Fichte

Fitche, è il primo grande esponente dell'Idealismo tedesco.

Egli, intuisce che se l'IO non è più limitato dal NOUMENO nella sua attività conoscitiva, allora è un io infinito in quanto non è limitato, perché non ha un limite esterno che lo rende finito.
Fichte va alla ricerca di un principio assoluto che sia primo e incondizionato, dal quale sia possibile dedurre l'intero sapere. Questo principio assoluto viene chiamato "IO PURO" che viene posto come realtà assoluta, prima e incodizionata che procederà a creare il mondo, la natura, la materia e dunque tutta la realtà.

l'io assoluto e i suoi tre momenti
L'Idealismo, sceglie l'assoluta libertà dell'IO in quanto nega il NOUMENO KANTIANO che pone un limite. Quest'IO tende al superamento del limite kantiano (della cosa in sé). Lo tende con uno sforzo incessante (streben).

L'IO fichtiano è un inesauribile attività creatrice, e questa sua attività si articola in tre momenti: tesi, antitesi e sintesi.
1) Tesi: "l'IO che pone se stesso." Si pone come condizione originaria, come attività auto-creatrice ed infinita. In questo primo principio l'IO è attivo, in quanto si auto-pone e non è posto da altri. L'IO dunque non è considerato statico ma attivo in quanto tende ad essere, tende ad un obiettivo. L'essenza dell'IO è attività, quindi la sostanza è attivita, è un porre e ciò che è posto può essere posto solo dall'IO.
2) Antitesi: "L'IO oppone a se il NON-IO." L'antitesi presenta un IO che non si pone come qualcosa di statico, ma come attivo. Come il porsi che implica l'opporsi a qualcos'altro. Nell'IO che pone se stesso, occore distinguere tra "ponente" e "posto". L'IO è ponente ed il NON-IO è posto. Tra i due si viene a creare un limite. Il NON-IO limita l'IO PURO che diventa limitato e limitante in quanto l'IO PURO limita il NON-IO. L'opposizione non è esterna all'IO, in quanto il NON-IO sussiste nell'IO (ossia che non avviene niente al di fuori dell'IO). "Il NON-IO in quanto tale ha i caratteri opposti all'IO" :
- Se l'IO è infinito il NON-IO è finito;
- Se l'IO è unità il NON-IO è molteplicità;
- Se l'IO è attività il NON-IO è passività;
- Se l'IO è spiritualità il NON-IO è materialità;
Da qui possiamo definire che per Ficht il NON-IO è la natura.

La produzione del NON-IO è data da un'attività inconsapevole dell'IO che deriva da un' "immaginazione produttiva".
3) Sintesi: "L'IO oppone nell'IO divisibile un NON-IO divisibile". Questo terzo principio serve a risolvere il problema dell'opposizione dall'IO al NON-IO sollevata dalla tesi e dall’antitesi. L'IO avendo opposto a se stesso un NON-IO, l'IO si è posto un limite. L'IO non è più infinito ma finito, divenendo dunque molteplice e dando vita a tanti IO empirici. Con questo terzo principio, l'IO ed il NON-IO sono diventati divisibili. Il NON-IO suddiviso ha dato origine al mondo ed a tanti oggetti della natura. L'IO frantumandosi da origini a tanti IO EMPIRICI, che sono finiti. Ha dato vita a soggetti molteplici ossia ai singoli uomini. Con il terzo principio si arriva alla situazione concreta del nostro essere nel mondo, nel quale troviamo una molteplicità di io finiti (uomini) che hanno difronte a se una molteplicità di oggetti finiti (oggetti del mondo).
Da questo terzo principio vi sono stati dei pareri da parte di diversi studiosi per l'idealismo fichtiano. Esso è stato definito come un idealismo etico, in quanto Fichte ha una grande missione per l'uomo ossia quella di formare se stesso. L'uomo deve seguire il perfezionamento di se stesso e affermare la propria libertà.
L'IO fichtiano pur essendo un IO finito, è limitato dalle cose esterne ma dipende dalle passioni interne, il suo compito è quello di realizzarsi come IO PURO. Il compito di far sì che l'uomo raggiunga un obiettivo, lo affida al DOTTO ossia l'intellettuale, che ancor più degli altri non può vivere isolato ma deve essere vicino agli altri.
La missione del dotto, consiste nello stimolare gli altri individui a perseguire un ideale di perfezionamento morale in quanto secondo Fichte, è lo scopo del singolo individio. A tal fine, è necessario che il dotto possegga "una conoscenza autentica dei bisogni umani(e spirituali)." Per questo, la filosofia per Fichte è la scienza suprema, in quanto la filosofia è quella scienza che più delle altre riesce a penetrare l'essenza delle cose. A tal fine, la filosofia deve relazionarsi con la storia che guarda al passato e permette di poter cogliere i fatti, ma senza l'aiuto della filosofia è incapare di poter interpretare i fatti.

