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Dottrina politica di Fichte


Fichte esalta il concetto di Stato, considerandolo come quell’istituzione in grado di garantire all’uomo il riconoscimento di particolari diritti che sono:
- la libertà; lo stato deve saper educare alla libertà, dice Fichte. Ciò vuol dire che lo Stato deve far capire all’uomo quale sia il valore della libertà e deve fargli capire che muoversi in società significa riconoscere il valore dello Stato e quindi agire da uomini liberi, responsabili e consapevoli.
-la proprietà; Fichte riconosce all’uomo un bene che gli è proprio in modo costitutivo, ovvero la proprietà, recuperando concezioni antirousseaniane.
-la conservazione della proprietà; per Fichte la proprietà deve essere conservata come bene; questo è un principio antitetico al comunismo marxista.
Lo Stato poi, secondo Fichte, deve saper garantire all’uomo lavoro e benessere (pensiero antesignano della visione moderna dello Stato).
Inoltre, da una parte Fichte esalta l’individualismo, l’autarchismo, difendendo uno Stato chiuso (questo individualismo, però, per Fichte, non doveva mai sfociare nel totalitarismo, poiché lo Stato deve sempre educare l’uomo alla libertà di azione, e nel dispotismo, poiché lo Stato non si fonda sul misconoscimento dei diritti del cittadino), ma d'altra parte esalta il contrattualismo, poiché lo Stato nasce da un’aggregazione di uomini, e considera lo Stato in modo organicistico; lo Stato, cioè, è percepito in modo collettivo e comunitario, in quanto tutti gli uomini contribuiscono al raggiungimento del bene comune. Lo stato deve, cioè, essere utile ad ogni cittadino promuovendo la formazione di uomini liberi e responsabili. Di qui deriva la missione moraleggiante e civilizzante dello Stato. In questo modo Fichte lega l’etica alla politica, come già aveva fatto Aristotele.
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