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Giambattista Vico, L'Illuminismo


Che cosa intende propriamente l'Illuminismo per natura?

Il movimento culturale dell'Illuminismo, nel momento in cui parla di natura, intende, in genere, l'originaria e spontanea essenza dell'uomo prima che fosse guastata e corrotta dalle false credenze, dai pregiudizi irrazionali e dalla tradizione. Di tale corruzione era stato espressione soprattutto il periodo medievale, indicato e additato dai pensatori illuministi come età di oscurantismo e di barbarie, che con la sua impostazione dogmatica del sapere aveva annebbiato le menti degli uomini e impedito qualsiasi forma di progresso. Questa natura, comunemente, è considerata perfetta; pertanto, ritornare alla spontaneità naturale primitiva, per gli Illuministi, equivale a ritrovare l'originaria essenza dell'uomo e il possesso della felicità perduta.
Inoltre il termine natura comprende anche un altro significato, almeno in alcuni pensatori, perché tale espressione è riferita, con pari diritto, tanto al mondo della realtà fisica quanto al mondo dell'uomo: vuol dire, perciò, meccanicismo e, in questo senso, diventa sinonimo di materia. Di conseguenza la natura umana è sottoposta alle medesime leggi della natura fisica, leggi deterministiche e meccaniche, negatrici di ogni libertà. Tale orientamento si trova soprattutto in alcuni Illuministi francesi.

In quale modo Vico critica la certezza del cogito, la conoscenza di Dio e la scienza della natura, affermate da Cartesio?

Applicando il criterio di verità verum ipsum factum, Vico afferma che l’uomo non può conoscere il proprio io, Dio e la natura perché non è autore né di se stesso né di Dio né del mondo.
In particolare contro il cogito, ergo sum egli rileva che questa intuizione offre solo la coscienza, e non la scienza, del proprio essere, perché non spiega la causa del suo formarsi e manifestarsi. Inoltre la certezza dell’esistenza è limitata allo stato presente, al momento in cui il soggetto è consapevole di stare pensando e non si estende al di là di questo istante. Solo Dio, creatore dell’uomo, conosce perciò la natura umana. Contro le prove dell’esistenza di Dio, affermate da Cartesio, Vico dichiara che l’essenza divina rimane avvolta nel mistero perché è possibile coglierne solo le manifestazioni, ma non scoprirne la natura: soltanto la fede può supplire a questa incapacità conoscitiva dell’uomo.
Contro la scienza della natura (fisica) proclamata da Cartesio, Vico sostiene che unicamente Dio conosce in modo perfetto il mondo, perché ne è creatore, mentre l’uomo può constatare semplicemente i vari fenomeni che accadono senza però intenderne le intime ragioni. Perciò a Dio appartiene l’intelligenza (=intus+legere: penetrare dentro) dell’universo, all’uomo il pensiero, cioè l’andar raccogliendo (=cum+agere: cogitare) alcuni elementi esterni e superficiali che gli permettono di prevedere, con una certa probabilità, l’andamento dei fenomeni futuri.

Quali sono i caratteri dell’età della ragione o degli uomini?

L'età della ragione o degli uomini è la terza ideata dal filosofo Vico. Nell’età della ragione gli uomini, subordinando la fantasia alla riflessione, osservano il mondo con animo semplice e mente pura, come un bambino, e, mediante la filosofia, ne ricercano i principi universali.
In questa terza età si affermano tutti i valori positivi, quali l’armonia razionale, l’equilibrio morale e sociale e la giustizia; inoltre, gli individui stessi sentono la necessità della legge e ne formulano una adatta a tutti, alla quale sottostanno volontariamente e consapevolmente. In questa età si formano le nazioni e gli stati con l’unione di più città eroiche e dalla forma aristocratica di governo si sostituisce la democrazia perché nelle anime degli uomini è vivo il senso dei propri diritti; successivamente la democrazia degenera in demagogia, a cui è necessario che reagisca un governo di forma monarchica.
In questa età anche il linguaggio perde il suo carattere poetico e da immaginoso si fa razionale e si sviluppa convenzionalmente per poter esprimere concetti e giudizi; per questo motivo, la poesia cede il posto alla prosa.
In questa epoca l’umanità, prima selvaggia e poi eroica, diventa società civile ponendo un freno e disciplinando, con la ragione, i violenti impulsi passionali, gli affetti e i risentimenti.

Ma lo sviluppo scientifico, economico e sociale conduce alla raffinatezza ed alla corruzione per cui i popoli degenerano e decadono nella barbarie sotto il dominio di potenze straniere, da cui risorgono iniziando un nuovo corso.

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