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Kant

P.30 Il giudizio sintetico a priori!
Nella prima parte della critica alla ragion pura c’è un indagine sul giudizio. Il giudizio è l’attribuzione di un predicato a un soggetto. Il giudizio analitico è quello il cui ciò che il predicato esprime è già compreso nel concetto del soggetto e kant lo chiama anche esplicativo. Questo è a priori poiché la connessione del predicato col soggetto è pensata per identità. È universale e necessario cioè il suo contrario non può essere pensato senza contraddizione. Il giudizio analitico a priori è tipico del razionalismo e ha sfocio dogmatico. Nel giudizio sintetico invece (che Kant chiama estensivo) il predicato contiene qualcosa che non è compreso nel concetto di soggetto. È a posteriori perché è collegato all’esperienza e non ha né universalità né necessità. Il giudizio sintetico a posteriori è tipico dell’empirismo e ha sfocio scettico.
Dal razionalismo kant accetta che la conoscenza scientifica debba essere universale e necessaria (giudizio a priori) ma il giudizio analitico può solo chiarire cose già note e non può quindi produrre nuove conoscenze. La conoscenza deve essere quindi sintetica. Secondo kant il giudizio deve essere quindi sintetico a priori dove, cioè, il predicato non è compreso nel concetto di soggetto ma ke si rifà tuttavia a esso in modo universale e necessario. (dell’empirismo prende l’esperienza). L’esistenza di un giudizio sintetico a priori è testimoniato dalla matematica e dalla fisica. I giudizi della matematica sono a priori perché portano con se una necessità che non può essere tratta dall’esperienza e sono sintetici perché se ad es. facciamo 5+7= 12, nel 12 è contenuto qualcosa che non è né nel 7 né nel 5.

Metafisica!
Kant afferma che il dogmatismo religioso ha dato vita all’indifferentismo, cioè il disinteresse x le questioni metafisiche e allo scetticismo che nega la possibilità di avere certezze non solo il campo metafisico. La metafisica x kant tuttavia esiste in quanto disposizione naturale e tendenza della ragione dell’uomo a cercare risposte riguardo l’esistenza di Dio, la libertà, l’immortalità etc. la ragione, nell’affrontare questi problemi tende a sbarazzarsi dei vincoli dell’esperienza e quindi occorre che la metafisica si giustifichi come scienza mostrando la legittimità dei suoi giudizi sintetici a priori così da mantenere le sue giuste pretese, eliminando quelle prive di fondamento. tutto ciò con la critica della ragion pura.

Il criticismo e il trascendentale!
Il termine critica (dal greco separare) è usato da kant x indicare il rifiuto di ogni accettazione dogmatica ed è usato per indicare l’esame, l’indagine sulle condizioni di possibilità sulla legittimità e sui limiti e della possibilità del sapere umano. Col termine criticismo intende invece il suo proprio punto di vista filosofico che considera vera conoscenza solo quella ottenuta attraverso principi a priori. Il soggetto di questa indagine critica è la ragion pura dove x ragione kant indica l’insieme delle facoltà conoscitive pure, cioè a priori. La ragione deve x prima cosa indagare su se stessa x definire come ed entro quali limiti è capace di produrre conoscenze e nel far ciò deve esporre i principi attraverso cui si fonda una conoscenza obiettiva. È necessaria secondo kant l’adozione di un nuovo punto di vista filosofico definito trascendentale, è trascendentale ogni conoscenza che si occupa non di oggetti, ma del nostro modo di conoscenza degli oggetti in quanto questa deve essere a priori.
Trascendentale indica quindi l’insieme di elementi a priori che rendono possibile una conoscenza oggettiva (da non considerare però verità innate). Possiamo dire che trascendentale si oppone a empirico in quanto si riferisce a ciò che non ha origine dall’esperienza sensibile e si oppone a trascendente perché pur essendo a priori si realizza solo in rapporto con l’esperienza. Trascendentale indica quindi una forma del conoscere e non un contenuto. Con il punto di vista trascendentale ci spostiamo da un’indagine sulle cose a un’indagine sul nostro modo di conoscere le cose. Kant non si pone domande sul come nascano in noi le sensazioni o i concetti ma si limita a chiedersi a quali condizioni sia possibile una conoscenza obiettiva e quindi quali condizioni si devono verificare affinché i giudizi che pronunciamo siano pensabili come oggettivi e quindi intersoggettivamente comunicabili.

