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Mandeville e Locke

La patria del liberalismo fu l’Inghilterra.
L’olandese Bernard de Mandeville mise in rilievo l’importanza dell’operosità, con la "favola delle api" affermando che un paese può raggiungere il benessere se si trasforma in una società mercantile, ovvero in una società che non è virtuosa ma in cui i suoi abitanti sono operosi.
L’inglese John Locke, invece, sosteneva che gli uomini si garantisero il godimento dei diritti naturali, ovvero alla vita, alla proprietà privata e alla libertà, formando una società che nasce per un accordo tra loro e che garantisca, appunto, questi diritti nel rispetto delle leggi.

Montesquieu e Rousseau

Il francese barone di Montesquieu celebrava la monarchia costituzionale fondata sulla divisione dei tre poteri: esecutivo, legislativo e giudiziario. Egli era molto ispirato e affascinato dalla società inglese; al suo contrario il filosofo Jean-Jacques Rousseau sosteneva che la società ideale era esistita solo nello stato di natura, poichè con la nascita della società nacque anche la proprietà privata che per lui era l'origine delle disuguaglianze.

Rousseau pubblicò un’opera "Il contratto sociale", egli sosteneva che occorreva fondare la società su un libero accordo fra tutti i cittadini. In quest'opera si intravedono i princìpi della democrazia diretta, al contrario di quella rappresentativa usata nella società inglese.

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