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Kant

Immanuel Kant nasce il 22 Aprile 1724 a Königsberg, in Germania, per poi morire nella stessa cittadina all'età di 79 anni, il 12 febbraio 1804 a causa del morbo di Alzheimer. Kant può essere considerato, a tutti gli effetti, come il massimo esponente dell'Illuminismo filosofico tedesco ed europeo. Per quanto riguarda i tratti salienti della sua vita e del suo carattere, è sicuramente da citare la profonda disistìma che egli provava nei confronti delle donne: egli, infatti, non si sposò mai e l'unico sentimento che egli provò fu una forte amicizia nei confronti di pochi personaggi, di pochi amici che influenzarono la sua vita e il suo pensiero. Kant fu un uomo eccezionalmente metodico, preciso ed abitudinario; egli trascorse la maggior parte della vita nella sua città natale (e di morte) rifiutando i numerosi inviti da parte di professori universitari che lo volevano nei propri atenei per discutere circa il suo metodo e si dice, inoltre, che gli abitanti di Königsberg regolassero l'orologio della città in base alla passeggiata pomeridiana del filosofo, passeggita che egli saltò solo un giorno poichè, a suo dire, era a tal punto preso dalla lettura dell' Emìlio di Rousseau.

Il criticismo

Tutta la riflessione kantiana ruota intorno alla volontà del filosofo di rispondere a determinate domande circa l'ambito gnoseologico, antropologico, teologico, teleologico, morale ed estetico.

Per quanto riguarda l'ambito gnoseologico, sebbene erede della filosofia del 1600 e del 1700, egli sente la necessità di introdurre una terza via, un metodo da sostituirsi alle due correnti di pensiero sviluppate nel secolo scorso:
    Il razionalismo cartesiano (Pascal, Spinoza e Leibniz) che sosteneva come la ragione umana fosse il principio della conoscenza ed era, dunque, a favore dell'innatismo;
    L'empirismo (Bacone, Hobbes, Locke e Hyme) che mette in primo piano l'esperienza sensibile, vista come unica fonte di conoscenza ed è, dunque, contraria all'innatismo.

A queste due correnti di pensiero (che Kant giudica antitetiche ma al contempo necessarie l'una all'altra) il filosofo contrappone una terza via,Il criticismo, la via alternativa al dogmatismo (razionalismo) e allo scetticismo (empirismo).

Il trascendentale Per capire il pensiero di kant è bene chiarire la differenza che esiste tra:

    Trascendente: con il quale si vuole intendere tutto ciò che trascende il dato fisico materiale, tutto ciò che è al di là dell'ente inteso come dotato di sostanza; il trascendente indica tutto ciò che sussiste indipendentemente dalla realtà di cui è egli stesso presupposto.
    Trascendentale: termine coniato da Kant che indica quella capacità dell'uomo di conoscere l'oggetto in quanto a priori, per cui delinea un'esperienza di conoscenza a priori e non resa ibrida da esperienze a posteriori. Il tracsendentale è, quindi, un atteggiamento di riflessione sulle proprie capacità a priori quando applicate alla conoscenza; è la capacità del soggetto di conoscere l'oggetto.

La rivoluzione copernicana di Kant

E la definizione di "trascendentale" porta alla cosiddetta Rivoluzione copernicana di Kant. Fino a questo momento l'attenzione era completamente rivolta all'oggetto (oggetto che era dato e finito) e l'uomo (che era il soggetto conoscente) doveva adeguarsi alle rgole dell'oggetto per conoscerlo. Kant esprime la necessità di un'inversione dialettica: è l'oggetto a doversi adattare alle regole del soggetto; l'oggetto quindi non è piu' dato ma deve essere conosciuto. Kant, dunque, come Copernicò decretò che fosse il sole al centro dell'Universo e non la terra, da perfetto illuminista, mette al centro della sua speculazione l'attività gnoseologica. le capactà conoscitive dell'uomo alle quali l'oggetto deve adattarsi. Tale pensiro ci porta a pesare che, essendo la natura in un certo senso succibe, soggetta e dipendente dalle leggi dell'uomo, quest'ultimo ha tutte le facoltà per essere considerato un Legislatore della natura in quanto, se egli si pone una domanda circa un determinato fenomeno naturale vuol dire che ha già in sè la capacità di comprenderne la risposta. Tale idea non è tanto distante dall' epistemologia (filosofia della sicenza) e da Karl Popper he nel 1900 riprenderà questo concetto ma nei termini di "falsficazione" affermando che la scienza non debba verificare ma "falsificare": "è vero fino a prova contraria".
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