P.31 L’estetica trascendentale! L’intuizione! Spazio e tempo!
L’analisi della ragion pura inizia con l’estetica trascendentale dove con estetica intendiamo l’indagine sulla conoscenza sensibile, infatti nell’estetica kant cerca i principi a priori che possono rendere possibile la conoscenza sensibile. Attraverso la sensibilità, che è la capacità del soggetto di essere modificato dall’oggetto, cioè la capacità di avere sensazioni, abbiamo la rappresentazione dell’oggetto sentito. Questa rappresentazione è detta intuizione, l’intuizione è dunque la forma di conoscenza propria ed esclusiva della sensibilità. L’oggetto rappresentato nell’intuizione empirica è il fenomeno. Nel fenomeno distinguiamo la materia, cioè il contenuto della sensazione, e la forma, cioè il collegamento dei diversi dati sensibili secondo certi ordini e certi rapporti. Si può ricavare l’intuizione pura cioè la forma a priori della sensibilità, e queste forme pure sono tempo e spazio. Spazio e tempo x kant sono quindi le forme a priori dell’intuizione attraverso cui abbiamo l’esperienza del mondo fenomenico e costituiscono la condizione x far avvenire una sensazione. Lo spazio non può essere un dato ricavato dall’esperienza perché se cogliamo la distanza tra 2 oggetti vuol dire che li abbiamo già collocati in un ordinamento spaziale. Lo spazio è dunque la forma di tutti i fenomeni dei sensi esterni, ossia la condizione oggettiva della sensibilità, sotto la quale soltanto si è possibile l’intuizione esterna. Il tempo non viene ricavato dalla successione di una serie di fenomeni ma è ciò che consente di rappresentarci tali fenomeni in successione. “Il tempo è la forma del senso interno, cioè dell’intuizione di noi stessi e del nostro stato interno”. Cioè Il tempo si trova a fondamento di tutte le intuizioni. La nostra esperienza spazio-temporale è il risultato della sintesi tra i dati della sensibilità e le forme a priori che danno vita a tali dati.

P.32 L’analitica trascendentale! Le categorie!
La conoscenza esige che ci sia un legame tra i dati forniti dall’intuizione sensibile ma questa connessione non può essere una semplice associazione del soggetto perché deve avere carattere universale. È necessario quindi parlare dell’analitica trascendentale x capire come avviene questa associazione. (Nell’analitica trascendentale kant cerca di formare una conoscenza oggettiva del mondo naturale, dove x natura si intende l’insieme di fenomeni organizzato secondo leggi e secondo uniformità.).L’analitica trascendentale è l’indagine della forme pure della conoscenza intellettuale. Parlando di conoscenza intellettuale parliamo di concetti. Intuizioni e concetti sono alla base della nostra conoscenza. Il concetto è il prodotto specifico dell’attività intellettuale. Kant individua le funzioni dell’intelletto e x funzione intendiamo l’unità dell’operazione che ordina le diverse rappresentazioni sotto una rappresentazione comune. per kant i concetti puri dell’intelletto sono le categorie. Attraverso le categorie l’intelletto costituisce fra gli oggetti la connessione necessaria alle formulazione del giudizio. Le categorie sono 12 e si dividono in 4 gruppi: Quantità, Qualità, Relazione e Modalità.

