Ominide 12 punti
Questo appunto contiene un allegato
Fichte, Johann Gottlieb - Pensiero filosofico e principi scaricato 0 volte

Fichte


È rimasto sempre colpito da Kant tanto da conoscerlo personalmente.
Il suo intento è di elaborare una rigorosa dottrina della scienza. La dottrina della scienza è una rigorosa filosofia però “dottrina della scienza” è anche il titolo della sua opera e esprime la sua intenzione filosofica.
Si muove nell’intento di cercare un sapere certo, di stabilire i criteri di una conoscenza certa.
Il punto di partenza della sua filosofia è l’Io.
L’Io è una sorta di autocoscienza. Non è materiale. L’Io per Fichte è l’unica realtà assolutamente certa, indubitabile.
Le caratteristiche dell’Io:
1. È evidente a tutti. È indubitabile, assolutamente certo e l’esistenza delle cose al di fuori dell’Io sono dubitabili, possono essere messe in discussione.
2. Agisce liberamente. È inteso nel senso che crea. Ne consegue che fondare la conoscenza sull’Io equivale a fondare l’esistenza su un territorio solido, perché l’Io è certo e quindi lo è anche ciò che ne deriva.
3. È infinito. Lo è poiché tutto esiste in lui (dentro di lui) e per lui (a causa e grazie a lui).
L’Io penso di Kant è finito perché è limitato dalla cosa in se. È limitato dal noumeno. Non può accedere al noumeno ma solo al fenomeno. È finito.
L’Io infinito per Fichte è principio materiale e formale. È materiale perché è ciò da cui deriva la realtà stessa. Delle cose create è lui stesso che le ha create, è lui il principio materiale delle cose. Lui ha creato la realtà. È principio formale perché non solo crea la realtà ma organizza e conosce la realtà che lui stesso ha creato.

I principi su cui si fonda la dottrina della scienza


I tre principi della dottrina della scienza:
1. L’Io pone (crea) se stesso. Significa che all’origine di tutto, della realtà non c’è un Dio ma c’è n Dio assolto che si autopone, crea se stesso. Esercita una attività autocreatrice, crea se stesso, che è infinita. È all’origine di tutto. Se l’Io non avesse posto prima se stesso il mondo non esisterebbe. Si autopone come attività autocreatrice e assoluta. È la realtà originaria, tutto ciò che accade dopo deriva da lui e lo ha prodotto in se stesso in se stesso. È una unica realtà all’interno del quale le cose si differenziano.
2. L’Io pone il non-io. Significa che l’Io ha bisogno di opporre a se stesso qualcosa di diverso da lui. Se l’Io è una sorta di spirito, astratto, deve creare qualcosa che sia non spirito, ovvero natura mondo e oggetto. Tutto ciò che non è spirito, diverso da lui, ma che deriva da lui. Il non-io dipende dall’Io assoluto. La presenza del non-io è fondamentale per dare valore, senso e significato perché l’Io necessita dell’opposto.
3. L’Io oppone nell’Io (se stesso) all’io divisibile un non-io divisibile. Introduce il concetto di divisibilità. Il concetto di divisibilità coincide con quello di individualità. Significa che dall’Io assoluto si perviene ad una molteplicità di io finiti e di non-io finiti. Oltre a tanti non-io sono stati creati anche tanti io finito. L’io finito è l’uomo. Il mondo e gli uomini sono in continua opposizione.
L’Io assoluto genera non-io e io finito (uomini). C’è opposizione tra io finito (manifestazione concreta dell’Io assoluto) e Io assoluto.
Perché questa opposizione è necessaria perché secondo Fichte nella natura più profonda dell’uomo è essere attivo. È l’essenza dell’uomo. Per essere attivo l’uomo deve essere in costante tensione, opposizione, ad alcuni ostacoli. L’ostacolo è rappresentato dalla natura. La natura è ciò che deve essere vinta, plasmata. È ciò che l’io finito (uomo) deve vincere.
L’uomo sfida e vince contro la natura.
Nell’essere attivo l’io plasma la natura e può realizzare la propria essenza.

