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Kant - Introduzione alla Critica del Giudizio


E’ l’ultima critica, che viene scritta perché c’è un ambito rimasto fuori dalle altre critiche, ossia l’estetica.
La critica della ragion pura riguardava la conoscenza, il processo conoscitivo, spiega su cosa si fondano le scienze, al suo interno si compie la rivoluzione copernicana che si rispecchia anche in ambito etico-morale e si conclude affermando che la metafisica non è una scienza.
Nella critica della ragion pratica l’argomento è la morale autonoma, con importanza estrema al libero arbitrio, la trattazione del quale parte da Socrate e va anche ad Agostino, che pur all’interno del cristianesimo non poteva non ammetterlo perché senza era impossibile fare una riflessione morale. Agostino infatti fece una grande riflessione sul male, anche perché nella prima parte della sua vita ha sperimentato in prima persona il peccato, e arrivò alla conclusione che il mare non è sostanza, ma mancanza (di bene) e che in Dio c’è la perfetta coincidenza tra libertà e necessità mentre noi, non essendo perfetti, possiamo anche compiere il male.
Dio si trova a un livello che non possiamo comprendere a pieno perché è necessitato, in noi c’è possibilità e libertà di compiere le scelte ma anche assunzione di responsabilità, perché se si sbaglia bisogna fronteggiare la difficoltà e compiere un’altra scelta.
Kant riprende il pensiero agostiniano dicendo che nella maggior parte dei casi di fronte a una scelta si ha la consapevolezza di bene e male ma, siccome non sappiamo tutto con certezza, alcune volte non siamo sicuri di dove si trovi il bene.
E’ impossibile non sbagliare, anche seguendo la legge morale, infatti tra gli uomini non sbaglia mai solo chi non sceglie, non sa niente e dunque non fa nulla.
La terza critica serve per capire meglio la Critica della Ragion Pura perché ritornano le facoltà di cui aveva parlato lì e per questo Kant venne molto criticato a livello della sua speculazione estetica, perché di estetico c’è veramente poco, non si parla tanto di bello e arte ma molto di più delle facoltà e di “quello che c’è dietro”.
A ogni critica è sottesa una domanda, quella della Critica del Giudizio è “Cos’è il bello? Come agiscono le mie facoltà quando percepisco qualcosa di bello?” in più è presente una sezione teleologica che si interroga sul fine delle cose, a cosa servano, in merito a giudizi che potrebbero sembrare estetici ma non lo sono perché dietro di loro c’è un fine. Infatti, l’uomo è portato a chiedersi il fine di ogni cosa: della vita, delle malattie, domandandosi perché una determinata cosa è accaduta proprio a lui, non con una spiegazione scientifica ma qualcosa che va al di là di questa.
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