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Le categorie dell’intelletto: La logica trascendentale si occupa dell’intelletto e della ragione. Per Kant la logica formale è la scienza dell’intelletto generale, in quanto studia i principi e le leggi dell’intelletto, mentre quella trascendentale si occupa degli oggetti della conoscenza a priori in quanto possono essere pensati a priori. La logica trascendentale si articola in un Analitica trascendentale e in una Dialettica trascendentale. Il termine “analitica” anch’esso di derivazione aristotelica, richiama il procedimento con cui si analizza qualcosa riducendola ai suoi termini costitutivi. Nella kantiana Analitica trascendentale oggetto di analisi è l’intelletto ricondotto oggetto di analisi è l’intelletto ricondotto ai suoi elementi essenziali: in essa vengono individuati gli elementi della conoscenza pura che sono propri dell’intelletto, i principi senza i quali nessun oggetto può essere pensato. Infatti, grazie alla sensibilità gli oggetti sono dati, ma non ancora pensati. Pensarlo è compito dell’intelletto. Osserva Kant: “nessuna di queste due facoltà è da anteporre all’altra. Senza sensibilità nessun oggetto ci sarebbe dato e senza intelletto nessun oggetto verrebbe pensato. I pensieri senza contenuto sono vuoti, le intuizioni senza concetto sono cieche. In altri termini, la conoscenza è sintesi di intuizioni e concetti . Mentre la sensibilità è “recettiva” in quanto riceve dall’esterno e ordina le sensazioni, l’intelletto invece è “spontaneità”; cioè ha la capacità di produrre da se rappresentazioni. L’intelletto opera mediante concetti a priori, che unificano il molteplice sotto una rappresentazione comune. Esso usa tali concetti per costruire giudizi nei quali unifica diverse rappresentazioni. Si può dunque affermare che l’attività dell’intelletto consiste nel giudicare e che può essere definito come la “facoltà del giudicare”. Poiché per Kant pensare è giudicare, egli si è affidato alla classificazione sistematica dei giudizi compiuta dalla logica tradizionale. Kant si è riferito quindi alla tavola dei giudizi consegnata dalla logica aristotelica nella quale figuravano dodici tipi di giudizio. Kant ritiene di avere superato la critica radicale di Hume, con cui l’intelletto organizza il molteplice sensibile producendo delle connessioni valide oggettivamente. La differenza tra validità “Oggettiva” di un giudizio e la validità “soggettiva” avviene quando, se io mi limito a stabilire tra le due percezioni distinte operanti nella mia coscienza una relazione empirica, cioè valida solo per me, ho un giudizio soggettivo cioè relativo a me stesso. Invece, stabilendo un nesso casuale che è valido non solo per un soggetto ma sempre e per ogni soggetto, ha dunque un valore oggettivo.

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