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Per quanto riguarda l’individuo e le sue libertà possiamo sottolineare il fatto che la libertà illuminista non è più soltanto la libertà di gruppi associati bensì quella dell’individuo in quanto tale, una libertà che è concepita come un diritto assoluto e naturale, prima ancora che come un diritto storicamente determinato. La radice di pensiero, ovvero la possibilità per ognuno di formarsi liberamente, consapevolmente e razionalmente le proprie opinioni.
I Philosophes hanno avuto il merito di sostenere l’idea della “tolleranza religiosa” e del rispetto per le diverse confessioni. A questa posizione si unisce l’invito a un distacco critico dai dogmi o dalle credenze religiose, in quanto anch’essi devono essere oggetto di un serio esame razionale. Al distacco dal fenomeno religioso corrisponde un vivo e rinnovato interesse per la scienza. Vengono fondate, infatti, numerose società scientifiche, i cui membri si dedicano all’incoraggiamento delle ricerche e alla discussione dei risultati conseguiti.


Una delle rivoluzioni illuministe è quella di un autonoma interpretazione della bibbia e la riforma ha un importanza fondamentale. Il sapere non può essere disgiunto dall'idea di vivere meglio. Gli illuministi furono i primi a propagandare le scienze, avevano un idea un po' baconiana della scienza (da Bacone). Osservavano direttamente i fenomeni, facevano ricorso al metodoempirico basato sul metodo dell'esperienza e dell'osservazione per poter esporre le cose. Ad esempio per ricavare o produrre una cosa dal fabbro ci si reca lì e si osserva la lavorazione man mano che i lavori vengono svolti).
Alcuni filosofi tra cui Locke si occupavano della politica esprimendo i pregi e i difetti basandosi sulle teorie politiche e gnoseologiche (pensavano che la cosa importante fosse l'esperienza).


Rosseau: Rosseau a differenza degli altri filosofi considera lo Stato di natura non come un momento tragico e selvaggio dell'esistenza bensì una fase in cui gli uomini vive senza legarsi ad alcuna comunità stabile. Se la natura spinge gli individui ad associarsi fra loro comunque li dota decisamente dell'istinto della pietà il che fa sì che ciascuno soccorra chi ha bisogno.
Il discorscorso di Rosseau presenta i caratteri di un polemico paradosso:
inventando la figura del “buon selvaggio” contento del poco che la natura gli offre e vivendo vicino alle altre persone cerca di evidenziare quanto sia ingiusta e dolorosa la disuguaglianza che caratterizza le società di quest'epoca. Inoltre per il pubblico europeo il “buon selvaggio” sembra non essere più una pura e semplice fantasia filosofica,

ma trova interpreti nella popolazione tahitiana e iniziano a porsi delle domande del tipo:
se in origie i selvaggi sono buoni che diritto hanno gli europei di sfruttarli? Se sono nobili di conseguenza dovrebbero essere uguali agli europei se non anche migliori di loro.

Alla domanda chi ha il diritto di stabilire le leggi, comprese quelle penali ci si riaggancia al concetto di “Libertà politica”: una tematica molto difficile da trattare e molto spesso vengono esaminati soprattutto due libri non solo per la profonda influenza che durante questo periodo esercitano ma anche sull'elaborazione politica di molti anni e sono: Lo spirito delle leggi di Montesquieu e il Contratto sociale di Rosseau.

Montesquieu:
Al centro della logica del suo libro ritroviamo una fondamentale distinzione tra forme di governo “Moderate” e forme di governo “dispotiche”: le prime possono essere repubbliche o monarchie, purché siano caratterizzati da una corretta distribuzione e separazione dei poteri, in particolare del potere di fare le leggi (legislativo), di farle eseguire (esecutivo) e di farle rispettare (giudiziario): e sostiene che si debba avere un governo “moderato”, giusto, questi tre poteri devono essere attribuiti a istituzioni diverse e quando i tre fondamentali poteri si accentrano nella mani di una sola persona siamo in presenza di “dispotismi o tirannie”, oppure in altri casi potrebbe essere nelle mani di un'oligarchia aristocratica come nella Repubblica di Venezia.

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