettative estetiche del soggetto La finalità esprime un carattere proprio dell’oggetto
il principio di finalità riguarda il rapporto armonia che si instaura tra oggetto e rappresentazione dell’oggetto il principio di finalità riguarda un ordine finalistico interno alla natura stessa
finalità soggettiva o formale finalità oggettiva o reale
Anche il giudizio teologico esprime un’esigenza umana (bisogno soggettivo della nostra mente di rappresentarsi in modo finalistico l’ordine delle cose) ciò non esclude che i giudizi riflettenti possano avere una funzione della ricerca regolativa ed epistemologica.
La Critica del Giudizio si divide in:
- Critica del Giudizio estetico che si divide in:
o Analitica del Giudizio estetico (tratta del bello e del sublime)
o Dialettica del Giudizio estetico (tratta dell’antinomia del gusto)
- Critica del Giudizio teologico che si divide in:
o Analitica del Giudizio teologico (tratta del Giudizio sulla finalità della natura)
o Dialettica del Giudizio teologico (tratta dell’antinomia del Giudizio)
- In aggiunta troviamo la Metodologia del Giudizio teologico.

2. L’analisi del bello e i caratteri specifici del giudizio estetico.
Il termine “estetica” significa “dottrina dell’arte e della bellezza” , dopo aver spiegato che bello è ciò che piace nel giudizio di gusto, Kant chiarisce la natura del giudizio estetico dividendolo secondo la tavola delle categorie e definisce 4 definizioni di bellezza:


QUALITA’ QUANTITA’ RELAZIONE MODALITA’
Il bello è l’oggetto di un piacere senza alcun interesse Il bello è ciò che piace universalmente, senza concetto La bellezza è percepita come finalità senza scopo Il bello è ciò che, senza concetto, è riconosciuto come oggetto di un piacere necessario
I giudizi estetici sono contemplativi e disinteressati, non si curano dell’esistenza o del possesso degli oggetti ma solo della loro immagine e rappresentazione (un campo di grano conta per interesse per il guadagno, per l’estetica per l’immagine di bellezza che offre) I giudizi estetici pretendono l’universalità (esige che il piacere sia condiviso da tutti) senza che il bello sia sottomesso a qualche concetto o esprima un piacere dipendente da una conoscenza. L’armonia degli oggetti belli, pur esprimendo una finalità (accordo formale delle parti tra di loro), non soggiace ad uno scopo determinato Il giudizio estetico appare come qualcosa su cui tutti devono essere d’accordo che non può esprimersi tramite giudizi scientifici (concetti o regole logiche) poiché il bello è qualcosa che ognuno percepisce intuitivamente e non si può spiegare intellettualmente (un tramonto sulla neve è bello). Si presuppone che ognuno sia d’accordo senza poter esprimere tale emozione concettualmente
Una cosa è bella perché bella non perché obbedisce ad interessi esterni. Il giudizio di gusto è sentimentale poiché è vissuto spontaneamente non giudicato attraverso ragionamenti o concetti. La bellezza è un libero e vissuto gioco di armonie formali che non rimanda a concetti precisi e non è imprigionabile in schemi conoscitivi L’educazione alla bellezza non risiede in un manuale tecnico sull’argomento ma solo nella contemplazione delle cose belle elevate al grado di esemplari della bellezza

3. L’universalità del giudizio estetico.
I caratteri del giudizio estetico sono il disinteresse e la pretesa dell’universalità. Con universalità, Kant, vuole affermare che nel giudizio estetico la bellezza è qualcosa che deve essere condivisa da tutti. Se noi giudichiamo bello qualcosa non permettiamo a nessuno il contrario ma pretendiamo che il consenso di tutti. Per comprendere ciò bisogna considerare 2 cose:
Kant distingue tra campo del: Kant distingue tra:
piacevole (ciò che piace ai sensi nella sensazione) piacere estetico (sentimento provocato dall’immagine della cosa che definiamo bella) Bellezza libera (viene appresa senza nessun concetto) Bellezza aderente (implica il riferimento ad un modello o concetto della perfezione dell’oggetto definito bello
dà luogo ai giudizi estetici empirici che scaturiscono dalle attrattive delle cose sui sensi, legati alle inclinazioni individuali e privi di universalità. Quando la bellezza è solo attrattiva fisica (muove i sensi e non lo spirito) il piacere estetico è inquinato nella sua purezza e quindi soggettivo. è qualcosa di puro che si concretizza nei giudizi estetici puri che scaturiscono solo dalla contemplazione della forma di un oggetto. I giudizi di questo tipo hanno la pretesa dell’universalità poiché non sono soggetti a condizionamenti di vario tipo. La bellezza pretende dagli altri il piacere come se il bello fosse una qualità della cosa, ciò accade di fronte certi fenomeni della natura. giudizi estetici puri e perciò universali giudizi complicati da considerazioni intellettuali o pratiche che possono variare attraverso tempi e civiltà.
I giudizi estetici puro costituiscono una fascia oggettivamente ristretta di tutti i giudizi umani sul bello.

