Eliminato 643 punti

Critica della Ragion Pratica: sintesi


La critica della ragion pratica si propone il compito di rintracciare praticamente (cioè indagando l’azione pratica) quella sfera noumenica inaccessibile dal punto di vista conoscitivo.
Egli desidera mostrare inoltre che la ragione è in grado di autodeterminarsi, cioè di muovere da sola la volontà ( la volontà rappresenta il noumeno, dal punto di vista dell’azione morale).
Tra tutti i principi pratici, possiamo distinguere:
-massime: che hanno valore puramente soggettivo (ad esempio: per me, è bene vendicarmi del male ricevuto;
- imperativi: che hanno valore assoluto (ad esempio: la vita è un dono)
Tra gli imperativi solo quelli categorici sono determinati dalla pura volontà e da null'altro, perché caratterizzati dal “devo perché devo” (ad esempio: devo studiare perché devo); quelli ipotetici invece sono strumentali (ad esempio: devo studiare perché avere la vacanza in regalo).
La vera legge morale dunque non dipende da nessun contenuto, ma dalla sola volontà che è sempre libera.
Kant distingue due tipi di libertà: l’autonomia (libertà di fare qualcosa) e l’eteronomia (libertà da una costrizione).
Tre formule chiariscono bene l’essenza della morale kantiana:
-agisci in modo che le tue massime siano quanto più vicine agli imperativi;
-agisci in modo che gli altri non siano un tuo mezzo, ma il fine delle tue azioni;
-agisci facendo in modo che la volontà sia la tua sola legislatrice
Le idee che Kant aveva rifiutato nelle dialettica trascendentale diventano postulati della Critica della Ragion Pratica, utili a spingerci verso un retto comportamento.
-Anima: rappresenta la nostra interiorità e può ottenere l’immortalità se ci comportiamo bene;
-Dio: veglia sulle nostre azioni;
-Mondo: è il frangente in cui ricadono le nostre azione.
Hai bisogno di aiuto in Filosofia Moderna?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email