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Concezione morale di Hobbes

All'interno del pensiero filosofico di Hobbes ritroviamo anche un discorso sull'etica. Secondo il filosofo, così come quella conoscitiva l’attività pratica, o morale, ha origine dal movimento dei corpi esterni e si attua con un processo meccanico. Infatti tale moto viene trasmesso, oltre che al cervello, anche a tutte quante le particelle materiali che costituiscono il cuore e favorisce o turba il movimento interno dell’organismo in modo da provocare, nel primo caso, il piacere e, nel secondo caso, il dispiacere e quindi il dolore.
Perciò sorge naturale e immediata l’attrazione verso l’oggetto o la repulsione da esso, ossia l’appetizione oppure l’avversione.
Di conseguenza bene è ciò che procura piacere, male ciò che reca dolore e pertanto la volontà è portata a ricercare il piacere, ossia ciò che è utile, e ad evitare il dolore, ossia ciò che è dannoso, e in nessun modo può essere considerata libera. Naturalmente, poiché il bene ed il male non sono proprietà delle cose, non esiste una regola universale, valida per tutti gli uomini, che stabilisca in senso assoluto quale debba essere il comportamento di ciascun individuo; comune e determinato è invece il criterio dell’agire: la moralità è riposta nel principio del vantaggio individuale, e quindi dell’egoismo.

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