Mongo95 di Mongo95
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La sensibilità fornisce dunque una serie di dati “discreti”, cioè molteplici e particolari, inseriti nelle dimensione a priori dello spazio e del tempo. La facoltà che è in grado di passare da un insieme di qualità a un vero e proprio oggetto è l’intelletto. Non si serve di intuizioni, ma di concetti (rappresentazioni discorsive). Ha la capacità di unificare i dati della sensibilità sotto una rappresentazione comune, il concetto. L’intelletto è spontaneo, agisce secondo regole che non provengono dall’esperienza.
I concetti dell’intelletto, o categorie, dono a priori. Basterà individuare la diversa forma delle proposizioni, ovvero i diversi modi in cui si uniscono soggetto e predicato dal punto di vista logico, per ricavare le categorie corrispondenti. L’intelletto funziona in base alle categorie corrispondenti alle forme logiche del giudizio. Strumenti formali per unificare i dati empirici forniti dalla sensibilità.
Rimane ancora da spiegare come mai queste categorie a priori dell’intelletto siano in grado di unificare un materiale di diversa provenienza.

i. La deduzione trascendentale delle categorie
Pensiero e realtà possono trovare una convergenza con la deduzione trascendentale delle categorie. Il primo passo è il riconoscimento di un’unità originaria del pensiero che sta alla base di ogni sintesi operata dall’intelletto. L’Io penso deve poter accompagnare tutte le rappresentazioni. Ogni atto conoscitivo è una sintesi della mia mente pensante. Perchè una rappresentazione sia possibile, deve poter essere accompagnata dalla consapevolezza di essere una mia rappresentazione (appercezione trascendentale). L’unità dell’oggetto è possibile grazie alla funzione unificatrice della mente che è in grado di accorgersi di sé e di riferire al proprio orizzonte unitario la molteplicità delle rappresentazioni.
L’unità sintetica della coscienza è la condizione oggettiva di ogni conoscenza. La certezza del soggetto – l’autocoscienza – come fondamento da cui partire per spiegare il mondo. Un soggetto trascendentale, la stessa struttura di pensiero è presente in tutti gli uomini. L’intelleto è vuoto se non si riferisce ai fenomeni sensibili. La sensibilità è “cieca” se non si sottopone alla sintesi dell’intelleto.
ii. L’immaginazione produttiva
Kant introduce la facoltà dell’immaginazione produttiva, facoltà intermedia tra l’intelletto e la sensibilità: ha come materiale l’intuizione sensibile, cioè le immagini o rappresentazioni, ma è guidata nelle sue sintesi dalle categorie dell’intelletto. L’immaginazione elabora il materiale sensibile in modo non riproduttivo, ma producendo nuove sintesi secondo le regole dell’intelletto. Produce un particolare tipo di immagini, quelle che si presentano nell’intuizione: queste immagini rappresentano non un oggetto ma un concetto. Sono gli schemi trascendentali, lo schema di un concetto è la rappresentazione di un procedimento generale per cui l’immaginazione fornisce al concetto la sua immagine.
iii. L’intelletto legislatore della natura
L’intelletto è spontaneo, ma non creativo: può solo ordinare i fenomeni, mai crearli. È la sensibilità a fornire i dati che l’intelletto organizza e unifica in modo che diventino oggetti per noi. Il dato della sensibilità e il pensato dell’intelletto si uniscono senza che la distinzione venga mai meno. Gli oggetti della natura sono tali solo perchè l’intelletto organizza i dati sensibili intorno a momenti unitari riconoscibili. L’unità della natura è una costruzione intellettuale. Questa organizzazione è l’unica forma di conoscenza possibile all’uomo. In questo senso si può dire che l’intelletto è il legislatore della natura. Conosciamo la natura come unità governata da leggi universali e necessarie, che sono prodotte dalla struttura del nostro intelletto e non provengono dagli oggetti.
iv. L’Analitica dei principi
Kant individua uno schema in corrispondenza di ogni categoria: ognuna di queste può tradursi in un metodo operativo rappresentabile nell’intuizione (quantitànumero; causalitàsuccessione regolare tra fenomeni). I principi puri dell’intelletto consentono di passare dalla generalità delle categorie alle regole per l’applicazione dell’intelletto ai dati sensibili.
L’esperienza concerne i fenomeni. Le categorie possono riferirsi solo a questi e non alle cose come sarebbero in se stesse, al di fuori dei modi che noi possediamo per conoscerle. Nuomeno è invece la cosa in sé, in quanto non è oggetto della nostra intuizione sensibile, il noumeno è solo un pensato, a cui può corrispondere nessuna esperienza. Inconoscibile, è un concetto limite. Può avere una funzione positiva, cioè quella di segnare esattamente il confine oltre il quale non si può dare la scienza. La tendenza naturale della nostra mente a estendere la conoscenza oltre i limite dell’esperienza è un fatto osservabile. La mente lo può fare senza contraddizione, ma occorre tuttavia non scambiare queste conoscenze per vere.

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