4. La giustificazione dell’universalità del giudizio di gusto e la rivoluzione copernicana estetica.
Kant afferma che il giudizio estetico nasce da un rapporto spontaneo tra immaginazione e intelletto (libero gioco) per cui l’immagine della cosa corrisponde alle esigenze dell’intelletto e genera armonia (intreccio tra le facoltà dell’animo). Poiché questo meccanismo è uguale in tutti gli uomini si spiega il fenomeno dell’universalità estetica e giustifica la presenza di un senso comune del gusto. Con ciò viene risolta anche l’antinomia del gusto:
- il giudizio di gusto non si basa sui concetti (altrimenti si potrebbe dibattere di esso)  tesi
- il giudizio di gusto si basa sui concetti (altrimenti non si pretenderebbe la necessaria approvazione altrui  antitesi
queste due affermazioni non sono più contraddittorie quando la nozione di concetto assume 2 diversi significati:
- tesi: il giudizio di gusto non si basa su concetti determinati
- antitesi: il giudizio di gusto si basa sul concetto indeterminato di un fondamento della finalità soggettiva della natura rispetto al Giudizio.
Se il giudizio di gusto non si basa su concetti (no di conoscenza) ma sulla facoltà di Giudizio comune ad ogni uomo. Fondando il giudizio di gusto e la sua universalità sulla mente umana, Kant, giunge ad una rivoluzione copernicana estetica. Il bello non è una proprietà oggettiva o ontologica delle cose ma l’incontro del nostro spirito con esse; qualcosa che nasce solo per la mente e in rapporto ad essa. Se le forme belle sono in natura la bellezza è nell’uomo poiché per diventare tali hanno bisogno della mediazione della mente (baricentro giudizio estetico); l’armonia dell’oggetto bello non è intrinseca della cosa ma nell’armonia interiore del soggetto che viene proiettata nell’oggetto. Se la bellezza fosse intrinseca nella natura non sarebbe libera perché ci verrebbe imposta da essa. Con ciò si distacca dalle altre estetiche:
chi : Empiristi Razionalisti
dicono: Il bello deriva dai sensi. La bellezza è una conoscenza confusa della perfezione degli oggetti.
Kant: (dalla distinzione-chiave tra piacevole e piacere estetico). Difende il carattere spirituale dell’esperienza estetica e ne rivendica l’universalità giustificando l’esistenza di giudizi estetici a priori. L’esperienza estetica è fondata sul sentimento e sulla spontaneità, non sulla conoscenza o sui concetti.
Ogni immagine che può provocare in noi un piacere ha valore estetico, ma solo quel piacere disinteressato è comunicabile a tutti e indipendente dai mutevoli stati d’animo dell’individuo. Per questi caratteri di autonomia e libertà la bellezza è simbolo della morale e dei suoi attributi. Kant autonomizza l’estetica.

