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Hobbes

Hobbes visse nel 1640, periodo caratterizzato dalla guerra civile in Inghilterra.
Egli si interessava in particolare della politica.
Intanto disse che i corpi sono di due specie:
• Naturali: nel quale l’uomo è il più perfetto
• Artificiali: il più perfetto è lo stato

Hobbes parte dal presupposto che l’uomo per natura è governato dalla forza dell’istinto di conservazione, egli infatti è egoista e prepotente. A causa del suo carattere, quindi, ogni uomo pensa solo a se stesso e tende a scontrarsi di continuo con gli altri per sopraffarli e prevalere su di loro. Per questo motivo tutti gli uomini hanno fatto un PATTO SOCIALE, in cui danno tutti i loro diritti ad un sovrano (tranne il diritto alla vita), il quale ha il dovere di garantire la pace e il benessere dello stato e quindi della popolazione, facendo ciò gli uomini rinunciano alla loro libertà.

Hobbes appoggiava quindi l’assolutismo, in cui il potere era concentrato tuto nelle mani di un uomo solo. Egli diceva che il potere dello stato è indivisibile: non può essere ripartito tra più soggetti, ma deve risiedere nelle mani di uno solo.
Lo stato per Hobbes è anche sciolto da ogni legame di subordinazione rispetto al potere religioso. Anzi egli dice che la religione non può entrare in contrasto con lo stato.
Hobbes paragona lo stato e il sovrano al coccodrillo nel libro di Giobbe il “Leviathan”. Questo coccodrillo è un Dio mortale, che ha uno scettro in mano con tutte le teste dei suoi suddite e della popolazione. Ciò raffigura il fatto che egli ha il controllo su tutto e tutti e quindi può esigere tutto da tutti (tranne il suicidio)

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