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Hegel, Georg Wilhelm Friedrich - Filosofia e pensiero (2) scaricato 0 volte

Hegel


La vita Nato nel 1770 in Germania. A 18 anni entra nello STIFT di Tubinga, un seminario protestante che preparava i promettenti giovani a tuttotondo). Del giovane Hegel si ricordano gli scritti teologici (Vita di Gesù) e la nuova legge dell’amore, fatta d’intensa vita interiore. Si laurea in breve tempo e finisce a fare il precettore tra Germania e Svizzera.
Nel 1799 riceve un’ingente somma di denaro dall’eredità paterna che gli permette di vivere di rendita, frequentando l’ambiente universitario. Nel 1818 viene chiamato a insegnare a Berlino (città di riferimento) dove diventa il filosofo di riferimento, il suo pensiero è di moda e le sue lezioni sono frequentatissime, i suoi scritti godono di grande divulgazione. Muore nel 1831
Gli scritti Fenomenologia dello Spirito (1807) con prefazione del ’06, la Scienza della logica (1812) e l’Enciclopedia delle scienze filosofiche (1817).
Il sistema filosofico Le tesi di fondo del sistema filosofico sono:
• La risoluzione del finito nell’infinito
La realtà è un organismo unitario di tutto ciò che esiste, organismo che coincide con l’Assoluto e con l’infinito, mentre i vari enti del mondo, manifestazioni dell’infinito, coincidono col finito. Di conseguenza, il finito è un’espressione parziale dell’infinito. Il finito rimanda all’infinito. L’hegelismo si configura come un monismo panteistico che vede nel finito (nel mondo) la manifestazione dell’infinito (di Dio). A differenza di Spinoza, che vedeva l’Assoluto come sostanza statica coincidente con la natura, Hegel lo identifica con un soggetto spirituale in divenire – la realtà è un soggetto che soltanto alla fine, cioè con l’uomo e le sue attività più alte (arte, religione e filosofia) giunge a rivelarsi per quello che è realmente.
• L’identità tra ragione e realtà
Il soggetto spirituale infinito è idea o ragione, intese come l’identità di ragione e realtà. “Ciò che è ragionale è reale; e ciò che è reale è razionale”. Con la prima parte intende dire che la ragione non è astrazione ma forma stessa della realtà, intesa come sviluppo dell’idea. Con la seconda parte afferma che la realtà è il dispiegarsi di una struttura razionale che si manifesta in modo inconsapevole nella natura e in modo consapevole nell’uomo. Tale entità implica che ciò che esiste è ciò che razionalmente deve essere.
• La funzione giustificatrice della filosofia
Il compito della filosofia è quello di giustificare razionalmente la realtà. La filosofia deve prendere atto che ciò che è è, poiché ciò che è è ragione. La filosofia arriva quanto la realtà è già formata e deve rinunciare alla pretesa di determinarla – deve solo elaborarne razionalmente i concetti.

Il farsi dinamico dell’Assoluto è risolto con la triade dialettica dei tre momenti dell’idea “in sé e per sé” (tesi), dell’idea “fuori di sé” (antitesi) e dell’idea che ritorna a sé (sistesi).
Tesi: idea in sé stessa, a prescindere dalla sua realizzazione nella natura e nello spirito
Antitesi: negazione dell’idea in sé, alienazione dell’idea nelle realtà spazio-temporali
Sintesi: risoluzione di tesi e antitesi, l’idea che acquista autocoscienza di sé nell’uomo – aufhebung, superamento ma anche conservazione, che ci conduce ad una nuova tesi.
A questi tre momenti dell’Assoluto fa corrispondere tre sezioni in cui si divide il sapere filosofico:
1. Logica – studia l’idea in sé
2. Filosofia della natura – studia l’idea fuori di sé
3. Filosofia dello spirito – studia l’idea che torna in sé (=>soggettivo=>fenomenologia)
La dialettica L’Assoluto è divenire, e la legge che lo regola è la dialettica, ossia la legge di sviluppo e comprensione della realtà. Hegel distingue tre momenti del pensiero dialettico:
1. Astratto (tesi): concepisce la realtà come una seria di determinazioni rigide ed isolate.
2. Negativo-razionale (antitesi): nega le determinazioni mettendola in rapporto con una determinazione opposta
3. Positivo-razionale (sintesi): unifica la precedente affermazione e relativa negazione in una sintesi positiva comprendente di entrambe – concetto dell’aufhebung (supero e conservo).
La dialettica, quindi, illustra la risoluzione del finito nell’infinito. Dimostra come ogni finito non possa esistere in sè stesso ma solo in un contesto di rapporti. La dialettica mostra come le determinazioni perdano la rigidità iniziale e diventino i momenti di un’idea infinita.
