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Fichte

Il discorso che fa Fichte sembra un discorso senza soggetto, cercheremo di dare un senso soprattutto all’espressione “l’autocoscienza precede e fonda la coscienza”:
- Autocoscienza: IO = IO, cioè essere consapevoli di sé stessi, di stare pensando quella cosa in quel momento;
- Coscienza: IO --> NON IO (pensiero particolare), cioè la consapevolezza presupposta di stare pensando qualcosa di diverso da sé stessi.
Per poter pensare una cosa in particolare dobbiamo presupporre una facoltà generale di pensiero. C’è corrispondenza quando continuiamo a confrontare i nostri pensieri con il NON IO, quindi l’intero processo conoscitivo si forma all’interno del soggetto.

Se mettessimo in discussione la corrispondenza tra pensiero ed essere non potremmo mettere in piedi il discorso perché non potremmo pensarlo (Fichte ha steso la Dottrina della Scienza circa 25 volte), la difficoltà sta nel rendere chiaro il percorso conoscitivo. A questo punto noi operiamo con il concetto dell’oggetto (es. quadrato in matematica = forma prodotta dall’intelletto = corrispondenza).
Quindi l’IO conoscibile oppone a sé stesso e in sé stesso un NON IO altrettanto conoscibile (mano a mano che viene chiarificato nella sua essenza il residuo materiale svanisce = concetto). Ciò va riferito a tutto l’esistente
Conoscenza = corsa a ostacoli = attività incessante (“Tätigkeit” = attività del porre e del superare, es. Goethe inizia il Faust con l’attività).
Dal punto di vista etico l’IO di Fichte (“spirito”, “pensiero”) segue un percorso infinito perché infinita è la capacità di agire della coscienza e dell’autocoscienza, è un percorso che però non tiene conto della natura. Il progetto filosofico di Fichte e degli idealisti è quello di poter operare unicamente con il pensiero, cioè di ricostruire la trama del mondo attraverso la trama di pensieri logicamente connessi e coerenti.

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