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Hegel

Il principale tratto comune ai maggiori rappresentanti dell’idealismo tedesco è l’aspirazione alla costruzione di un sistema della filosofia, cioè di un insieme organizzato di concetti, posti in relazione coerente gli uni con gli altri e volti alla comprensione della realtà. Hegel, a differenza di Fichte che manca questo obiettivo, riesce a realizzare il proprio intento presentando il sistema nelle tre edizioni dell’Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio.
I Caposaldo. La prima cosa da sottolineare è che per Hegel la filosofia è la scienza, la vera conoscenza della realtà: per la sua struttura sistematica che è l’unica adeguata alla forma più alta e completa di conoscenza vera; perché è comprensione della realtà, sia di quella naturale sia, soprattutto, della realtà umana o, nel linguaggio di Hegel, dello spirito che corrisponde alla realtà umana che include tutte le forme di attività dell’uomo, sia quelle individuali ( come l’etica) sia quelle collettive (come la politica), fino alle attività più alte dello spirito assoluto che sono arte, religione e filosofia.

II Caposaldo. la concezione della filosofia come sistema corrisponde per Hegel a una concezione della realtà come totalità unitaria in cui i diversi aspetti della realtà trovano una collocazione razionale. Questa totalità è intesa come l’Assoluto che vive e diviene nella storia e che attraverso la sua vita/storia realizza se stesso razionalizzando la realtà. Hegel chiama l’Assoluto Idea poiché esso esprime una ragione assoluta e infinita: seguendo la sua evoluzione si capisce il significato di tutte le cose (naturali e umane), tutto acquista un senso e diviene comprensibile. Dunque l’Assoluto o Idea è totalità delle sue parti, è qualcosa che “si svolge in sé” quindi dinamico, che ha un significato ed un fine che è la piena conoscenza di sé nella filosofia hegeliana e fa di questa conoscenza un mondo reale, è dunque razionale, intelligente. È all’interno di questa cornice che dev’essere collocato il rapporto tra infinito e finito, ovvero tra la totalità e le parti. Hegel sostiene l’idealità del finito ossia che il finito abbia significato solo nell’Idea: il finito è parte dell’infinito (momento) ed è esistente e comprensibile solo al suo interno. L’infinito consiste nella totalità degli esseri determinati, cioè di tutti gli aspetti finiti della realtà. Mentre per Fichte era la semiretta, l’immagine adeguata per esprimere il vero infinito è per Hegel il cerchio: figura perfetta della totalità, prefetto e chiuso in se stesso, quindi pienamente realizzato.
III caposaldo. Se la filosofia è il sistema di comprensione della realtà, della conoscenza, si tratta di comprensione razionale, ossia concettuale, non sentimentale (come aveva sostenuto il Romanticismo artistico-letterario) né intuitiva (attraverso la fede): è una comprensione razionale articolata per concetti e inserita in un tessuto di connessioni sistematiche che costituisce un tutto organico, il sistema. La verità sta nell’insieme delle connessioni sistematiche, “il vero è l’intero”. La filosofia comprende “ciò che è”. Il compito della comprensione razionale attraverso concetti trova una delle sue formulazioni più riuscite nella Prefazione dei Lineamenti di filosofia del diritto: la filosofia è il proprio tempo appreso concettualmente, nel pensiero, ed è insensato aspettarsi che lo oltrepassi. La filosofia è sempre in ritardo perché nasce quando una realtà storica è ormai costituita: la filosofia non può fungere da guida. È qui che compare la metafora della filosofia come nottola di Minerva che si alza in volo al crepuscolo. Hegel sottolinea che la filosofia è sì capace di comprendere il mondo concettualmente, ma solo quando quel mondo che deve comprendere e descrivere è invecchiato. La capacità della filosofia è quella di integrare la parte nel tutt. La filosofia non può guidare la realtà poiché quest’ultima è fatta di tappe necessarie.
IV caposaldo. La filosofia hegeliana della comprensione razionale è contraddistinta dall’integrazione al proprio interno del carattere contraddittorio della realtà. Se la realtà si svolge per contraddizione, lo stesso farà la filosofia (leges entis leges mentis). Questo processo avviene attraverso la dialettica. La forma generale della dialettica è fatta di tre momenti: 1. il punto di partenza è la posizione (o tesi) di un elemento come singolo e isolato aspetto della realtà; 2. il secondo passaggio è quello, propriamente dialettico, della negazione della posizione (o antitesi), come ulteriore elemento finito e determinato; 3. il terzo passaggio è costituito dal momento speculativo o “positivo-razionale” (o sintesi) che concepisce l’unità delle determinazioni nella loro opposizione, ovvero che supera e risolve
la contraddizione tra la posizione e la sua negazione conservando in questo superamento i momenti precedenti.

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