La dialettica ha un significato ottimistico: riduce ogni cosa all’ordine e alla perfezione del tutto. Anche il negativo e un momento di farsi del positivo.
La dialettica hegeliana è chiusa, in quanto ha un ben preciso punto di arrivo, coincidente con il pensiero stesso di Hegel.
Critica alle filosofie precedenti
Illuministi: rifiuta il loro rapportarsi con il mondo e il loro razionalizzare la realtà, dimenticando che la vera ragione è quella che prende corpo nella storia e abita in essa. La ragione degli illuministi è finita e parziale, quella di Hegel è infinita e coincide con l’Assoluto.
Kant: aveva costruito la filosofia del finito, con le idee della ragione che spingono la ricerca scientifica all’infinito, verso una compiutezza. Inoltre la volontà, diversa dalla ragione, non raggiunge mai la santità. A Kant Hegel rimprovera di voler indagare la facoltà del conoscere prima di procedere a conoscere.
I romantici: Hegel contesta il primato del sentimento, dell’arte o della fede, sostenendo che la filosofia è il sapere superiore. Contesta gli atteggiamenti individualistici, affermando che l’intellettuale deve tener d’occhio il corso del mondo, cercando d’integrarsi nelle istituzioni socio-politiche del proprio tempo. L’individuo deve essere funzione del sistema.
La Fenomenologia dello spirito
La fenomenologia è la scienza di ciò che appare. Lo scritto hegeliano, precede l’enciclopedia delle scienze filosofiche. In quest’ora, racconta la storia romanzata della coscienza (influenzato dalle mode del suo tempo), che emergere dalla sua individualità e raggiunge l’universalità. La fenomenologia ha il compito di preparare ed introdurre il singolo alla filosofia.
Per arrivare alla fenomenologia, segue questo percorso: sapere filosofico-filosofia dello spirito-soggettivo-fenomenologia.
I depositi dello spirito sono momenti emblematici della storia che fungono da sintesi e sono inquadrabili in immagini; queste sono utilizzate per addentrarci nella storia, non pretendendo di farne un riassunto completo e dettagliato.
La fenomenologia si divide in tre momenti: coscienza (rapporto soggetto-oggetto), autocoscienza (rapporto soggetto con sé) e ragione. La coscienza comprendere di essere coscienza dell’oggetto, di sé e di essere ragione; la realtà è ragione.
Autocoscienza In questa sezione viene analizzato il rapporto del soggetto con gli altri.
L’autocoscienza, per definirsi, ha bisogno che qualcun altro la definisca, del riconoscimento da parte di un'altra autocoscienza. Ma come avviene il riconoscimento?
Scritti giovanili: riconoscimento nell’Amore, che mantiene la singolarità ma accoglie la novità del Noi, è un’esperienza dialettica che supera e conserva.
Fenomenologia: riconoscimento nel conflitto, inteso come lotta, guerra – per affermare sé stessi nella relazione con gli altri ci si gioca la morte. In questo conflitto entrambi lottano per affermare la propria indipendenza; tuttavia non si conclude con la morte (si annullerebbe la dialettica del riconoscimento) ma con il subordinarsi al vincitore, il signore (colui che vince) viene riconosciuto dal servo (il perdente). Il riconoscimento in questo caso è reciproco.
Questa dinamica è però destinata ad un cambio di ruoli per cui il signore diviene servo del servo e il servo signore del signore: il signore perde contatto con la realtà e le capacità tecniche vengono meno (non sa) mentre il servo impara ed è disciplinato, la coscienza acquisisce di essere diverso dal signore. Il servo diventa indispensabile al padrone (non disciplinato), è creativo e con il lavoro modella la realtà a suo beneficio, trasformandola e dando luogo ad opere che permangono nel tempo – in questo modo imprime nell’essere quella forma che è l’autocoscienza e così ritrova sé stesso nella propria opera. L’autonomia del servo porterà al “venir meno” della schiavitù nel corso della storia.
La logica è scienza dell’idea pura, cioè dell’idea nell’elemento astratto del pensiero. La Logica prende in considerazione la struttura programmatica del mondo, la quale si specifica in un organismo di concetti i quali, in virtù di essere e pensiero, costituiscono altrettante determinazioni della realtà – in altre parole pensieri oggettivi che esprimono la realtà stessa nella sua essenza.
La filosofia della natura cerca di comprendere come la natura (divina) esprima spiritualità. La natura è l’esteriorità spazio-temporale dell’idea, è quindi contraddizione insoluta per questo ha carattere di negazione. La natura secondo Hegel pone dei limiti al discorso filosofico su di essa.
Hegel passa dall’idea alla natura secondo un processo di alienazione, non ben chiaro se in senso di elevazione o inferiorità. Tuttavia, chiaro è che, è impossibile conoscere Dio dalle cose naturali.
