Ominide 732 punti

La dimostrazione dell'esistenza di Dio, dice Kant, si basa su errori logici. Sant'Anselmo aveva teorizzato che Dio è ciò di cui non si può pensare nulla di maggiore dunque non può non avere l'esistenza, quindi esiste. Kant critica questa prova dicendo che l'errore discende dal fatto di di avere costruito un ragionamento che logicamente fila, che indica la possibilità logica che esita, ma dal dire che è possibile logicamente non discende che sia certo. Tutte queste prove sottintendono lo stesso difetto, passano dal piano logico a quello ontologico. Sostenere che ci sia un ordinatore in quanto il mondo ordinato, logicamente è possibile ma non è detto. Logicamente possiamo dire che Dio esista ma non ne abbiamo la certezza.
Kant era molto religioso ma non dava per vere le proprie credenze religiose. Sostiene che non si possa avere scienza della metafisica e quindi in particolare di Dio perché le idee metafisiche non sono scientifiche ma regolative, regolano la vita di ognuno di noi. Dopo aver teorizzato che delle idee metafisiche non si possa avere scienza, Kant aggiunge che tuttavia posso postulare che Dio esista. La parola postulato deriva dal linguaggio matematico e indica una tesi che non sono in grado di dimostrare ma che chiedo temporaneamente di accettare come condizione di altre tesi che ho già dimostrato. Non posso dire e dimostrare che Dio esiste però ho bisogno di postulare che esista una verità, un criterio in base al quale chi si è comportato male verrà smascherato e la verità trionferà.

Nell'ultima parte della Critica della Ragion Pratica Kant prende in considerazione le antinomie della ragione, e in particolare l'antinomia tra virtù e felicità. Non è detto che l'agire virtuoso permetta di raggiungere la felicità e che chi è felice agisca virtuosamente. Dinnanzi a questa antinomia presuppone l'esistenza di un sommo bene nel quale virtù e felicità coincidono, che non premierà chi si è comportato virtuosamente o punirà chi si è comportato male. è semplicemente un criterio di verità che devo supporre esistere alla luce del quale qualcuno si è comportato bene e qualcun'altro male. Devo poter credere che sia così, altrimenti perché andare avanti? L'esistenza di un sommo bene è una condizione della legge morale, non è dimostrato scientificamente ma solo postulato. Le prove che ci sia un senso non le abbiamo, ma che senso avrebbe agire bene visto che non è detto che sarò felice? Kant dice una cosa difficile da capire perché la motivazione la trovi dentro di te, è un comando che l'uomo sente dentro di sé ed è qui che l'uomo trova Dio. Trovi Dio con la tua condotta morale, non in virtù di prove razionali dell'esistenza di Dio. Dio è condizione di possibilità della mia vita morale, colui che da' un senso all'agire morale. Infondo a tutto questo devo ipotizzare l'esistenza di Dio, un criterio di verità alla luce del quale il mio sacrificio ha un senso. Sicché Dio in Kant lo incontri strada facendo come condizione di possibilità dell'azione morale. Perché la legge morale abbia un senso devo supporre l'esistenza di un criterio di verità alla luce del quale alla mia virtù corrisponda felicità.
Kant giunge a Dio non per via teoretica ma per via etica, così come giunge a teorizzare l'immortalità dell'anima, come tendenza infinita da parte dell'uomo al raggiungimento del perfezionamento morale. Ognuno di noi è destinato alla santità, al perfetto raggiungimento della perfezione. Dice anche che devo supporre che l'uomo sia libero. La tesi della libertà come postulato è condizione di possibilità della legge morale.

Hai bisogno di aiuto in Filosofia Moderna?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email