Il dotto secondo Fichte, deve possedere una culutra profonda che, gli possa permettere di poter guidare le classi sociali. Non deve sovrastare gli altri, deve aprire una strada alle classi sociali.

la missione del dotto
Il dotto è colui che presiede lo stato. Il compito di Fichte è quello di favore il rinnovamento spirituale della società in virtù delll'educazione. L'educazione dev'essere affidata ai dotti. Fichte dedica a quest'opera una serie di lezioni divise in quelle del 1794 e quelle del 1811.
- lezioni 1794
Fichte evidenzia non evidenzia subito la missione del dotto, ma ce lo presenta come un uomo comune ma intellettuale. Sosteneva che l'uomo deve determinarsi da sé (dev'essere l'uomo a saper realizzare le sue scelte e mai farsi determinare dagli altri.) Fichte parte da questa considerazione,e dice che la cultura offre all'uomo delle abilità che lo metteranno nelle condizioni di modificare le cose a suo vantaggio. La cultura non è altro che il mezzo fondamentale, a traverso il quale l'uomo può realizzare il proprio fine, ossia la perfetta concordanza di se con se stesso in quanto essere ragionevole.
Fichte dice che l'uomo non potrà mai raggiungere la perfezione. L'azione dell'uomo consiste in un continuo superamento degli ostacoli, l'IO che deve superare il NON-IO. NOn raggiungerà mai la perfezione, ma dovrà raggiungere una meta ossia quella di avvicinarsi alla perfezione.

Fichte conclude dicendo che alla base della vita sociale vi è la collaborazione tra gli uomini. L'uomo deve essere guidato dalla razionalità. Gli uomini sono chiamati dalla società stessa a realizzare i propri obiettivi, guidati dal dotto che non è solo colui che produce il sapere, ma deve educare l'umanità in un continuo perfezionamento di sé. Il dotto dovrà essere un modello per l'umanità, ed è compito suo avendo una maggior consapevolezza di essere parte dell'IO PURO togliendo i suoi interessi personali per mettere a servizio la sua cultura al popolo. Il dotto è il filosofo, l'educatore dell'umanità ed agisce tramite la cultura che è contro la pigrizia che è il vero male radicato nell'uomo. La pigrizia spinge l'uomo all'abitudine ed è passività, inerzia dell'IO. Il dotto deve offrire agli uomini i mezzi per raggiungere il perfezionamento spirituale. Fichte diceva che una filosofia che è incapace di fare ciò, è una filosofia inutile.
- Lezioni 1811
Dopo 17 anni, intende la missione del dotto in senso religioso in quanto cambia lo scopo dell'uomo. Secondo Fichte non ha più il compito di realizzare se stesso moralmente, perché lo scopo dell'uomo è quello di rendere la presenza di Dio nel mondo. Scrive un opera dal titolo "Introduzione alla vita beata" scritta intorno al 1806. È uno degli scritti dove arriva a capovolgere la sua condizione religione ed arriva ad affermare: "Il principio della realtà non è più l'attività infinita dell'IO che si realizza a traverso l'azione morale, ma è l'essere eterno e immutabile di Dio." Dio è l'immagine di tutte le cose finite. Fichte ha trasformato l'IO PURO in DIO e quindi ha trasformato il rapporto tra l'infinito e il finito. L'unico mezzo per arrivare a Dio, non si raggiunge più con l'azione morale e non con la fede a tra verso la beatitudine.

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