judy29 di judy29
Ominide 530 punti

Kant - La critica del giudizio


La critica del giudizio cerca di stabilire un’unità tra l’uomo teoretico, limitato dalla natura e che non può andare al di là del mondo fenomenico (critica della ragion pura) e l’uomo pratico che è libero (critica della ragion pratica).
Risponde alla domanda “che cos’è il bello?” e per fare ciò Kant fa una distinzione tra giudizi determinanti e giudizi riflettenti.
    I giudizi determinanti sono giudizi che danno luogo ad una conoscenza, determinano gli oggetti dell’esperienza, impongono loro un certo ordine.
    I giudizi riflettenti sono giudizi soggettivi che esprimono un sentimento causato dal fenomeno che provoca nel soggetto una sensazione di piacere.

A rispondere alla domanda che cosa è il bello sono i giudizi riflettenti che possono essere di due tipi: giudizi estetici e giudizi teleologici.
Un giudizio estetico è il giudizio con cui si dichiara che un oggetto è bello, cioè conforme alle nostre esigenze, in armonia col nostro spirito. Affermando che un oggetto ci piace non si pretende che piaccia a tutti, ma affermando che una cosa è bella si sottointende la presunzione del suo valore universale. Tale presunzione deriva da un senso comune estetico.
Perché ci sia un giudizio estetico esso deve essere universale, libero, disinteressato. L’Io esprime con esso la sua armonia con l’oggetto.
Talvolta l’Io si trova di fronte ad un fenomeno che, pur attraendolo, fa sentire il soggetto sbigottito, non causa il senso di armonia tra i due; in questo caso non si parla più di bello, ma di sublime, che è sempre un giudizio riflettente che a sua volta può essere matematico (quando si è di fronte ad un qualcosa di infinitamente grande) o dinamico (quando si è di forte ad un qualcosa di infinitamente potente). Dopo un primo senso di sconvolgimento interviene il fatto che la forza della ragione e della morale sono indistruttibili e che quindi possono partecipare al sublime.
Un giudizio teleologico è un giudizio che ha come oggetto la finalità della natura, cioè la finalità, che è una azione dell’uomo ed esprime il suo punto di vista, viene riflesso sulla natura. Esso ha luogo quando si considerano fenomeni come se fossero orientati in vista di un fine, per esempio quando si considera il funzionamento di un organismo vivente come se esso avesse per fine il mantenimento della vita. Da l punto di vista scientifico, ciò non si può dire, perché i singoli organi funzionano ciascuno per l’azione di cause di tipo meccanico; tuttavia supponendo che essi siano rivolti verso uno stesso fine ce ne fa comprendere meglio la connessione reciproca, cioè l’unità e si riesce, quindi, a spiegarne meglio il funzionamento. Per tale motivo, secondo Kant, bisogna fare anche del principio di finalità, come per la religione, un uso regolativo, ossia esso non produce di per sé cose nuove, non produce conoscenza, ma semplicemente indica la strada da intraprendere per acquisirne di nuove attraverso i suoi concetti.
Hai bisogno di aiuto in Filosofia Moderna?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Potrebbe Interessarti
Registrati via email