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Illuminismo: definizione e temi

Definizione
L’Illuminismo è allo stesso tempo due cose: una corrente filosofica e un’epoca, cioè è un fenomeno intellettuale e filosofico, ma è anche la nascita di una nuova socialità, di nuove riviste, etc. L’Illuminismo è l’abbandono dell’ipse dixit, è l’idea che gli uomini non solo hanno una ragione e possono usarla, ma che possono usarla in tutti i campi: non c’è un ambito dello scibile (teologia, metafisica, biologica) al quale possa essere interdetto l’ingresso della ragione. Rinunciare alla guida di un altro significa rinunciare ad Aristotele, alla dottrina della Chiesa non come religione, ma come sudditanza ad idee espresse da altri: è il rifiuto del principio di autorità, l’uso dello spirito critico. Questo potrebbe già distinguerlo, ad esempio, dal Romanticismo: esso accettava che ci fosse un ambito inaccessibile alla ragione, il sentimento del patriottismo ad esempio non è razionale perché non corrisponde a dei criteri. La capitale indiscussa è Parigi, importanti centri sono la Scozia e l’Italia, in particolar modo a Milano e Napoli (non a caso, i paesi dove ci sono stati gli Austriaci).

Natura e scienza
Gli Illuministi si occupano di molte cose e in modo diverso, ma su natura e scienza condividono grossomodo tutti la stessa idea in quanto sono al centro del loro interesse: dalla scienza si aspettano gli strumenti per migliorare la società, la vita collettiva, per migliorare la propria salute, il proprio grado economico e in generale per ottenere un progresso.

Religione
Dal punto di vista della religione, che è forse quello sul quale gli Illuministi espongono più che in altri settori, la si riduce alla fiducia nell’esistenza di un essere metafisico e ad un insieme di precetti morali: il Deismo è, in qualche misura, una forma di razionalizzazione della religione che passa attraverso l’idea che della religione presentava la massoneria (nata intorno agli anni ’20 del ‘700 in Inghilterra, parlava di Dio come di un “grande architetto” e del mondo come di un “grande orologio”: essa presenta l’idea di un Dio che, una volta fatto il mondo, gli ha dato delle regole proprio come un orologio ed esso funziona soltanto in quel modo, non c’è una provvidenza che interviene nella storia a determinarne gli esiti). Se la religione è questa cosa, allora non ha senso farsi la guerra per motivi religiosi, perché quello che conta è la fede in un essere supremo e il corretto comportamento morale.

Economia
Dal punto di vista economico, gli Illuministi si posizionano tra autori del mercantilismo e di una nuova corrente filosofica, la fisiocrazia, la cui opera di riferimento è il Saggio sull’origine della ricchezza nelle nazioni (1786) di Adam Smith. Secondo Smith, la ricchezza di una nazione non è nei metalli preziosi, nelle monete che circolano all’interno di essa, non è nella potenza demografica ma è nella produzione agricola: l’economia reale è costituita dai beni che la physis, cioè la natura, riesce a dare a quel paese. È pertanto possibile classificare la società in base al ruolo che gli individui hanno nel processo produttivo, e non in base al loro status o alla loro dignità. Sempre secondo Smith, la libertà di commercio porterà al massimo utile per il maggior numero di persone: l’idea di utilitarismo elaborata da Bentham viene traslata anche in campo economico nel liberismo del mercato.

Politica
Dal punto di vista politico alcuni Illuministi sono favorevoli al dispotismo illuminato, ma non tutti: se Voltaire e Diderot lo sono, Rousseau non lo è. Le posizioni politiche dentro all’Illuminismo sono molto variegate, dal dispotismo illuminato ai sostenitori della democrazia con suffragio universale e sono presenti tutte le sfumature trovabili in questo spettro.

Due punti saldi
Ci sono due punti di riferimento: il primo è lo spirito critico, l’idea che la ragione possa essere applicata a tutti i campi dello scibile e quindi non importa se due persone la pensano diversamente, perché quello che conta è che se ne possa discutere, e questo è il secondo punto, argomentando la propria posizione con gli strumenti offerti dalla ragione. Per essere entrambi Illuministi, ad esempio, non è necessario condividere la stessa concezione politica, perché quello che si condivide è l’idea che di quella cosa se ne possa parlare: anche se le due opinioni resteranno diverse, nessuno tirerà poi fuori il diritto divino o quello sovrano, perché non è sostenuto da argomentazioni razionali, mentre si potrà ad esempio sostenere l’efficienza della monarchia, del dispotismo. Infatti, gli Illuministi che argomentano a favore del dispotismo illuminato non pretendono di dimostrare che esso è stato sempre esistito perché così vuole Dio, ma partono dal fatto che funziona e pertanto va utilizzato.

Valori
Secondo Paolo Viola, gli Illuministi sono accomunati da quattro valori fondamentali: ragione, libertà, felicità e tolleranza. La ragione come strumento della conoscenza, ma anche della condotta personale di ciascuno; la libertà, l’idea che i prodotti del pensiero debbano essere liberamente pubblicati, che le persone non possano essere perseguite per le loro opinioni e che queste possono essere scardinate; la felicità, l’obiettivo della vita degli uomini non è la salvezza dell’anima ma lo stare bene in questa vita (e magari anche nell'aldilà), il cui perseguimento è un diritto degli uomini e non un disvalore; la tolleranza, l’idea condivisa che le posizioni religiose non debbano essere di ostacolo alla vita degli individui.

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