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LA FILOSOFIA NELL’UMANESIMO

Per quel che concerne l’ambito letterario l’artista che potremmo definire il precursore dell’Umanesimo è certamente Petrarca il quale ha manifestato nel corso del Medioevo un amore per i classici paragonabile a quello dei letterati umanisti. L’Umanesimo tende a sottolineare l’ideale di vita della riuscita in base al quale l’uomo durante la sua vita deve cercare di riuscire, eccellere, in almeno uno degli sconfinati campi del sapere. Di conseguenza, mentre nel Medioevo tutto era collegato a Dio e il valore dell’uomo era legato al rapporto con Dio, nel momento in cui questo legame tra Dio e l’uomo viene meno ed esso non è più l’elemento caratterizzante l’uomo, anche la prospettiva ideale dell’uomo cambia, in quanto egli è ormai immerso in un mondo in cui non più tutto è ordinato ma bisogna eccellere soltanto in un determinato campo, come può esserlo quello militare, letterario o culturale.

Questa concezione dell’uomo che diventa il centro del mondo è ben sintetizzato anche dal punto di vista artistico in quanto mentre nel Medioevo gli artisti non erano soliti firmare le loro opere, che erano nient altro che espressione di Dio, adesso cominciano a firmare le loro opere anche per apporvi come un sigillo di autenticità. In questa situazione il ruolo di Dio viene a poco a poco sminuito fino a quando non diventa solo uno dei diversi campi in cui l’uomo può eccellere: Dio non è più il punto di riferimento e viene in un certo senso snaturato. Mentre quindi nel Medioevo tutti i diversi ambiti erano i raggi di una circonferenza al cui centro c’era Dio adesso la visione del mondo umanistica è a scacchiera. Non vi è ancora nell’Umanesino quella avversione verso la figura di Dio tipica del Rinascimento.

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