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Kant - I giudizi, tra i Prolegomeni e l’Analitica Trascendentale


All’interno dei Prolegomeni, un compendio della critica più breve e più esplicativo, fa un’ulteriore distinzione dei tipi di giudizi empirici, dunque con fondamento sull’esperienza:
-percettivi, che mettono insieme qualcosa che percepiamo con i sensi (es. la pietra è calda)
-di esperienza, con validità oggettiva, che sono spiegazioni universali in quanto riconoscono una causa. Hanno una pretesa di necessarietà e universalità, caratteristiche dei giudizi scientifici a cui questi si avvicinano. Sono qualcosa su cui si può difficilmente dissentire (es. la pietra è stata scaldata dal sole)

L’intelletto passa dai giudizi percettivi a quelli di esperienza tramite le dodici categorie [il modo in cui compie questo lavoro è qualcosa che Kant si propone di capire], alcune di matrice aristotelica, che vengono dedotte dai giudizi, in quanto si rende conto che, essendo partito sempre dai giudizi, deve farlo anche in questo caso. Giudizi universali sono, ad esempio, “tutti gli uomini sono mortali”: l’universalità è data dal quantificativo “tutti”.

Quelli ipotetici fanno delle ipotesi, dunque dipendono dal concetto di causa (es. se lancio una palla contro l’altra, quella si muove), che per Hume non avrebbe avuto ragione di esistere, né nelle categorie né in generale.
Per l’esempio della pietra, l’intelletto per passare dal giudizio percettivo a quello di esperienza ha usato la categoria di causalità. Quelli categorici sono invece delle asserzioni categoriche, ferme.
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