Secondo quanto affermato nel libro di Hegel, Fenomenologia dello spirito, l'autocoscienza, determinandosi in una molteplicità di coscienze, si esprime attraverso:
1) la lotta delle autocoscienze, è una lotta che è 'per la vita o per la morte', con la quale ciascuna autocoscienza, contrapponendosi alle altre, e 'misurandosi' con esse, attraverso una relazione segnata dal contrasto, perviene all'affermazione di sé;
2) l'ulteriore sviluppo della coscienza si ha nella famosissima figura dialettica del servo-padrone, in cui la coscienza sconfitta, ha sperimentato la paura della morte, e per questo ha cercato di asservirsi al vincitore, che diviene pertanto suo 'padrone,' il Signore però dipende dalla coscienza servile per il soddisfacimento dei propri bisogni, è così, perdendo la propria autonomia e 'signoria', genera, attraverso un caratteristico ribaltamento dialettico, nella coscienza servile la consapevolezza di essere indispensabile al proprio signore; la coscienza del servo quindi acquista, attraverso l'esperienza del lavoro, la consapevolezza della sua non-inessenzialità, e quindi della propria dignità e della propria libertà (una libertà che è però soltanto spirituale, ed esiste solo sul piano del pensiero, e non ancora sul piano reale, pratico e concreto);

3) il 'viaggio' della coscienza alla ricerca di sé prosegue con la cosidetta "coscienza infelice" dell'uomo medievale, il quale, essendo separato da Dio, che rappresenta la sua essenza, soffre il distacco abissale che lo separa dal proprio creatore, tuttavia, attraverso la preghiera, negando il mondo terreno esso si eleva a dio, e a lui si ricongiunge; ma quando la coscienza giunge a comprendere che l'oggetto non è una semplice realtà esterna, ma dipende da se stessa, in quanto è una sua 'costruzione' mentale, essa diventa coscienza consapevole di sé cioè autocoscienza. Ma la coscienza, che deve diventare spirito, cioè sentirsi tutt'uno con tutta la realtà non può realizzarsi nel mondo trascendente bensì deve trovare Dio nell'immanenza, nel mondo concreto in cui essa vive ed opera, e quindi deve continuare il processo di ricerca di sé.

Il bambino, infatti, scoprendo in sé un'autocoscienza, si mette in relazione al mondo e sviluppa un desiderio di sapere, soddisfatto nel momento in cui essa trova un'altra autocoscienza, un altro essere umano, con il quale relazionarsi. Attraverso la lotta per il riconoscimento, si stabilisce chi è il servo, chi è il padrone. Il servo vive in una condizione di inferiorità rispetto al padrone. Quando scopre, attraverso l'esperienza del lavoro, di poter dare forma al mondo senza il padrone, cerca la sua libertà ma rimane infelice perché scopre che sono troppe le cose da conoscere sulla realtà; allora riflettendo capisce che la vera realtà che cerca sta dentro di sé (ragione).

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