Secondo Kant quando una biglia colpisce un’altra biglia noi riceviamo un dato informe, a cui applichiamo spazio e tempo, quindi si formano le intuizioni empiriche. Tutti gli esseri umani, di fronte a queste intuizioni empiriche, applicano la categoria di causa. Quindi l’universalità e la necessità derivano dal fatto che tutti hanno la stessa struttura a priori della mente.
Noi sappiamo che nel mondo ci sono le sostanze perché tutti hanno la stessa struttura a priori e tutti applicano la categoria sostanza. Kant è quindi convinto di aver superato la scetticismo di Hume, perché non è più una credenza, ma una certezza, perché appartiene alla struttura a priori della mente.
Le categorie sono 12, sono unificate dall’Io-penso o Io-trascendentale, che è la funzione che tiene insieme le categorie, dunque le conoscenze, ma non è una sostanza, ma è la funzione unificante della conoscenza. L’io-penso è identico in tutti gli uomini, è la struttura trascendentale della mente. [Secondo Kant ci sono anche: l’io-variopinto, ovvero lo stato attuale della mia conoscenza, dunque muta continuamente; l’io psicologico, la mia personalità, sempre la stessa, ma diversa da quella degli altri, può essere definito anche come tutta la sequenza dell’io-variopinto; l’io trascendentale è mio, sta in me, non è identico a quello di tutti gli altri; persona, io in quanto è imputabile, soggetto moralmente responsabile.]

Le categorie danno una conoscenza valida (universale e necessaria), ma fenomenica; funzionano nell’ambito dell’esperienza, se gli diamo intuizioni empiriche su cui applicarsi, altrimenti sono vuote. Ciò significa che non si può andare oltre l’esperienza. L’esperienza è l’ambito della scienza, oltre c’è l’ambito della metafisica (isola-oceano).

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