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LA CONCEZIONE ILLUMINISTICA DI DIO

Quando gli illuministi si devono inevitabilmente confrontare con il problema di Dio e della sua collocazione tra le conoscenze geometriche, matematiche e quelle opinabili non possono che escluderlo dalle conoscenze misurabili. Già con questa posizione si può notare come preventivamente, a priori, posizionano Dio al di fuori di ciò che è conoscibile e poi si possono osservare due conseguenze di questa decisione: in primis la critica a tutte le religioni rivelate (il cristianesimo, l’ebraismo e l’islam) che fondano il loro credo su una rivelazione di Dio all’uomo e con la ragione che viene concepita come una facoltà che non permette da sola all’uomo di penetrare il mistero del divino, tant’è che già san Tommaso aveva affermato che la nostra conoscenza di Dio è completa solo con la rivelazione e che senza di essa non potremmo conoscerlo.

Infatti, per le religioni tradizionali attraverso la rivelazione gli uomini possono affermare quale sia il periodo in cui è vissuto Dio oppure chi era: in realtà quest'operazione dal punto di vista conoscitivo possibile, ossia fornire informazioni su Dio attraverso la rivelazione, è considerata dagli illuministi errata ed infondata. Infatti, poiché alla base delle concezione degli illuministi c’è la premessa che la ragione è un criterio per verificare la misurabilità degli oggetti della conoscenza, il metodo di conoscenza per fede non può essere applicato e non si può accettare come vero qualcosa che ci viene riportato da altri: infatti per gli illuministi gli uomini si devono fidare solo delle opere di Dio che vedono e non di ciò che viene raccontato.

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