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Hobbes

Vita

Nacque nel 1588 in Inghilterra. Non visse la gloriosa rivoluzione ma la guerra civile e la dittatura di cromwell. Figlio di un pastore, ma della sua educazione se ne occupò lo zio. Si dedicò agli studi umanistici e poi alle ricerche scientifiche interessandosi di matematica fisica geometria. In Inghilterra intanto il parlamento e la monarchia sono sempre più contrapposti. Emigra in Francia dove compone importanti opere filosofiche: obiezioni sulle meditazioni di Cartesio. Tornato a Roma, pubblica il suo capolavoro “il leviatano”.

La filosofia naturale

Ha una visione materialistica e meccanicistica della realtà naturale ispirandosi e galilei. A contrario di Aristotele sostiene che la filosofia è un’indagine non sulla causa finale ma sulla causa efficiente dei fenomeni cioè sulla causa del mutamento delle condizioni materiali delle cose

Si parte dalla sensazione non dalle idee innate. Ma non ci si riduce alla sensazione. La ragione è lo strumento di calcolo attraverso cui l’uomo ordina i dati derivanti dalla sensazione. Il calcolo è inteso come addizione e sottrazione dei nomi.
La conoscenza razionale è un’attività formale che ordina i contenuti forniti dalla percezione sensoriale soggettiva: essa non riguarda le essenze (Aristotele) delle cose ma i concetti.
E’ un meccanicista perché’ sostiene che ogni fenomeno naturale è movimento di corpi o di loro parti. La conoscenza scientifica è deduttiva e riguarda le realtà corporee di cui si può conoscere la causa efficiente. I principi esplicativi della realtà sono il corpo e il movimento. Contro Cartesio (res cogitans/extensa) e Aristotele (sostanza incorporea) sostiene che tutta la realtà è corporea (materialismo): l’anima è corpo e anche dio lo è.
Nominalismo: i nomi sono solo segni convenzionali privi di corrispondenza reale. Il vero e il falso sono solo attributi delle parole non delle cose.
La scienza ha un fondamento nominalistico. Concepisce la verità come la corretta disposizione dei nomi all’interno delle proposizioni. L’uomo è in grado di arrivare a conoscere solo l’artificiale ossia ciò che lui stesso costruisce. La natura, di cui l’uomo non è causa, può essere indagata solo per via ipotetica. Le vere scienze sono la matematica, la geometria, la politica perché’ sono il prodotto dell’azione dell’uomo.
Il pensiero razionale ha uno scopo pratico: prevedere vantaggi e svantaggi delle cause e degli effetti. Il sapere quindi serve ad accrescere la potenza dell’uomo. Il linguaggio serve per giungere a quest’obiettivo ma spesso si commettono degli errori.

Antropologia

Ciò che distingue l’uomo dall’animale è la capacità del pensiero casuale cioè la facoltà di conoscere i fenomeni come causa di possibili effetti.
Nel sistema meccanicistico di Hobbes non c’è spazio per il libero arbitrio: anche gli atti apparentemente volontari hanno una causa precedente che li determina. La volontà dipende da una causa necessaria. L’illusione della liberta nasce dall’insufficienza della ragione umana.
La vita emotiva dell’uomo soggiace alle stesse leggi meccaniche dei fenomeni naturali. Le passioni sono prodotte da immagini chiamate fantasmi del mondo esterno che giungono attraverso organi di senso. Ciò che l’uomo desidera è per lui buono, ciò’ che rifiuta è cattivo. Il bene e il male non sono valori assoluti ma convenzioni che cambiano a seconda dell’individuo e della situazione. Se esiste un bene in se c’è però un sommo male cioè la morte violenta, temuta da tutti.
A contrario di Aristotele Hobbes sostiene che l’uomo non è un animale socievole per natura ma lo diventi per scampare ai pericoli dello stato di natura. Senza l’istituzione di un potere come gli uomini vivrebbero isolati, in un perenne conflitto e in una condizione di paura e reciproca minaccia: homo homini lupus. La società rappresenta quindi un mezzo per salvare il primo bene dell’uomo: l’autoconservazione. Anche la vanità, l’aspirazione più potente, ha bisogno di una comunità per essere soddisfatta. Lo stato di natura non è una realtà storica ma un modello teorico che mostra la condizione dell’uomo in assenza di un’autorità costituita.

Filosofia politica

Il diritto naturale è il diritto di ciascuno di fare ciò ‘ che ritiene utile per tutelare i propri desideri ma nello stato di natura si traduce in volontà si sopraffare gli altri e conduce all’insicurezza generale. Solo l’istituzione di un potere comune può garantire la pace necessaria sull’autoconservazione. E’ la legge naturale che attraverso la ragione porta gli uomini a rinunciare anche al proprio diritto naturale per proteggersi dalla loro stessa aggressività.
La società politica è artificiale: è il prodotto della libera scelta degli uomini di trasferire il diritto naturale all’unica volontà di una persona artificiale. Lo stato si regge sul consenso degli individui non su un diritto divino, che si uniscono attraverso un contratto volontario, il patto di unione, e trasferiscono la loro volontà alla persona sovrano rappresentativa. Con il patto si crea un nuovo soggetto politico unico e unitario dotato di ragione e volontà: lo stato leviatano. Il detentore del potere sovrano può essere un individuo (monarchia) o un’assemblea (aristocrazia, democrazia)
La sovranità dello stato è:
assoluta: nessuna autorità terrena può competere con il potere sovrano che non soggiace alle leggi civili
irresistibile: l’unico diritto dell’individuo è la propria vita
indivisibile: tutti i poteri devono essere unificati nel solo potere sovrano per garantire la stabilità dello stato
I rischi per lo stato: la rivendicazione di autonomia decisionale da parte dei singoli cittadini e la contemporanea presenza di fonti alternativa di pubblica autorita’ (stato e chiesa)

L’autorità religiosa e la sovranità politica devono coincidere in un’unica persona artificiale. Il potere temporale deve limitarsi all’insegnamento dei vangeli. Se stato e chiesa coincidono il sovrano è il primo ministro della chiesa e il garante dell’interpretazione ufficiale delle scritture.

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