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Anche Hume, come Locke e gli altri empiristi, si occupa del problema gnoseologico (conoscenza e limiti dell'intelletto umano). Egli porta all'estreme conseguenze lo scetticismo metafisico di Locke dicendo che anche nell'ambito dell'esperienza, cioè entro i confini, non vi sono certezze.
Per la rivoluzione scientifica la natura è un ordine oggettivo regolata da leggi universali e necessarie, per cui ogni fenomeno è oggetto di una causa che saputa permette di prevenire l'effetto. Hume, mette proprio in discussione il principio di causalità.
Egli, afferma che il nesso causale è soggettivo, in quanto frutto della nostra abitudine e l'uomo lo stabilisce arbitrariamente. Infatti la nostra mente è abituata a vedere i fenomeni fisici come temporalmente contigui (es. il giorno e la notte), mentre per Hume ognuno è distinto dall'altro. Allora la natura è imprevedibile, non segue delle leggi, ma è regolata dalla probabilità. Così, con un ragionamento per assuurdo, Hume arriva ad uno scetticismo metafisico e scetticismo scientifico. .

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