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“Due cose riempiono l’animo di ammirazione e venerazione sempre nuova e crescente…: il cielo stellato sopra di me la legge morale dentro di me” Kant, Critica della ragion pura

Questa frase rappresenta “un appello a quella situazione umana, che insiste sui limiti, ma anche sull’alta dignità dell’uomo”. L’analisi della ragion Pratica Kantiana si basa sul riconoscimento della presenza in noi della legge morale: non si tratta pertanto di formare una forma di conoscenza ma di lasciare apparire ciò che ciascuno reca in sé, ossia un principio secondo cui sente di dover agire in ogni circostanza della propria vita. Tale principio non può derivare in alcun modo dall’esperienza: la “legge morale” è per l’uomo un “fatto” incontrovertibile, che rivela come egli faccia parte di una realtà che supera la pure dimensione empirica. Kant parte dall’analisi di due “fatti”: “il cielo stellato sopra di me e la legge morale in me”. Egli scrive: “ La prima comincia dal posto che io occupo nel mondo sensibile esterno… La seconda comincia dal mio io indivisibile, dalla mia personalità, e mi rappresenta in un mondo che ha la vera infinitezza, ma che solo l’intelletto può penetrare e con cui io mi riconosco in una connessione non come là, semplicemente accidentale, ma universale e necessaria”. La contemplazione del cielo stellato consente all’uomo di inserire la propria realtà in una trama di relazioni che sono molto più ampie da quelle da lui sperimentate, e insieme lo esorta a riflettere sull’incondizionato.

E’ questo il cammino che Kant ha percorso nella Critica della ragion pura, dove ha analizzato la capacità dell’intelletto di operare collegamenti tra i vari elementi della conoscenza e ha delimitato la pretesa delle idee trascendentali di spingere la conoscenza fino alla comprensione della totalità dei dati che ricadono sotto il senso esterno. La dimensione “pratica” della ragione pura si può verificare nel concreto: quando un uomo riflette sulla conformità di una propria azione specifica in relazione alla legge morale, anche quando non individuasse tale conformità, sarebbe tuttavia costretto a riconoscere che la sua scelta costituisce un’eccezione rispetto alle regole che egli stesso stabilirebbe per tutti. La Mafia ad esempio, non intende porre la propria azione come principio universale ma si limita ad istituire con la propria azione, un’eccezione al comportamento corretto facendosi Stato dove lo Stato è tragicamente assente! L’universalità della legge morale viene quindi a coincidere con i principi della coscienza morale comune, che fa sempre riferimento a una norma che è a priori e valida per tutti. La considerazione della legge morale che abita in ogni uomo permette la scoperta di una realtà noumenica che viene postulata proprio a partire dalle caratteristiche di tale imperativo: si tratta di una realtà di cui l’intelletto attesta la pensabilità e che indica come vi sia un collegamento intelligente tra tutti gli aspetti dell’esperienza umana. Questa legge, è valida per tutti gli “esseri razionali”, i quali, mediante la volontà, sono capaci di indirizzare il loro agire secondo una norma precisa e determinata dalla ragione.

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