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L'Estetica Trascendentale di Kant


La filosofia estetica in quanto dottrina del bello e dei canoni estetici, dell’arte, nasce alla fine del ‘700, dunque successivamente a Kant: questo termine non veniva usato prima (infatti Platone parlando della sua concezione dell’arte non usa il termine “estetica”) ma vi ci si riferiva come “filosofia del bello”.
Kant è un purista del termine “estetica” in quanto si rifà alla sua etimologia greca, in quanto aìsthesis significa “che ha a che fare con i sensi”: qui parla dunque della sensibilità, forma di conoscenza preliminare.
Studia come il soggetto lavori con la sensibilità in quanto slegata dall’eseprienza, perché è una facoltà conoscitiva che lavora a priori e non quali sono gli oggetti della sensibilità (concetto di trascendente e trascendentale). Le sue forme a priori [perché si sta palando di Ragion PURA= slegata dall’esperienza) sono spazio e tempo, soggettivi (perché dipendono dall’essere umano in quanto tale, non dal singolo) e intuitivi, cioè che vengono intuiti senza ragionamento e senza i quali sarebbe impossibile intuire che un oggetto occupa uno spazio. Precedono ogni tipo di esperienza e non sono concetti ragionati di cui si può dare una definizione; vedendo un oggetto si sa che questo occupa un spazio, senza sapere il motivo. Le intuizioni di spazio e tempo sono a priori, intuizioni pure (presupposti, slegati da ogni conoscenza) che servono a creare le intuizioni empiriche (tavolo).
Lo spazio è un’intuizione esterna che consente di capire che le cose occupano uno spazio, e mette in relazione le cose con contiguità facendo intendere che sono tutte collegate l’una all’altra.
Il tempo è invece un’intuizione interna, ancora più soggettiva, in quanto il tempo diventa oggettivo solamente attraverso delle convenzioni a posteriori, ovvero le unità di misura, ma il tempo esisteva già prima dell’invenzione del secondo. E’ pienamente soggettivo, perché una stessa unità di tempo può sembrare più lunga o più breve.

Queste due forme a priori esistono prima di ogni forma di conoscenza, ma paradossalmente non esisterebbero senza il soggetto. Secondo Newton sono oggettive, ma per la conoscenza dell’uomo, secondo Kant, no: se questo non c’è, infatti, non ci sono nemmeno spazio e tempo che sono forme della sua sensibilità, che precede le impressioni (Hume, oggetto imprime in me qualcosa in seguito all’esperienza) che gli oggetti danno, che vengono recepite grazie a questa.
Ribadisce all’interno dell’Estetica anche i confini entro cui si sta muovendo, in quanto la sensibilità (o sensitività) può riguardare solamente ciò che è percepibile attraverso i sensi, ossia il fenomeno. Si possono intuire a priori per mezzo di questa solamente gli oggetti come essi appaiono a noi.

Il giudizio sintetico a priori serve per spiegare come funzionano la matematica e la fisica pure, e anche lo spazio e il tempo: dice che lo spazio è la forma pura della geometria, mentre il tempo dell’aritmetica.
L’aritmetica, come concetto di numero e numeri, per Kant dipende dalla forma a priori di tempo perché questa determina consequenzialità, il venire prima e il venire dopo.
La matematica pura come conoscenza sintetica a priori è possibile perché riguarda gli oggetti sensibili la cui intuizione empirica è frutto di un’intuizione pura (dello spazio e del tempo) [le intuizioni empiriche sono dunque oggetto della matematica].

Tra le domande della Critica della Ragion pura vi è anche “Come sono possibili la matematica e la fisica pura?” la risposta è “Grazie alle intuizioni pure di spazio e tempo”.

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