La critica della ragion pratica


La domanda a cui risponde nella critica della ragion pratica è "cosa devo fare?"
Devo fare le cose perché devo.
Non per uno scopo esterno ma è mio dovere elevarmi spiritualmente cioè moralmente e rispettare la mia dignità di essere umano.
Questo viene sintetizzato nella Legge morale. Questa è un comando della ragione, un Imperativo categorico, comanda in maniera incondizionata.
Concezione rigoristica della morale, dovere per il dovere, contrapposto al piacere.
Le persone non sono solo oggetti ma sono anche fini. Siamo mezzi in quanto noi tutti ci serviamo delle persone e veniamo usati (in economia per esempio), ma siamo anche fini in quanto essere umani aventi una dignità.
Postulati della ragion pratica (preposizione posta come vera ma non dimostrabile) accettati come veri per necessità morale.
Nella dialettica trascendentale si occupa di mondo, anima e Dio.
1) Mondo
Dobbiamo presupporre che il mondo sia libero perché, in caso contrario, non potrebbe avere la possibilità di scegliere di compiere il dovere infatti può essere anche immorale. Kant si oppone ad Hobbes e a Spinoza i quali affermavano che l'uomo fosse un automa, come gli animali cartesiani. Nella critica della ragion pura la natura ha un ordine meccanicistico e quindi deterministico perché regolato in base al principio causalistico.
Quando si occupa del mondo (insieme di fenomeni, quindi non è un fenomeno) non possiamo affermare scientificamente che le cose siano regolate da una causalità necessaria e quindi non possiamo affermare che l'uomo sia libero perciò Kant assume una posizione agnostica. Ma in campo morale l'uomo è libero.
2) Anima che deve'essere immortale.
Partendo dal fatto che il dovere è per il dovere, la virtù è il bene supremo perché non c'è nulla di più importante di una volontà buona, ma il bene supremo non è il sommo bene perché anche se il più alto non è completo. Sommo bene è la somma della virtù più la felicità. E' buona la persona virtuosa, ma la buona persona è spesso infelice e noi riteniamo non sia giusto. Ma nessuno è perfettamente buono perché nessuno compie in maniera perfettamente giusta ciò che deve fare perché abbiamo delle passioni in questo mondo finito all'interno di un corpo finito. Per questo dobbiamo ammettere l'immortalità dell'anima per poterci elevare sempre di più alla santità in un tempo infinito nel completo adempimento dello sforzo di essere virtuoso.
3) DIO deve esistere perché deve far corrispondere al merito la felicità. Pensiero diverso da quello che potrebbe avere un filosofo cristiano perché l'esistenza di Dio qui sta in funzione dell'essere umano, senza la ragione non ci sarebbe la necessità di ammetterlo.

La felicità non è il premio della virtù bensì il completamento.

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