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Fichte

È rimasto sempre colpito da Kant tanto da conoscerlo personalmente.

Il suo intento è di elaborare una rigorosa dottrina della scienza. La dottrina della scienza è una rigorosa filosofia, però “dottrina della scienza” è anche il titolo della sua opera ed esprime la sua intenzione filosofica.

Si muove nell’intento di cercare un sapere certo, di stabilire i criteri di una conoscenza certa.

Il punto di partenza della sua filosofia è l’Io.

L’Io è una sorta di autocoscienza. Non è materiale. L’Io per Fichte è l’unica realtà assolutamente certa, indubitabile.

Le caratteristiche dell’Io

  1. È evidente a tutti. È indubitabile, assolutamente certo e l’esistenza delle cose al di fuori dell’Io sono dubitabili, possono essere messe in discussione.

  2. Agisce liberamente. È inteso nel senso che crea. Ne consegue che fondare la conoscenza sull’Io equivale a fondare l’esistenza su un territorio solido, perché l’Io è certo e quindi lo è anche ciò che ne deriva.

  3. È infinito. Lo è poiché tutto esiste in lui, dentro di lui, e per lui, a causa e grazie a lui.

L’Io penso di Kant è finito perché è limitato dalla cosa in sé. È limitato dal noumeno. Non può accedere al noumeno ma solo al fenomeno. È finito.

L’Io infinito per Fichte è principio materiale e formale. È materiale perché è ciò da cui deriva la realtà stessa. Delle cose create è lui stesso che le ha create, è lui il principio materiale delle cose. Lui ha creato la realtà. È principio formale perché non solo crea la realtà ma organizza e conosce la realtà che lui stesso ha creato.

I principi su cui si fonda la dottrina della scienza

I tre principi della dottrina della scienza:

  1. L’Io pone se stesso.

    Crea. Significa che all’origine di tutto, della realtà, non c’è un Dio ma c’è un Dio assoluto che si autopone, crea se stesso. Esercita un’attività autocreatrice, crea se stesso, che è infinita. È all’origine di tutto. Se l’Io non avesse posto prima se stesso il mondo non esisterebbe. Si autopone come attività autocreatrice e assoluta. È la realtà originaria, tutto ciò che accade dopo deriva da lui e lo ha prodotto in se stesso, in se stesso. È un’unica realtà all’interno della quale le cose si differenziano.

  2. L’Io pone il non-io.

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Fichte, Johann Gottlieb - Pensiero filosofico e principi Pag. 1
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Sintesi

Fichte

È rimasto sempre colpito da Kant tanto da conoscerlo personalmente.

Il suo intento è di elaborare una rigorosa dottrina della scienza. La dottrina della scienza è una rigorosa filosofia, però “dottrina della scienza” è anche il titolo della sua opera ed esprime la sua intenzione filosofica.

Si muove nell’intento di cercare un sapere certo, di stabilire i criteri di una conoscenza certa.

Il punto di partenza della sua filosofia è l’Io.

L’Io è una sorta di autocoscienza. Non è materiale. L’Io per Fichte è l’unica realtà assolutamente certa, indubitabile.

Le caratteristiche dell’Io:

  • È evidente a tutti. È indubitabile, assolutamente certo e l’esistenza delle cose al di fuori dell’Io è dubitabile, può essere messa in discussione.
  • Agisce liberamente. È inteso nel senso che crea. Ne consegue che fondare la conoscenza sull’Io equivale a fondare l’esistenza su un territorio solido, perché l’Io è certo e quindi lo è anche ciò che ne deriva.
  • È infinito. Lo è poiché tutto esiste in lui (dentro di lui) e per lui (a causa e grazie a lui).

L’Io penso di Kant è finito perché è limitato dalla cosa in sé. È limitato dal noumeno. Non può accedere al noumeno ma solo al fenomeno. È finito.

