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Conflitto e ragione


Inizialmente percepisco una cosa al di fuori dal contesto (prendo un libro ad esempio come libro in sé, senza pensare al titolo, a cosa tratta ecc. Qui valgono solo il principio di non contraddizione e il principio d’identità; nel secondo momento questo pensiero viene messo in relazione con gli altri. Si mettono in confronto due pensieri, due aspetti e si nega l’altro (un libro non è come un altro libro). Questo momento negativo (o alienazione) viene posto fuori da un contesto e viene messa in rapporto con altre determinazioni ed emerge l’identità, che è nella sintesi. Per Hegel senza il conflitto non c’è affermazione, non c’è identità. Vengono colti gli elementi in comune tra tesi e antitesi e si forma la sintesi.
La ragione si divide in dialettica e speculativa. Con la sintesi l’antitesi viene superata e si ha una riaffermazione della tesi. La sintesi è la presa di consapevolezza, il cogliere l’oggetto della tesi come parte di una globalità. Nel momento dialettico il negativo è sempre positivo. Kant sostiene che l’intelletto unifica l’esperienza facendola diventare ragione e la dialettica è negativa. Per Hegel la dialettica, pur essendo un conflitto, è positivo perché è ciò che mi permette di riacquistare consapevolezza di me. Per Hegel solo quando discuto me stesso acquisto consapevolezza. Questo percorso dura per tutta la vita; ora abbiamo una consapevolezza di noi stessi che non sarà la stessa tra 1 anno o tra 15 anni. Essa infatti matura in base a ciò che incontriamo nella realtà. La coscienza di me avviene solo se mi confronto con un altro, con la realtà.
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