5. Il sublime, le arti belle e il “genio”.
Il sublime (trattato ampiamente nel ‘700) è un valore estetico che è prodotto dalla percezione di qualcosa di smisurato o di incommensurabile. E viene distinto in:
sublime Matematico Dinamico
nasce in presenza di qualcosa smisuratamente grande In presenza di strapotenti forze naturali
esempi: alberi, montagne, Terra, galassie … lampi, tuoni, vulcani, uragani …
l’uomo: prova dispiacere poiché la sua immaginazione non riesce ad abbracciare queste grandezze avverte la sua piccolezza materiale davanti alla forza della natura
trova piacere poiché la sua ragione è portata ad elevarsi all’idea di infinito che rende piccole le cose immense poi avverte la sua grandezza ideale poiché è un essere umano pensante e portatore di idee e leggi morali
quindi: il dispiacere dell’immaginazione si converte in un piacere della ragione, la nostra piccolezza fisica si trasforma in grandezza spirituale. l’emozione del sublime dinamico da depressiva diventa esaltativa e l’angoscia diventa entusiasmo
il vero sublime risiede in noi stessi e non nell’oggetto naturale La natura è sublime poiché eleva l’immaginazione a rappresentare i casi in cui l’animo può sentire la sublimità della propria destinazione
Il sublime, in entrambi i casi, ha bisogno di un’elevazione d’animo senza la quale diverrebbe solo “terribile” ed è caratterizzato dal dispiacere-piacere e impotenza-potenza. Esso si differenzia dal bello:
Bello Sublime
nasce dall’equilibrio dell’intelletto e dell’immaginazione dalla rappresentazione dell’informe
procura calma e serenità davanti ad una forma armonica fremito e commozione dal contrasto tra immaginazione sensibile e ragione
presuppone il soggetto o la mente che rappresenta il trascendentale (possibilità e fondamento) dell’esperienza estetica
Ciò che Kant tratta è il “bello di natura” diverso dal “bello artistico” che ha la stessa definizione di bellezza ed è affine alla prima: la natura è bella quando ha l’apparenza dell’arte e l’arte è bella quando ha l’apparenza o la spontaneità della natura. la spontaneità dell’arte bella proviene dal genio. Se per giudicare degli oggetti si ha bisogno del gusto, per crearli si ha bisogno del genio che è il tramite con cui la natura interviene sull’arte. Il genio è la disposizione innata dell’animo per mezzo della quale la natura dà la regola dell’arte, esso ha caratteristiche proprie:
- originalità o creatività (diversa dai precedenti)
- capacità di produrre opere che fungono da modelli per gli altri
- impossibilità di mostrare scientificamente come compie la sua produzione
perciò esso è inimitabile ed esiste solo nelle arti belle. Per Kant nella scienza vi sono ingegni ma non geni.
BELLO SUBLIME
Arte (scultura, pittura) (misure e proporzioni greche) Tragedia (pathos, fobos = soffrire) (tragedia greca)
Forma dell’oggetto esprime limitazione Si può trovare un oggetto informe
Ha il carattere della giocosità e dell’attrattiva (non conosce dispiacere) L’animo è “alternativamente” attratto e respinto
Il bello naturale sembra alludere ad una finalità Lo stesso non si può sempre dire del sublime

6. Analisi del giudizio teologico: il finalismo come “bisogno” connaturato alla nostra mente.
La finalità del reale può essere pensata nel giudizio teologico in virtù del concetto di fine. Secondo Kant la visione scientifica del mondo è meccanicistica (basata sul rapporto di causa-effetto e sui giudizi determinanti) poiché nella nostra mente c’è una tendenza irresistibile a pensare finalisticamente (cercare cause finali intrinseche ed estrinseche nella natura). Di fronte all’ordine generale della natura l’uomo è portato a credere nell’esistenza di una causa suprema (Dio) che agisce con intenzione. Anche in chiave etica l’uomo avverte l’esigenza interiore di credere che la natura (in virtù della sapienza ordinatrice di Dio) sia organizzata in modo da rendere possibile la libertà e la moralità; e finalisticamente predisposta all’uomo (senza un essere ragionevole la creazione sarebbe un semplice deserto). Il giudizio teologico non può essere dimostrato poiché la finalità (dato di partenza) non è verificabile ma è solo un nostro modo di vedere il reale. L’uomo però non può fare a meno di ammetterlo poiché il meccanicismo non riesce a fornire una spiegazione soddisfacente dei fenomeni naturali. Pur potendosi integrare con la spiegazione meccanica e svolgere il ruolo di principio euristico per la ricerca di leggi particolari della natura (modello meccanico: impotente) il modello teologico non può sostituire quest’ultimo nella spiegazione della natura e non può pretendere di valere scientificamente. Il finalismo ci ricorda i limiti della visuale meccanicistica (principio regolativo della ricerca) e ci ricorda l’intrascendibilità dell’orizzonte fenomenico e scientifico. Nella metodologia del giudizio teologico, Kant, determina l’uso di essi nei confronti della fede razionale: la teologia come scienza non appartiene né alla teologia né alla scienza della natura ma alla critica (del giudizio). Essa non è dottrina positiva ma scienza dei limiti e consente di riconoscere nell’uomo lo scopo della creazione come essere morale e dimostra che per l’uomo la realizzazione degli scopi che si propone come essere morale non è impossibile poiché sono gli stessi scopi della natura. Perciò la teologia rende possibile una prova morale dell’esistenza di Dio (la moralità è possibile anche senza fede in Dio poiché è fondata solo sulla ragione, la fede garantisce la possibilità della sua realizzazione nel mondo). Kant insiste sull’impossibilità di utilizzare come sapere oggettivo il risultato della considerazione teleologica.

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