Mongo95 di Mongo95
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L’intento di Hume è svolgere un’analisi approfondita dei gradi della probabilità e distinguere fra collegamenti casuali e successioni confermate in modo costante dall’esperienza. Ciò lascia aperto il problema della corrispondenza fra le credenze e le connessioni degli eventi nel mondo reale. È legittimo parlare, sulla base delle premesse finora descritte, di un mondo esterno indipendente dal soggetto che lo sperimenta? D’altra parte, come si può parlare di una mente, se tutto ciò che la conoscenza rivela è un flusso di percezioni più o meno vivaci, collegate senza alcuna necessitò da principi istintivi come quelli dell’associazione?
Se da un lato la ragione esercita la sua legittima funzione critica mettendo in evidenza le contraddizioni implicite nelle dottrine tradizionali, dall’altro rischia di esaurirsi in elaborazioni sterili e perdere di vista l’obiettivo fondamentale della ricerca filosofica: la comprensione del mondo umano. Hume sarà quindi sempre più favorevole a una forma di scetticismo moderato, o “mitigato”. La sua intenzione è soprattutto quella di esplorare fino in fondo la strada dello scetticismo, non solo per rilevare il contrasto fra tale orientamento e altre tendenze naturali della mente, ma anche per comprendere i motivi della sua origine e della sua influenza. Come nel caso della presunta necessità della relazione causale, non vi è nessuna possibilità di verificare se le percezioni sensibili, sempre mutevoli e contingenti, rimandino a una realtà più stabile e profonda. Il senso comune identifica semplicemente le sensazioni con la realtà. È dunque inevitabile concludere con gli scettici che la credenza in un mondo reale, indipendente e distinto dalle nostre percezioni, non può essere fondata su basi razionali.

Ancora più difficile è risolvere i dubbi relativi all’unità e identità delle “persone”. L’identità personale non può essere attribuita a una sostanza materiale o spirituale, ma soltanto alla memoria che ogni individuo conserva del suo passato. Si cerca allora di delineare la possibilità di ricavare dal flusso delle percezioni un’identità “fittizia”, fondata sugli elementi che permettono di definire l’io almeno come un’entità collettiva, unita da una continuità di relazioni e di funzioni piuttosto che dalla sopravvivenza dei medesimi componenti.
Le conseguenze dello scetticismo radicale sono che il filosofo, avvolto nelle sue difficoltà senza soluzione, vede se stesso come isolato dai propri simili e privo di punti di riferimento per le proprie convinzioni e aspettative. Nell’esistenza di tutti i giorni e nei rapporti sociali nessuno esita ad affidarsi alle convinzioni del senso comune, quali che siano i fondamenti di queste ultime sul piano filosofico: si tratta di prendere atto di questa verità, senza che ciò impedisca di tornare alle ricerche astratte e alle analisi profonde quando la passione per la filosofia riprende il sopravvento.

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