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Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo

Il Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo è l’opera più importante di Galileo Galilei e fu pubblicato nel 1632. Il titolo originale era Del flusso e riflusso del mare per concentrare l’attenzione sul fenomeno fisico delle maree che avrebbe potuto provare inconfutabilmente l’ipotesi del movimento della Terra.
Per aggirare la censura ecclesiastica Galileo dovette apportare numerose variazioni, modificò il proemio (nel quale dichiarava che si sarebbero trattate pure ipotesi matematiche), le conclusioni e sostituì il vecchio titolo. A causa dell’immediato successo dell’opera l’atteggiamento della Chiesa mutò radicalmente. Il Dialogo fu esaminato da una commissione pontificia per stabilire se possedesse un carattere inequivocabilmente copernicano. Nel luglio del 1632 arrivò l’ordine di sospendere la vendita. Nel gennaio 1633 Galileo dovette recarsi a Roma davanti al tribunale del Sant’uffizio. Il processo si concluse con la condanna dello scienziato, costretto all’abiura. Nel giugno il testo venne inserito nell’Indice dei libri proibiti.
Il dialogo galileano riprende una tradizione platonica e rinascimentale, ma allo stesso tempo la innova profondamente. Tale dialogo è impostato su tre personaggi: il nobile fiorentino Filippo Salviati scienziato copernicano, rappresenta la coscienza critica del copernicanesimo; il nobile veneziano Francesco Sagredo rappresentante del pubblico di persone curiose ma non specialiste che costituisce il destinatario ideale dell’opera e Simplicio, un professore peripatetico il cui nome non solo ricorda un commentatore di Aristotele del VI secolo, ma può anche far pensare ad un uomo sempliciotto. Compare anche un quarto personaggio, un Accademico che non viene mai presentato ma alle cui dottrine Salviati fa costante riferimento: è questo Accademico che simboleggia sul piano letterario la figura dello scienziato pisano. Galilei immagina che la discussione si svolga nel palazzo di Sagredo a Venezia in quattro giornate. La divisione in quattro giornate è indice di un inequivocabile riferimento alla tradizione della commedia letteraria toscana. Tale teatralizzazione serve a rendere il lettore partecipe del conflitto delle due tesi.
Galilei non fornisce direttamente l’argomento principale affrontato durante ogni giornata, infatti il colloquio si muove in modo apparentemente casuale, ma si riconosco i temi principali: la prima giornata è dedicata alla discussione critica della cosmologia tradizionale, viene anche proposto un confronto tra intelletto divino e intelletto umano; la seconda verte sul moto di rotazione della Terra; la terza tratta il moto di rivoluzione terrestre, infine la quarta ed ultima analizza le cause delle maree.
Nel Seicento, dal punto di vista dei generi letterari la scelta quasi obbligata per uno scienziato che intendeva esporre le proprie idee era il trattato in latino. La decisione di Galileo di dare al proprio lavoro la forma di dialogo platonico e la scelta di adoperare il volgare, sono di capitale importanza sul piano della strategia comunicativa ed espressione di un’intima e logica dialetticità del pensiero galileiano che sorge e si alimenta nel confronto con tesi opposte. Il volgare è quello codificato dal classicismo cinquencentesco con apporti del parlato fiorentino, non mancano ingegnosi artifici retorici e ardite metafore.
Egli intende rendere accessibile l’opera ad un vasto pubblico, inoltre si avvale della forma dialogica anche per non esporsi in prima persona, cercando di dissimulare in parte la propria fede copernicana.
L’aperta rottura con la tradizione aristotelica si riscontra anche sul piano della terminologia. Ogni opera scientifica adopera una specifica terminologia tecnica, Galilei invece preferisce ricorrere a parole usuali adibendole ad una nozione specifica, dunque utilizza i nomi come strumenti per combattere l’indeterminatezza, ciò che conta è il fenomeno concreto che viene indagato. Per tal motivo uno dei modelli linguistici e stilistici della sua prosa è il Principe di Machiavelli, dal quale eredita lo stile dilemmatico e disgiuntivo.
L’ideologia alla base dell’opera è la volontà dell’autore di liberare la Chiesa dall’errore del geocentrismo, dimostrando la validità della teoria eliocentrica. Il suo progetto mirava anche alla conquista di una completa autonomia delle scienze naturali dall’ambito della teologia. In conclusione, dal punto di vista letterario, la prosa di Galileo si rivela molto sorvegliata ed elevata. Egli riveste un ruolo di primo piano nella prosa scientifica grazie all’originalità dei contenuti e delle scelte stilistiche.
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