[Per poter affermare che i nessi proposti dall’intelletto x mezzo delle categorie abbiano validità oggettiva dobbiamo introdurre il concetto di deduzione trascendentale dove x deduzione intendiamo da dimostrazione di un diritto o della legittimità di una pretesa.
Kant dice che l’esperienza (x esperienza intendiamo il risultato dell’attività di sintesi tra la sensibilità e l’intelletto) è possibile solo se l’unificazione (la sintesi) viene pensata come una rappresentazione prodotta dalla spontanea attività del soggetto. L’unificazione precede quindi ogni altra rappresentazione (la rappresentazione è tutto ciò che è presente nella mente) in quanto la rende possibile. Il principio di unificazione sarà quindi il centro e la sorgente della costruzione del mondo sensibile; a questo principio di unificazione verrà dato da kant il nome di “Io penso”. "Io penso" è la condizione della conoscibilità dell'oggetto unità suprema delle dodici categorie. L'unità dell'oggetto è l'unità che tiene strette le varie proprietà dell'oggetto: è il "legame" che viene espresso nel giudizio
Con l’Io penso kant individua il punto di riferimento trascendentale dell’esperienza ed intende il principio formale di unificazione del pensiero che è condizione di possibilità della conoscenza del mondo. Il soggetto può riconoscere come proprie le sue rappresentazioni solo quando c’è un’autocoscienza originaria a cui riferirle; l’Io penso è anche l’autocoscienza e rende inoltre possibile non solo l’esperienza del mondo esterno ma anche la sensibilità del soggetto come attività di sintesi e di unificazione del molteplice
Sia i fenomeni che la possibilità di una conoscenza oggettiva si fondano dell’autocoscienza. Dal considerare la natura come insieme di fenomeni, passiamo al considerarla come insieme di leggi. Dice kant che “le leggi non esistono nei fenomeni, ma esistono relativamente al soggetto in quanto egli possiede un intelletto”, l’intelletto non ricava le leggi dalla natura ma le “prescrive ad essa”. E ci ricorda che i fenomeni non sono altro che le rappresentazioni delle cose e che le cose in se restano a noi sconosciute. Funzione unificatrice del molteplice sensibile.]

Lo schematismo trascendentale!
schematismo trascendentale è il modo di comportarsi dell'intelletto con gli schemi". Lo "schema" è un intermediario tra le categorie e il dato sensibile che serve ad eliminare l'eterogeneità dei due elementi della sintesi: è "generale" come la categoria e "temporale" come il contenuto dell'esperienza. Per questo motivo si può affermare che lo "schema" altro non è se non la condizione universale di applicabilità delle categorie (dell’intelletto) alle intuizioni (sensibili). La condizione generale secondo la quale la categoria può essere applicata a un oggetto è il "tempo"; quindi lo schema è una determinazione a priori del tempo. [L’intelletto, x unificare il molteplice sensibile, usufruisce di schemi, cioè di rappresentazioni intermediarie, fra intuizione e concetto]. Lo schema è un prodotto dell’immaginazione che kant definisce come la facoltà di rappresentare un oggetto nell’intuizione anche senza la sua presenza. Lo schema non è un’immagine che produce un oggetto ma è l’insieme delle regole che servono x costruire questa immagine (es. del triangolo). L’immaginazione produce schemi di concetti empirici, sensibili puri e trascendentali (cioè di concetti puri). Ad esempio lo schema della casualità è: la successione del molteplice, in quanto soggetta ad una regola. Quindi possiamo applicare la casualità (concetto puro) ai fenomeni (intuizioni) attraverso lo schema di una successione regolare di eventi nel tempo.

Il noumeno!
La differenza tra fenomeno e cosa in sé, noumeno, è che mentre i fenomeni sono oggetti dati dall’intuizione spazio-temporale, il noumeno, in quanto cosa in se, può essere pensato dall’intelletto ma mai conosciuto attraverso l’intuizione sensibile. Il concetto di noumeno può avere 2 accezioni: una positiva, l’altra negativa. In senso positivo è l’oggetto di un’intuizione non sensibile ma intellettuale; in senso negativo, l’unico accettabile secondo kant, il noumeno rappresenta l’oggetto di cui non abbiamo l’intuizione sensibile. Il noumeno è quindi un concetto limite che definisce i limiti della conoscenza stessa.

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