L’Io infinito per Fichte è principio materiale e formale. È materiale perché è ciò da cui deriva la realtà stessa. Delle cose create è lui stesso che le ha create, è lui il principio materiale delle cose. Lui ha creato la realtà. È principio formale perché non solo crea la realtà ma organizza e conosce la realtà che lui stesso ha creato.

I principi su cui si fonda la dottrina della scienza

I tre principi della dottrina della scienza:

  • L’Io pone (crea) se stesso. Significa che all’origine di tutto, della realtà, non c’è un Dio ma c’è un Dio assoluto che si autopone, crea se stesso. Esercita un’attività autocreatrice, crea se stesso, che è infinita. È all’origine di tutto. Se l’Io non avesse posto prima se stesso il mondo non esisterebbe. Si autopone come attività autocreatrice e assoluta. È la realtà originaria, tutto ciò che accade dopo deriva da lui e lo ha prodotto in se stesso, in se stesso. È un’unica realtà all’interno della quale le cose si differenziano.
  • L’Io pone il non-io. Significa che l’Io ha bisogno di opporre a se stesso qualcosa di diverso da lui. Se l’Io è una sorta di spirito, astratto, deve creare qualcosa che sia non spirito, ovvero natura, mondo e oggetto. Tutto ciò che non è spirito, diverso da lui, ma che deriva da lui. Il non-io dipende dall’Io assoluto. La presenza del non-io è fondamentale per dare valore, senso e significato perché l’Io necessita dell’opposto.
  • L’Io oppone nell’Io (se stesso) all’io divisibile un non-io divisibile. Introduce il concetto di divisibilità. Il concetto di divisibilità coincide con quello di individualità. Significa che dall’Io assoluto si perviene a una molteplicità di io finiti e di non-io finiti. Oltre a tanti non-io sono stati creati anche tanti io finiti. L’io finito è l’uomo. Il mondo e gli uomini sono in continua opposizione.

L’Io assoluto genera non-io e io finito (uomini). C’è opposizione tra io finito (manifestazione concreta dell’Io assoluto) e Io assoluto.

Perché questa opposizione è necessaria? Perché secondo Fichte nella natura più profonda dell’uomo c’è l’essere attivo. È l’essenza dell’uomo. Per essere attivo l’uomo deve essere in costante tensione, opposizione, ad alcuni ostacoli. L’ostacolo è rappresentato dalla natura. La natura è ciò che deve essere vinta, plasmata. È ciò che l’io finito (uomo) deve vincere.

L’uomo sfida e vince contro la natura.

Nell’essere attivo l’io plasma la natura e può realizzare la propria essenza.

Osservazioni

  • Fichte genera una metafisica (filosofia) del soggetto o dello spirito. Significa che al centro di tutto c’è l’Io definito come spirito assoluto.
  • Esiste un Io assoluto che genera in sé una molteplicità di non-io e un io finito e che il non-io rappresenta il momento dialettico (opposizione) della vita dell’Io.
  • L’Io è allo stesso tempo finito ed infinito. L’Io assoluto è infinito ed è costituito da un insieme di io finiti. L’io è finito perché l’io finito è manifestazione nel mondo dell’Io assoluto.
  • L’Io infinito (assoluto) rappresenta la missione dell’io finito. L’uomo è in continuo sforzo (streben del romanticismo) verso l’assoluto. Il tentativo dell’io finito è di diventare infinito. Nella lotta con il non-io l’io finito cerca di rendersi infinito in una conquista di libertà. L’io finito si realizza ed è attivo mentre cerca di raggiungere la libertà. Questa missione dell’io è inesauribile. Significa che non si esaurisce, non smette mai altrimenti l’uomo smetterebbe di essere attivo e non potrebbe trovare la libertà.
  • L’Io di Fichte ha una struttura dialettica e triadica. La struttura dell’io è: tesi, antitesi e sintesi.
  • Tesi è il momento iniziale in cui l’Io è attivo ma deve ancora trovare il non-io, ostacolo.
  • Antitesi è il momento di opposizione, è l’ostacolo. L’Io ha davanti a sé il non-io. Non rappresenta mai un punto di arresto ma è un limite fecondo. Permette di ottenere un risultato superiore rispetto alla tesi di partenza.
  • Sintesi è lo sforzo di superare l’opposizione. Non rappresenta mai la fine, non è definitiva perché rappresenta uno slancio per una nuova struttura dialettica triadica.