Hegel usa la natura per porre tutto ciò che deve aver un posto ma che il filosofo ha respinto al di fuori della realtà.
La filosofia dello spirito è lo studio dell’idea che diviene soggettività e libertà dopo essere uscita dal sé ed aver trovato “la via”. Lo sviluppo dello spirito avviene in 3 passaggi: spirito soggettivo (antropologia, fenomenologia, psicologia – spirito individuale), spirito oggettivo (quello sovra-individuale o sociale) e lo spirito assoluto (spirito che conosce sé stesso nelle forme di arte, religione e filosofia – giunge all’infinitezza). Ogni grado è compreso e risolto in quello successivo, ma che è, a sua volta, già presente in quello inferiore.
Lo spirito oggettivo Qui lo spirito si manifesta in istituzioni sociali concrete, ossia determinazioni sovra-individuali che Hegel raccoglie sotto il concetto di diritto in senso lato. Ci sono tre momenti:
⇒ Diritto astratto (tesi): proprietà, contratto, diritto contro torto
⇒ Moralità (antitesi): proponimento, intenzione e benessere, bene e male
⇒ Eticità (sintesi): famiglia, società civile, Stato
L’eticità La separazione tra soggettività e bene viene risolta nell’eticità, nel quale il bene si è attuato ed è divenuto esistente. L’eticità è la realizzazione del bene in forme istituzionali quali la famiglia, la società civile e lo Stato. L’eticità supera la spaccatura tra interiorità ed esteriorità, in quanto il bene deve realizzarsi al di fuori di me, nell’esistenza esteriore.
La famiglia: è il primo momento, è un’unità spirituale fondata sull’amore e sulla fiducia. Questa si articola in matrimonio, patrimonio ed educazione dei figli. Quest’ultimi, una volta cresciuti, daranno luogo a nuove famiglie – da qui si passa al 2° momento.
La società civile: è un luogo di scontro che s’identifica con la sfera economico-sociale e giuridico-amministrativa del vivere insieme. Pur essendo antitesi della famiglia e rappresentando un momento “negativo” dell’eticità ne fa pur sempre parte. Si articola in:
⇒ Sistema di bisogni: gli individui devono soddisfare le proprie necessità con la ricchezza e con la divisione del lavoro, dando origine alle classi sociali (agricoltori/artigiani, fabbricanti e commercianti/pubblici funzionari)
⇒ Amministrazione giuridica: concerne alla sfera delle leggi e alla loro tutela giuridica – s’identifica con il diritto pubblico
⇒ Polizia e corporazioni: provvedono alla sicurezza sociale attuando unità tra volontà individuale e lavorativa.
L’intuizione di Hegel sta nel interporre la società civile tra l’individuo e lo Stato. Modello utilizzato successivamente dagli studiosi di problemi economici e sociali (Marx).
Lo Stato: rappresenta il momento culminante dell’eticità, ossia la ri-affermazione dell’unità della famiglia (tesi) al di là della dispersione della società civile. (antitesi) Lo Stato è una sorta di famiglia in grande, che non implica la soppressione della società civile ma uno sforzo verso il bene comune.
Si differenzia dal modello democratico (sovranità al popolo) ritenendo il popolo, al di fuori dello Stato, come una moltitudine informe. La sovranità dello Stato deriva dallo Stato stesso, il quale ha in sé stesso la propria ragion d’essere. Lo Stato non è fondato sugli individui ma sul bene universale – non sono gli individui a formare lo Stato ma lo Stato a formare gli individui.
Rifiuta il modello contrattualistico ritenendolo un’offesa allo Stato, assoluta autorità e maestà.
Contesta il giusnaturalismo (diritti naturali esistenti prima dello Stato) affermando che la società è la condizione in cui solo il diritto ha la sua realtà. Non è dispotico, in quanto lo Stato opera solo attraverso le leggi che devono governare al posto degli uomini. Rifiuta la costituzione creata dagli uomini, è piuttosto qualcosa che sgorga dalla vita collettiva e storica del popolo. La costituzione “razionale” è nella monarchia costituzionale con i suoi tre poteri:
1. Legislativo: determina e stabilisce l’universale e concerne le leggi come tali. Pur ritenendo importante la mediazione dei ceti, si mostra diffidente poiché ritiene siano inclini a far valere gli interessi privati – l’assemblea dei ceti è solo una parte del potere legislativo, il quale concorre gli altri due poteri
2. Governativo: poteri giudiziari e di polizia operanti a livello di società civile – traduce universalità delle leggi
3. Principesco: rappresenta l’incarnazione dell’unità dello Stato – la sovranità si concretizza in un’individualità. Nonostante ciò il vero potere però è quello del governo, con ministri e pubblici funzionari.
Il pensiero politico mette capo a una divinizzazione dello Stato, che diventa volontà divina.
