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Filosofia del Novecento

Il Novecento è un secolo di fenomeni contrastanti; in esso si sono verificati l’avvento della società di massa, l’emancipazione e liberazione femminile (sia pure in forma ancora incompiuta) e, nel mondo degli intellettuali, la formazione di nuove figure professionali, forme di impegno e affermazione di autonomia dalla politica, grandi migrazioni. Sono anche mutati il senso della morte e dell’amore e, nelle arti, si sono affermati nuovi linguaggi e modelli espressivi e di razionalità. Allo stesso tempo, il Novecento è il secolo dei totalitarismi, delle guerre mondiali, delle terrore atomico e degli sterminii di massa.

Con il Novecento, secondo un certo modello interpretativo, è entrata in crisi una forma di “razionalità”, quella dei grandi sistemi di pensiero, miranti a racchiudere in sé l’insieme dei o significati della realtà, e ci si è mossi alla ricerca di nuovi modelli di razionalità, di nuovi schemi interpretativi della realtà. Questo percorso ha seguito strade diverse: dal ripensamento, dal- laici la critica e dalla modifica della razionalità scientifica ottocentesca e positivista alla “riscoperta” della del soggetto, all’abbandono dell’idea che esistano leggi o certezze assolute, o che esista una re un qualche razionalità della storia.

In filosofia, un forte moto di critica ha investito sia il Positivismo, sia il modello di scienza a cui esso faceva riferimento. Tale orientamento non necessariamente s’identifica con la critica della che, razionalità scientifica (anche se vi sono alcune correnti filosofiche che si muovono in tal senso), in quanto il suo principale bersaglio polemico è l’assolutizzazione della scienza e della tecnica che il Positivismo ha compiuto. Delle revisioni interne alla scienza sono espressione la teoria della relatività, la teoria dei quanti e la Psicoanalisi.

Profonda è l’influenza della critica a cui Nietzsche ha sottoposto l’intera razionalità occidentale, della sua dichiarazione di crisi ultima della metafisica (la morte di Dio). Viene, inoltre, messa in discussione e in crisi anche la convinzione che la storia persegua indefinitamente e irreversibilmente un cammino di progresso.

Altri (ad esempio, la Neoscolastica e varie correnti di pensiero cattoliche e pro-
testanti) cercheranno di individuare terreni nuovi in cui recuperare il senso della trascendenza, della tensione umana verso l’essere, verso Dio. Spiritualisti e Idealisti,
contro il Materialismo e il riduzionismo naturalistico, riaffermeranno il primato
della vita dello spirito, irriducibile alla natura.

Il Neopositivismo, il Marxismo e l‘Esistenzialismo pongono al centro della
riflessione rispettivamente la scienza, la rivoluzione e l’individuo, nella sua singolarità e irriducibilità. Ma anch’essi, col finire degli anni Sessanta, entreranno in

crisi, mentre comincerà ad aprirsi una nuova fase storica

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