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Galileo - Il cannocchiale

Con il cannocchiale Galileo fece molte osservazioni, in seguito pubblicate sul Sidereus nuncius (1910), scoprendo tra l’altro i crateri lunari e i quattro satelliti di Giove. Le sue idee innovative e l’accoglimento della teoria copernicana valsero a Galileo o scontro con le supreme autorità culturali dell’epoca: la filosofia aristotelica e la dottrina cattolica. Galileo stimava Aristotele, ma rimproverava ai suoi seguaci la cieca aderenza alla tradizione e il disdegno per l’osservazione diretta del mondo. Alla chiesa contestava, invece, la volontà di applicare le sacre scritture alla scienza e all’astronomia, mentre, a suo avviso, la religione poteva spiegare "come si vadia al cielo, e non come si vadia il cielo".
Nel febbraio del 1616 Galileo venne ammonito e diffidato dal professare la nuova astronomia. Pochi giorni dopo l’opera di Copernico fu messo all’indice. Nonostante ciò, Galileo continuò i suoi studi, pubblicò uno scritto sulle comete (saggiattore,1623) e continuò a lavorare al Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo che affrontava apertamente la contrapposizione tra il sistema aristotelico-tolemaico e quello elio-centrico. Il Dialogo vide la luce nel Febbraio del 1632, e in settembre Galileo fu convocato davanti al Tribunale del Sant’Uffizio a Roma.

Il processo durò nove mesi, al termine dei quali Galileo, ormai sessantottenne, scelse di sconfessare le sue teorie ottenendo in cambio di poter trascorrere il resto della sua vita non in carcere ma confinato nella sua villa di Arcetri; qui nel 1638 portò a termine la sua ultima opera (Discorsi e dimostrazioni matematiche intorno a due nuove scienze) e visse, per altri quattro anni, accudito dalla figlia.

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