Osservazioni


1. Fichte genera una metafisica (filosofia) del soggetto o dello spirito. Significa che al centro di tutto c’è l’Io definito come spirito assoluto.
2. Esiste un Io assoluto che genera in se una molteplicità di non-io e un io finito e che il non-io rappresenta il momento dialettico (opposizione) della vita dell’Io.
3. L’Io è allo stesso tempo finito ed infinito.
L’Io assoluto è infinito ed è costituito da un insieme di io finiti.
L’io è finito perché l’io finito è manifestazione nel mondo dell’Io assoluto.
4. L’Io infinito (assoluto) rappresenta la missione dell’io finito. L’uomo è in continuo sforzo (streben del romanticismo) verso l’assoluto. Il tentativo dell’io finito è di diventare infinito.
Nella lotta con il non-io l’io finito cerca di rendersi infinito in una conquista di libertà. L’io finito si realizza ed è attivo mentre cerca di raggiungere la libertà.
Questa missione dell’io è inesauribile. Significa che non si esaurisce, non smette mai altrimenti l’uomo smetterebbe di essere attivo e non poterebbe trovare la libertà.
5. L’Io di Fichte ha una struttura dialettica e triadica. La struttura dell’io è: tesi, antitesi e sintesi.
- Tesi è il momento iniziale in cui l’Io è attivo ma deve ancora trovare il non-io, ostacolo.
- Antitesi è il momento di opposizione, è l’ostacolo. L’Io ha davanti a se il non-io.
Non rappresenta mai un punto di arresto ma è un limite fecondo. Permette di ottenere un risultato superiore rispetto alla tesi di partenza.
- Sintesi è lo sforzo di superare l’opposizione. Non rappresenta mai la fine, non è definitiva perché rappresenta uno slancio per una nuova struttura dialettica triadica.
Ogni momento rappresenta un nuovo slancio per una nuova triade dialettica che non può fermarsi perché l’uomo è attivo. La dialettica triadica dell’Io non si interrompe mai, anche dove si raggiunge la sintesi si va verso una nuova triade dialettica.
Emerge una visione dialettica del reale, ovvero la realtà è in continuo divenire. Dicendo che è progressiva si da già un giudizio positivo. Lo dicevano già i romantici.

La dottrina morale


La morale è un sistema che cerca di spiegare all’uomo come realizzare la propria natura. La morale cerca di rispondere alla domanda “cosa è l’uomo e a cosa è destinato?”.
L’uomo deve diventare l’uomo attraverso lo sforzo, che chiama come il romanticismo streben. Nello streben l’uomo realizza se stesso. L’ostacolo è necessario. Solo nello sforzo si realizza l’uomo in quanto se stesso. Superando l’ostacolo si pratica un azione. L’agire con cui si supera l’ostacolo è un agire che per Fichte è un agire morale.
Il massimo bene morale è rappresentato dall’agire. Il massimo male morale è l’inerzia (non agire).
In questo agire l’uomo pratica il massimo bene morale.
Solo nell’agire si realizza se stessi puntando all’assoluto, in quella che è una conquista di libertà.
L’azione morale stessa è possibile solo davanti all’ostacolo da superare. Se non ci fosse l’ostacolo non ci sarebbe l’azione, quindi non superandolo non si agisce la propria natura.

La missione sociale dell’uomo: il dovere del dotto


Lo streben sociale deve realizzare e rendere liberi tutti.
Secondo Fichte ci sono delle persone più adeguate a seguire altre persone al perfezionamento di se stesso e nel raggiungere la propria natura.
Fichte dice: “L’uomo ha la missione di vivere in società. se vivi isolato non è un uomo intero e completo, anzi contraddice se stesso.”
L’uomo deve vivere in società.
Questo esercizio occupa tutti. C’è qualcuno che è più portato a rendere l’uomo sociale. Questi sono i dotti.
I dotti hanno il dovere di vivere in mezzo agli altri. Per questo è una missione sociale.
Il dotto deve far capire all’uomo quali sono i propri bisogni veri e profondi ma anche deve istruirlo sui mezzi che gli permettono di far realizzare questi bisogni.
L’obbiettivo è rendere l’uomo e l’umanità libera, quindi l’obbiettivo è guidarci in una comunità di uomini liberi.
È un perfezionamento dell’uomo morale.
I dotti sono più ricchi moralmente, sono le persone migliori. Hanno una responsabilità alla quale non si possono sottrarre.

Pensiero politico


Questo pensiero varia durante la sua vita e ci sono tre fasi, ma ne vediamo solo una.
La terza fase è quella nazionalistica. È la fase in cui l’opera di riferimento è “I discorsi alla nazione tedesca”.
Il tema fondamentale affrontato nel testo è quello dell’educazione.
Fichte intende l’educazione come un’azione pedagogica verso il popolo, verso la nazione volta, con l’obbiettivo di trasformare alla radice la natura fisica e psichica delle persone.
L’opera assume un tono nazionalistico adatto a promuovere questa nuova educazione.
Il popolo che è destinato ad educare è il popolo tedesco (ha grande senso di patria).
Questa fase nazionalistica avviene quando Napoleone occupa la Prussia. La superiorità del popolo tedesco non è militare ma culturale che ha a che fare con la lingua. La lingua tedesca è quella che ha subito minore contaminazione, quindi è un popolo eletto per eseguire questa educazione.
Hai bisogno di aiuto in Filosofia Moderna?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email