“la dottrina della scienza ” (1794)

Fichte in quest'opera si occupa della ricerca di una scienza della scienza, che possa spiegare in linea generale il funzionamento di ogni tipo di conoscenza scientifica al fine di riconoscere il principio o fondamento ad essa sotteso. Egli riconosce questo principio nell'Io e nell'autocoscienza, ritenendo che l'essere per essere tale deve essere necessariamente determinato dalla coscienza, che a sua volta dovrà essere determinata da se stessa, ovvero dall'autocoscienza. Giunto a questa conclusione, Fichte elaborerà i tre principi supremi della conoscenza, che diverranno i capisaldi della dottrina fichtiana.
• Il primo principio viene elaborato dallo studio del principio d'identità per cui A=A. Fichte sostiene però che l'elemento A, per essere definito tale, avrà bisogno di un'entità esterna (IO) che lo determini. A sua volta l'Io per poter determinare qualcosa al di fuori della sua essenza dovrà necessariamente prima autodeterminarsi, di qui il primo principio “l'Io pone se stesso".

• Il secondo principio stabilisce l'opposizione interna all'Io, ovvero il non-io, per cui "l'Io pone il non-io".
• Il terzo principio, infine, stabilisce l'opposizione all'interno dell'io infinito di una molteplicità di IO finiti e rispetto ad una molteplicità di non io finiti.
Alla luce di ciò, è facile stabilire come il primo principio possa rappresentare la “tesi" del ragionamento fichtiano, che sottolinea il valore di entità creatrice e infinita dello spirito oltre che la sua condizione incondizionata. Il secondo principio, di conseguenza, rappresenterà l' “antitesi", da cui si evince l'esistenza di un non-io appunto che corrisponde di fatto all'oggetto ma che comunque dipende strettamente dal soggetto, poiché esiste soltanto come parte dell'io infinito. Dall'ultimo principio, che quindi sarà la “sintesi" del ragionamento fichtiano, ne deduciamo l'esistenza, come membri dell'io infinito, di molteplici Io finiti (che di fatto diventano la dimensione empirica del soggetto) e di molteplici non-io che invece corrispondono agli oggetti della realtà. Possiamo quindi definire il pensiero dell'idealista tedesco come strutturalmente triadico e dialettico, si susseguono, come abbiamo detto, i tre momenti della deduzione fichtiana che si concretizzano in una visione del mondo profondamente dinamica e progressiva.

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