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Il criticismo kantiano


Il criticismo consiste nello stabilire gli orizzonti entro i quali la ragione può estendersi, i quali vengono delineati dall'esperienza; mentre il "giudicare" consiste nello stabilire un criterio di comparazione. L'esperienza è ciò che si può effettivamente conoscere e viene considerata oggettiva. Dunque, con il criticismo si identificano gli ambiti entro i quali la ragione assume validità, e l'esperienza ne diviene il limite oggettivo. In definitiva, per Kant, la ragione è valida solo nell'ambito dei criteri oggettivi, e si oppone al dogmatismo. A proposito di quanto appena espresso, Kant rifiuta, ad esempio, il dogmatismo religioso, in quanto non implica la prova dell'esperienza.
Con Kant, si arriva a parlare di "filosofia del finito, del limite", proprio in quanto prende forma all'interno di un universo limitato. Kant, inoltre, precisa che: nel momento in cui i limiti della ragione vengono superati, si finisce nel campo della soggettività.
Per Kant, il termine "giudizio", significa che il predicato aggiunge qualcosa al soggetto. I giudizi sono di tipo oggettivo, e vengono espressi nella "dimensione spazio-temporale", la quale ha in sé la caratteristica dell'universalità e anticipa l'esperienza. Esistono tre tipologie di giudizi: giudizi sintetici a priori, giudizi analitici a priori, giudizi analitici a posteriori. I giudizi sintetici a priori sono le verità, i pilastri necessari alla scienza (per tale motivo, si possono definire anche giudizi scientifici) Nei giudizi analitici a priori si fa riferimento ai "corpi estesi", e si tratta di corpi la cui caratteristica rappresenta la loro dimensione (in questo caso l'estensione). Nei giudizi analitici a posteriori si fa riferimento ai "corpi pesanti", le quali caratteristiche si possono constatare solo attraverso l'esperienza.
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