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Idea

Lo studio e la classificazione delle idee vengono operati nel secondo libro del Saggio sull’intelletto umano. Il termine idea, nel pensiero di Locke, ripete, almeno in parte, il significato che Cartesio attribuisce a tale parola. Da Cartesio riprende la convinzione che pensare equivalga ad avere idee. Idea sta ad indicare una qualsiasi rappresentazione mentale, immagine, in conformità alla convinzione dell’uomo comune. Ma essa indica anche percezione immediata che proviene dall’esperienza sensibile ed in questo Locke si allontana da Cartesio. Inoltre la concezione di Locke è diversa da quella di Leibniz: infatti, mentre l’innatismo virtuale leibniziano ritiene che la mente umana possieda idee in forma inconscia, Locke dichiara esplicitamente che ciò è assurdo perché un’idea che non sia pensata e di cui non si abbia coscienza non può esistere in nessun modo. Locke distingue allora le percezioni in idee semplici (ricevute passivamente dall’intelletto umano, e quindi fondamento della conoscenza), a loro volta suddivise in sensazioni (provenienti dalla realtà esterna attraverso i sensi) o riflessioni (provenienti dall’interiorità), idee complesse (integrazioni e rielaborazioni attivamente operate dall’intelletto umano, che si riducono a sostanze, modi o relazioni) e idee generali (ottenute tramite l’astrazione e la generalizzazione).

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