Ogni momento rappresenta un nuovo slancio per una nuova triade dialettica che non può fermarsi perché l’uomo è attivo. La dialettica triadica dell’Io non si interrompe mai, anche dove si raggiunge la sintesi si va verso una nuova triade dialettica.

Emerge una visione dialettica del reale, ovvero la realtà è in continuo divenire. Dicendo che è progressiva si dà già un giudizio positivo. Lo dicevano già i romantici.

La dottrina morale

La morale è un sistema che cerca di spiegare all’uomo come realizzare la propria natura. La morale cerca di rispondere alla domanda “cosa è l’uomo e a cosa è destinato?”.

L’uomo deve diventare l’uomo attraverso lo sforzo, che chiama come il romanticismo streben. Nello streben l’uomo realizza se stesso. L’ostacolo è necessario. Solo nello sforzo si realizza l’uomo in quanto se stesso. Superando l’ostacolo si pratica un’azione. L’agire con cui si supera l’ostacolo è un agire che per Fichte è un agire morale.

Il massimo bene morale è rappresentato dall’agire. Il massimo male morale è l’inerzia (non agire).

In questo agire l’uomo pratica il massimo bene morale.

Solo nell’agire si realizza se stessi puntando all’assoluto, in quella che è una conquista di libertà.

L’azione morale stessa è possibile solo davanti all’ostacolo da superare. Se non ci fosse l’ostacolo non ci sarebbe l’azione, quindi non superandolo non si agisce la propria natura.

La missione sociale dell’uomo: il dovere del dotto

Lo streben sociale deve realizzare e rendere liberi tutti.

Secondo Fichte ci sono delle persone più adeguate a seguire altre persone al perfezionamento di se stesso e nel raggiungere la propria natura.

Fichte dice: “L’uomo ha la missione di vivere in società. Se vivi isolato non è un uomo intero e completo, anzi contraddice se stesso.”

L’uomo deve vivere in società.

Questo esercizio occupa tutti. C’è qualcuno che è più portato a rendere l’uomo sociale. Questi sono i dotti.

I dotti hanno il dovere di vivere in mezzo agli altri. Per questo è una missione sociale.

Il dotto deve far capire all’uomo quali sono i propri bisogni veri e profondi ma anche deve istruirlo sui mezzi che gli permettono di far realizzare questi bisogni.

L’obiettivo è rendere l’uomo e l’umanità libera, quindi l’obiettivo è guidarci in una comunità di uomini liberi.

È un perfezionamento dell’uomo morale.

I dotti sono più ricchi moralmente, sono le persone migliori. Hanno una responsabilità alla quale non si possono sottrarre.

Pensiero politico

Questo pensiero varia durante la sua vita e ci sono tre fasi, ma ne vediamo solo una.

La terza fase è quella nazionalistica. È la fase in cui l’opera di riferimento è “I discorsi alla nazione tedesca”.

Il tema fondamentale affrontato nel testo è quello dell’educazione.

Fichte intende l’educazione come un’azione pedagogica verso il popolo, verso la nazione volta, con l’obiettivo di trasformare alla radice la natura fisica e psichica delle persone.

L’opera assume un tono nazionalistico adatto a promuovere questa nuova educazione.

Il popolo che è destinato ad educare è il popolo tedesco (ha grande senso di patria).

Questa fase nazionalistica avviene quando Napoleone occupa la Prussia. La superiorità del popolo tedesco non è militare ma culturale, che ha a che fare con la lingua. La lingua tedesca è quella che ha subito minore contaminazione, quindi è un popolo eletto per eseguire questa educazione.

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