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Dialogo sopra i massimi sistemi del mondo - Galileo Galilei[/center

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Pubblicato nel 1632 durante il pontificato di Urbano VIII, il Dialogo pretende di illustrare le due interpretazioni fisiche dell’universo più conosciute, il copenicanesimo ed il sistema aristotelico - tolemaico, celando in realtà le vere intensioni di Galileo: pubblicizzare il copernicanesimo. Galileo riesce così ad eludere la censura ecclesiastica.

È un dialogo a tre, fra:
1. Simplicio, professore aristotelico che sostiene l’aristotelismo (questo nome “particolare”, venne accostato allo stesso Urbano VIII);
2. Salviati, amico realmente esistito di Galileo, è uno scienziato che sostiene l’eliocentrismo;
3. Sagredo, è il moderatore della contesa; è un borghese veneziano simpatizzante per le teorie eliocentriche.

Si svolge in 4 giornate:
1. Nella prima giornata si discute sull’eterogeneità fra sfera celeste e terrestre, con argomenti tratti soprattutto dal Siderus Nuncius scritto dallo stesso Galilei;

2. Nella seconda giornata si discute sul movimento della Terra che, ruotando su se stessa, produrrebbe un vento tale da trasportare tutti gli oggetti. Galileo risponde (tramite Salviati) che l’aria partecipa al moto di rotazione della terra e quindi, in rapporto ad essa, è ferma. Nasce ciò che noi chiamiamo il Principio di Relatività del Moto Galileiano, spiegato nella Teoria del Grande Naviglio:

“Rinserratevi con qualche amico nella maggiore stanza che sia sotto coverta di alcun gran naviglio, e quivi fate d'aver mosche, farfalle e simili animaletti volanti: siavi anco un gran vaso d'acqua, e dentrovi de' pescetti; sospendasi anco in alto qualche secchiello, che a goccia a goccia vada versando dell'acqua in un altro vaso di angusta bocca che sia posto a basso; e stando ferma la nave, osservate diligentemente come quelli animaletti volanti con pari velocità vanno verso tutte le parti della stanza. I pesci si vedranno andar notando indifferentemente per tutti i versi, le stille cadenti entreranno tutte nel vaso sottoposto; e voi gettando all'amico alcuna cosa non più gagliardamente la dovrete gettare verso quella parte che verso questa, quando le lontananze sieno uguali; e saltando voi, come si dice, a piè giunti, eguali spazii passerete verso tutte le parti. Osservate che avrete diligentemente tutte queste cose, benché niun dubbio ci sia mentre il vascello sta fermo non debbano succedere così: fate muovere la nave con quanta si voglia velocità; ché (pur di moto uniforme e non fluttuante in qua e in là) voi non riconoscerete una minima mutazione in tutti li nominati effetti; né da alcuno di quelli potrete comprendere se la nave cammina, o pure sta ferma.”

Ciò spiega come senza un riferimento esterno non si possa sapere se ci si muova (su di una traiettoria rettilinea o circolare) o meno; è compatibile con la teoria eliocentrica: l’uomo, senza punti di riferimento esterni non è in grado di dire se la terra si muova o meno. Contrasta così le critiche all’eliocentrismo (quanto riportato nelle Lettere Copernicane);
3. Nella terza giornata viene dimostrato il moto di rotazione della Terra, esaltando la teoria copernicana, che risulta essere in grado di spiegare fenomeni inspiegabili e di chiarire con rigore e semplicità problemi inutilmente complicati e sofisticati del sistema tolemaico;
4. Nella quarta giornata viene esaurita la dottrina sulle maree, le quali risultano dipendenti dal duplice moto della Terra (attorno al Sole e sul suo asse): c’è nuovamente una difesa dell’eliocentrismo.

Nel 1616 l’eliocentrismo verrà dichiarato come dottrina eretica e Galileo sarà invitato a non insegnare l’eliocentrismo dal cardinale Bellarmino: egli persevera sino al 1632 (anno di pubblicazione del Dialogo), quando sarà processato dall’Inquisizione per la speculazione su una dottrina eretica. Abiurerà ma continuerà ancora a professare in gran segreto tale teoria, pubblicando un’opera fuori dall’Italia.

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