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Fichte

Fichte: Rammenau, 1762 – Berlino, 1814) Studiò teologia a Jena e Lipsia. Grande ammiratore di Kant, entrò in contatto con la sua filosofia e lo incontrò anche di persona; gli fece leggere un suo libro e Kant lo pubblicò: il suo “Saggio di una critica di ogni rivelazione” apparso anonimo e inizialmente attribuito a Kant, gli permise di ottenere la cattedra di filosofia a Jena. Ma, venne scritto un articolo diffamatorio sul giornale di Jena e lo accusarono, inoltre, di essere ateo. Solo che, l’accusa fu molto grave per l’epoca, specie per la Prussia molto inquadrata di quel tempo. Fichte. Dunque, fu costretto a dare le dimissioni. In seguito, gli venne offerto un posto come primo rettore elettivo all’università di Berlino (stava quindi al vertice dell’università). In quegli anni, gli ultimi della sua vita, l’indipendenza degli stati tedeschi fu minacciata dalle ambizioni di Napoleone ed egli sostenne energicamente la nascita di una coscienza nazionale tedesca. Tra i suoi testi più famosi ricordiamo: Fondamenti dell’intera dottrina della scienza (1794) e i Discorsi alla nazione tedesca. Egli è il padre dell’idealismo, ossia la massima espressione filosofica del Romanticismo.

I tre principali esponenti dell’idealismo sono Fichte, Schelling ed Hegel. Fichte del Romanticismo condivide e sviluppa due temi: la natura e l’infinito. Per questo motivo segna una vera e propria svolta rispetto a Kant. Quest’ultimo aveva elaborato una filosofia del limite, cioè del finito, mirata a delineare i limiti della ragione umana. L’uomo romantico, per quanto infelice, non si arrende al dolore e alla negatività del mondo; cerca sempre nell’infinito quella pace e serenità che il mondo in cui vive gli nega. Secondo Fichte,l’Io non riordina solo i dati sensibili, ma crea il mondo. Esso ha una struttura trialica che segue il movimento dialettico composto da tesi, antitesi e sintesi, il quale ebbe molto successo all’epoca del Romanticismo. La tesi è una teoria. L’antitesi è una seconda teoria che va in contrasto con la prima. La sintesi è semplicemente il riconciliamento di tesi e antitesi, ma anche il superamento (in quanto ha fatto un progresso intellettuale). Per descrivere che cos’è questo Io si parte dalla tesi: 1° passaggio = l’Io pone sé stesso. L’Io è la coscienza collettiva dell’umanità in quanto specie. Ognuno di noi ha una coscienza individuale. L’umanità, in quanto specie, è l’unica a possedere una coscienza della propria razza. L’Io pone sé stesso non solo come fondamento della coscienza, ma anche della realtà. 2° passaggio (o antitesi) = l’Io pone il non-Io (ovvero tutto ciò che si oppone all’Io). L’Io crea il non-Io, cioè la natura. L’umanità crea il mondo, o meglio lo RIcrea.
L’umanità inventa tutto ciò che non c’è in natura; aggiunge le convenzioni. Noi abbiamo preso il mondo così com’era, il mondo di base e lo abbiamo trasformato nel mondo complesso della società umana. 3° passaggio = nell’Io assoluto, l’Io divisibile si oppone a un non-Io altrettanto divisibile. In altre parole, dopo aver posto il non-Io, l’Io si trova a sua volta limitato dal non-Io. In pratica, abbiamo reinventato il mondo per poi trovarci a non essere liberi di agire. Perché, allora, l’umanità lo ha fatto? Fichte, come Kant, pensava che lo scopo nella vita fosse essere virtuosi. Solo in questo modo ho la possibilità di agire moralmente.
Curiosità: per Johann Fichte, il filosofo ha un ruolo di primo piano in questo mondo, il ruolo di educatore. Per quanto riguarda i Discorsi alla nazione tedesca si cambia completamente discorso. Fichte incitava il suo popolo a combattere contro Napoleone. Nell’opera egli elabora delle idee educative. È presente quindi il suo pensiero pedagogico. Le idee educative che mette in evidenza riguardano l’impossibilità di raggiungere l’unità nazionale, l’autonomia attraverso la guerra. A tal fine, è necessario un processo educativo che miri ad un continuo perfezionamento morale dei cittadini. La nazione tedesca a quel tempo non esisteva ancora, ma il popolo tedesco per Fichte era un popolo originario (ossia esisteva già nel suo insieme) che non aveva ancora condiviso cultura, arte, costumi…. Un popolo che non ha nulla da invidiare agli altri popoli. Si ricordi comunque che Fichte parla sempre e solo con una superiorità culturale, non parla di supremazia militare o di un appello alle armi. Con lui, siamo ancora in un sano patriottismo, non è ancora l’era del nazionalismo.

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