Lo Stato non può trovare limiti nelle leggi morali.
Non esiste un organismo superiore in grado di regolare i rapporti tra i popoli e risolvere i loro conflitti. Il solo giudice è lo spirito universale, cioè la storia, la quale ha come momento strutturale la guerra – questa preserva i popoli dalla fossilizzazione e ne crea il progresso.
La filosofia della storia La storia, anche se all’individuo può apparire priva di razionalità, in realtà è razionale. Il fine della storia è la libertà dello spirito, che riesca a sapere cos’è veramente e lo realizzi facendo un mondo esistente. Questo spirito è lo spirito del mondo che s’incarna nello spirito dei popoli che si succedono all’avanguardia della storia. I mezzi della storia sono gli individui con le loro passioni – l’azione dell’individuo sarà più efficace quanto più sarà conforma allo spirito del popolo cui appartiene. La tradizione è conservazione ma anche progresso. La prima trova gli strumenti nei conservatori, la seconda negli eroi (Cesare, Napoleone), uomini mossi dalla propria passione e ambizione. Ma si tratta solo di un’astuzia della ragione che si serve degli individui e delle loro passione come di mezzi per attuare i suoi fini. La realizzazione della libertà dello spirito è lo Stato, fine supremo. I tre momenti della storia sono mondo orientale (uno libero), mondo greco-romano (alcuni liberi) e mondo germanico-cristiano (tutti sanno di essere liberi). Questa libertà si può realizzare solo nello Stato etico, che risolve l’individuo nella comunità.
Lo spirito assoluto è il momento in cui l’idea giunge alla piena coscienza della propria infinità e assolutezza. Tale auto-sapersi assoluto dell’Assoluto è il risultato di un processo dialettico tra arte, religione e filosofia. Queste attività hanno stesso contenuto ma diversa forma di presentare Dio. L’arte conosce l’Assoluto nella forma dell’intuizione estetica, la religione nella rappresentazione e la filosofia nel concetto puro.
♣ Arte: momento in cui lo spirito acquista coscienza di sé mediante le forme sensibili. Nell’arte lo spirito vive in modo intuitivo quella fusione tra soggetto e oggetto, spirito e natura poiché nell’esperienza del bello artistico spirito e natura vengono recepiti come un tutt’uno – l’oggetto (forma) è manifestazione sensibile di un messaggio spirituale e il soggetto (idea) è concetto incarnato. L’arte è divisa in tre momenti: simbolica, forma sovrabbondante al contenuto per l’incapacità di esprimere un messaggio spirituale con forme adeguate. Classica, equilibrio armonico tra forma e contenuto mediante la figura umana. Romantica, nuovo squilibrio tra contenuto e forma, in quanto lo spirito è cosciente di non poter esprimere compitamente l’interiorità spirituale tramite la forma sensibile. Tuttavia non bisogna intere l’arte moderna come una morte dell’arte per l’incapacità di guardare non razionalmente un’opera ma come un’inadeguatezza dell’arte a esprimere la profonda spiritualità moderna.
♣ Religione: La filosofia della religione non deve creare la religione ma riconoscere quella che c’è già, determinata, positiva, presente. L’oggetto della religione è Dio, il soggetto è la coscienza umana indirizzata a Dio, lo scopo è l’unificazione di queste due. Alla religione è fondamentale il rapporto tra Dio e coscienza, la 1° forma è l’immediatezza di questo rapporto, propria del sentimento, il quale dà certezza sull’esistenza di Dio ma non riesce a trasformarla in verità oggettiva. Un passo avanti è rappresentato dall’intuizione di Dio nell’arte. Un ulteriore passo è dato dall’interpretazione – tutte le interpretazioni vengono unite esteriormente finché si giunge al riconoscimento dell’inconcepibilità dell’esistenza divina che le unifica – la religione si arena di fronte ad un mistero dell’Assoluto. Lo sviluppo storia dell’idea di Dio è così articolato: religione naturale (Dio sepolto nella natura), religioni della libertà (Dio come spirito ma in un orizzonte ancora naturalistico), religione dell’individualità spirituale (Dio in forma spirituale o sembianze umane), religione assoluta (Dio come puro spirito) cioè quella cristiana, che pur essendo la più alta ha i suoi limiti: l’unico sbocco coerente della religione è nella filosofia.
♣ Filosofia è il momento in cui l’idea giunge alla piena coscienza si sé medesima. La filosofia è la storia della filosofia giunta a compimento con Hegel – i vari sistemi filosofici sono tappe necessarie del farsi della verità, che supera quello che precede ed è superato da quello che segue. Per Hegel la storia della filosofia inizia con quella greca e termina con quella di Fichte e Schelling ma si conclude veramente nella sua stessa filosofia. L’ultima filosofia è quella di Hegel.
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