pexolo di pexolo
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Hume


Con Hume la revisione critica della cultura e dei sistemi d’idee della tradizione acquista un carattere radicale, egli prospetta un modello empiristico di conoscenza che mette in dubbio le possibilità effettive della ragione, risultando per molti versi critico nei confronti della fede illuministica nella ragione e particolarmente fecondo per il pensiero filosofico che seguirà il passaggio d’epoca di fine secolo.

I limiti dell’intelletto umano


Solo sull’esperienza, secondo Hume, si fonda la conoscenza. Alla base del suo filosofare vi è l’ambizioso progetto di costruire una “scienza” della natura umana su base sperimentale: egli intende offrire un’analisi sistematica delle varie dimensioni che la costituiscono per spiegare i suoi princìpi, mirando a ricostruire il sistema di tutte le scienze sulla base di questa nuova certezza. Considerato che sulla base dell’esperienza non siamo in grado di stabilire rapporti certi, oggettivi, di causa ed effetto, il principio di causalità, elemento essenziale della scienza e della filosofia, va negato. Questa scelta empiristica assume certamente una fortissima connotazione antimetafisica (“Bruciate ogni volume di teologia o di metafisica scolastica, se vi viene tra le mani!”) e finirà per mettere capo ad una forma di scetticismo nel quale le pretese conoscitive della natura umana risultano fortemente limitate. A una natura umana contrassegnata dal primato della ragione, così orgogliosamente rivendicato dalla cultura illuminista, Hume contrappone l’immagine della natura umana guidata e plasmata dalle sue componenti più irrazionali (l’abitudine, la credenza, i sentimenti). Non si poteva rovesciare in modo più chiaro e totale la concezione illuministica dell’uomo.

Idee ed impressioni


In seguito ad una percezione sensibile, come può essere una vampata di calore, noi possediamo una sensazione vivida e forte dell’accaduto, che Hume chiama impressione e che costituisce il materiale della conoscenza umana, che col passare del tempo si trasforma in un ricordo sbiadito e meno chiaro, la cosiddetta idea. Come copie delle impressioni, le idee possono essere, ad opera dell’immaginazione, connesse mediante un ‘principio di associazione’, cioè in base alla rassomiglianza, alla contiguità nel tempo e nello spazio, alla causalità.

Le idee “complesse”


I criteri mediante cui noi connettiamo i ricordi, le idee tramite il principio di associazione sono la rassomiglianza, lo spazio-tempo e la relazione causa-effetto: questi criteri sono chiamati da Hume idee “complesse”. Tali idee non hanno tuttavia alcuna impressione, cioè non sono riconducibili ad alcuna esperienza, non possono quindi essere considerate certe ed oggettive: Hume si propone perciò di destituire la loro necessità

L’analisi critica del principio di causa


Questa analisi si articola in due momenti di fondo, nel primo Hume mostra il carattere empirico del legame causale, ossia l’impossibilità di derivare a priori, da una qualsiasi causa un qualsiasi effetto; nel secondo mostra come la presunta necessità oggettiva del rapporto causale scaturisca invece da una necessità soggettiva, ossia dal fatto che noi, avendo constatato per abitudine che nel passato A è seguito a B, siamo portati a ‘credere’ che anche nel futuro ad A seguirà immancabilmente B.
Hume, criticando il principio causale, prende in esame la concezione ontologica di causa, secondo cui essa non è altro che la testimonianza dell’esperienza. L’uomo ha esperienza della relazione causale come di una relazione fra due eventi in cui il primo pone in essere il secondo.
Ebbene Hume dubita dell’esistenza di un’esperienza del genere. Nel caso delle due palle di biliardo, sostiene, noi non assistiamo affatto ad una relazione per cui il primo evento avrebbe prodotto, posto in essere, il secondo. Se ci fermassimo a registrare ciò che l’esperienza manifesta dovremmo limitarci ad asserire quanto segue: anzitutto assistiamo al movimento della prima palla, poi, al contatto di questa con la seconda, infine, al movimento della seconda palla. Come dire: “le relazioni che il mondo manifesta, e di cui abbiamo esperienza, sono soltanto quelle di successione (nel tempo, prima il movimento della palla A, poi quello della palla B). L’esperienza si limita a manifestare tali relazioni restando muta riguardo alla presunta capacità di un evento di porre in essere un altro evento.
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