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Critica della ragion pura
La Critica della ragion pura è un’analisi critica dei limiti, della validità e della conoscenza. Rappresenta un'analisi delle autentiche possibilità conoscitive dell'umano. La sua ricerca prende la forma di un'indagine valutativa circa la scienza (matematica e fisica) e la metafisica.
Kant concorda con l'empirismo nell'affermare che ogni nostra conoscenza comincia con l'esperienza, criticando il razionalismo. Tuttavia, la conoscenza stessa non deriva interamente dall'esperienza, e pertanto critica lo scetticismo di Hume, che ritiene dubitabile ogni tipo di conoscenza.
Perciò, Kant si propone un riesame globale della struttura e della validità della conoscenza, verificare se vi siano conoscenze valide e quali sono. Da ciò le quattro domande fondamentali a cui la Critica cerca di rispondere: “Com'è possibile la matematica pura?”, “Com'è possibile la fisica pura?”, “Com'è possibile la metafisica in quanto disposizione naturale?”, “Come (e se) è possibile la metafisica come scienza?”.
Giudizi sintetici a priori
Kant vuole mostrare che la conoscenza umana può essere universale e necessaria, ma al tempo stesso feconda. Per essere autentica, la conoscenza scientifica deve consistere di principi assoluti e immutabili, cioè verità universali e necessarie, ma anche collegati all'esperienza, perché solo la possibilità di fare nuove esperienze può incrementare la conoscenza. Di quali giudizi si avvale la scienza?
Non si avvale:
Kant supera entrambe le posizioni sostenendo che i principi della scienza, i "pilastri" su cui si regge, sono giudizi sintetici a priori, che e permettono una conoscenza certa e valida.
Facoltà conoscitive e partizione dell’opera
Kant distingue tre facoltà conoscitive principali (tre tipi di conoscenza).
Su questa tripartizione della facoltà conoscitiva è basata anche la divisione dell’opera, che si biforca in due sezioni principali:
La dottrina degli elementi si ramifica a sua volta in:
Rivoluzione copernicana di Kant nella gnoseologia
Kant si chiede: sono possibili giudizi sintetici a priori? Quale è il loro fondamento? Egli risponde attraverso "la rivoluzione copernicana nel campo della gnoseologia". Kant inverte il ruolo fra oggetto e soggetto: non è la mente che si modella in modo passivo sulla realtà, ma la realtà che si modella sulle forme a priori attraverso cui la percepiamo.
Noi non conosciamo direttamente il noumeno (la cosa in sé, la realtà considerata indipendentemente da noi). Veniamo a conoscenza solo del fenomeno (la cosa come ci appare tramite i modi di funzionare della sensibilità e dell’intelletto).
Questi modi di funzionare della sensibilità e dell’intelletto Kant li chiama “forme pure” o “forme a priori. Sono innate e uguali in tutti gli uomini, indipendenti dall’esperienza, quindi universali e necessari.
Quello di Kant è un innatismo formale. Le “forme a priori” non esprimono una proprietà ontologica della realtà in sé. Sono solo una condizione gnoseologica che rende possibile la conoscenza della realtà fenomenica. Sono simili a delle particolari lenti colorate attraverso cui gli uomini guardano la realtà.
La nuova teoria delle conoscenza di Kant consiste in una sintesi di: