Feuerbach - Alienazione


Nacque nel 1804 in Baviera, intraprese e lasciò per le sue opinioni religiose la carriera universitaria, si ritirò in solitudine e tenne delle lezioni sull'essenza della religione, passò gli ultimi anni in miseria, fino al 1872.
Dapprima hegeliano convinto, se ne distaccò presto, finendo per criticare l'hegelismo in più scritti.

La speculazione filosofica di Feuerbach parte dal concetto di alienazione ("altro da sé": diventare qualcosa di diverso da ciò che si è): considera l'infelicità comune agli uomini, soprattutto a coloro che sono costretti a lavorare molto e ad avere poco tempo per sé (soprattutto operai e contadini).

Si sofferma sull'alienazione religiosa: l'uomo ha desideri infiniti ma volontà finita, desidero tutto ma ne posso realizzare solo una parte => si trova spaesato tra ciò che desidera e ciò che può realmente ottenere.
L'immortalità (uno dei più grandi desideri): l'uomo, per sopperire a questa mancanza, ha creato un essere superiore, Dio, in cui coincidono infiniti desideri e infinita volontà: l'uomo si è alienato in Dio.
Non è Dio ad aver creato l'uomo, ma l'uomo ad aver creato Dio, alienandosi (mettendo in un'altra cosa i propri desideri).
L'umanità arriva ad un punto in cui l'inganno è così alto che crede davvero nell'esistenza di un essere superiore e creatore; problema: quando l'uomo pensa che la sua situazione, positiva o negativa, dipenda da lui, inizia a pregarlo per ottenere ciò che desidera, dimenticando che la situazione non cambia (la persona povera accanto a me non cambia se prego per i poveri).
Sarebbe meglio smettere di pregare e agire ("l'uomo è Dio per l'altro uomo": nessuno è superiore ma è l'azione del singolo e della società che migliora o peggiora la situazione degli altri, non la preghiera).
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