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Cartesio( René Descartes)

Nasce a Le Haye, in Francia, nel 1596 da una famiglia di piccola nobiltà. Frequentò il collegio dei gesuiti e furono degli anni importanti per i suoi studi ( grammatica, retorica,latino, matematica). Proseguì gli studi presso l’università di Poitiers e si laureò in diritto canonico e civile. Affrontò la carriera militare ma non partecipò mai ad una spedizione di guerra (guerra dei trent’anni). Molto importante per lui fu l’incontro con il dotto Isaac Beeckman, con il quale condivise interessi scientifici. Tra il 1619-1620, attraversò una crisi mistico-scientifica, durante la quale elaborò la sua teoria sulla scienza meravigliosa, la matematica. Dopo una serie di viaggi che lo portarono anche in Italia, fu invitato dalla regina Caterina di Svezia per delle lezioni. Cartesio mal sopportò il clima, si ammalò di polmonite e morì a Stoccolma nel 1650.

Le opere

Alla base del pensiero cartesiano c’è la ragione, intesa come facoltà di giudicare e distinguere il vero dal falso. La ragione è uguale per tutti, ma non viene usata da tutti nello stesso modo, ecco perché gli uomini agiscono e pensano diversamente dagli altri. Ognuno sceglie vie diverse ed è per questo che necessita un metodo unico che abbia delle regole facili per individuare il falso dal vero. Solo la matematica si impone come metodo che risponde ai requisiti richiesti: è certezza, distinzione e evidenza. La ricerca della verità però passa attraverso il dubbio ( cogito ergo sum): secondo Cartesio il dubbio è un mezzo per arrivare alla verità, si deve mettere in discussione tutto e solo dopo aver scartato tutto ciò che è falso, si può arrivare al vero. Le idee matematiche sono innate, come innata è l’idea di Dio. Le opere principali sono: “Regole per la guida dell’intelligenza”, “ Il mondo o trattato della luce”, “Discorso sul metodo”, per portare la ragione alla verità,” Meditazioni sulla filosofia prima”, in cui si dimostra l’esistenza di Dio, “I principi della filosofia”, “Le passioni dell’anima”.
Nell’opera “Principi della filosofia” Cartesio pubblica una lettera in cui scrive all’abate Claude Picot, in cui si chiarisce che per istruirsi bisogna seguire un ordine. Nasce così la metafora dell’albero della conoscenza: come radici, alla base, c’è la metafisica, come tronco c’è la fisica, e come rami tutte le altre discipline ( medicina, meccanica e morale). Dunque la conoscenza è come un albero, ha le sue radici e le sua fondamenta nella metafisica che diventa fondazione anche della fisica. Non sempre si giunge direttamente e facilmente a costruire la verità e allora Cartesio consiglia una morale provvisoria in attesa di una morale definitiva. La morale provvisoria è fatta di quattro massime: 1) prima massima: obbedire alle leggi e alle tradizioni del proprio Paese, e avere sempre opinioni moderate che sono una via di mezzo. 2)Seconda massima: essere fermi e risoluti sulle proprie opinioni, anche se qualcuna suscita dubbio. 3)Terza massima: non si può cambiare l’ordine delle cose nel mondo, solo i nostri pensieri sono in nostro potere e che bisogna utilizzarli al meglio con virtù. 4)Quarta massima: bisogna analizzare bene tutte le occupazioni per capire quale è la migliore, Cartesio decise per coltivare la ragione per arrivare alla verità.

Nel 1627 Cartesio scrive la sua prima grande opera “Regole per la guida dell’intelligenza”, nel quale spiega le regole maggiori della logica ed arriva a dire che le scienze per una conoscenza sono l’aritmetica e la geometria, perché sono discipline senza falsità che non lasciano spazio alle incertezze. La matematica è la forma di conoscenza completa, perché in essa c’è l’ordine e la misura( sono da includere nella matematica l’astronomia, la musica, l’ottica, la meccanica). Quindi esiste una matematica universale che spiega l’ordine e la misura alla quale si collegano tutte le altre scienze. Alla base della conoscenza ci sono l’intuizione, intesa come mente pura e attenta a tutto ciò che è vero e non suscita dubbio, e la deduzione che è la conclusione di tutte quelle cose che sono conosciute con certezza. La deduzione si svolge nel tempo e non è istantanea e dipende dalla memoria ed è per questo che è una sequenza di intuizioni collegate fra loro come degli anelli, dal primo all’ultimo.
L’intuizione e la deduzione sono atti del nostro intelletto attraverso i quali si giunge alla conoscenza delle cose. Le nature semplici sono intuizioni evidenti e si possono distinguere in:
1) puramente intellettuali ( che si conoscono senza l’aiuto delle immagini, come il dubbio, l’ignoranza, la volizione).
2) Puramente materiali, quelle che esistono nei corpi( figura, movimento);
3) Comuni, quelle che esistono sia nei corpi che nello spirito ( esistenza, unità, durata). Le nature semplici non hanno falsità e la vera scienza è scoprire come questa nature semplici si coordinano per comporre altre cose. Per arrivare a ciò c’è bisogno di un metodo per fare un buon uso dell’intuizione della menta per evitare errori. Cartesio individua quattro regole:
1) regola dell’evidenza, non essere mai precipitosi e cercare di comprendere solo ciò che si presenta in modo chiaro e distinto senza suscitare dubbio 8 criterio della verità).
2) Regola dell’analisi, dividere il problema in tante piccole parti quanto è possibile per risolverlo meglio.
3) Regola della sintesi, procedere dai pensieri più semplici a quelli più complessi perché tutte le nozioni possano essere disposte secondo una serie che va dal più piccolo al più grande secondo la loro complessità. Con l’analisi si passa dal complesso semplice a quello più grande, dal relativo all’assoluto. Con la sintesi si passa dal semplice al complesso e all’assoluto relativo. L’assoluto è ciò che contiene la natura semplice delle cosa; il relativo è qualcosa che partecipa e deriva dall’assoluto. Quindi il segreto di tutto il metodo è capire l’assoluto.
4) Regola dell’enumerazione, revisionare il tutto per essere sicuri di non aver omesso nulla. L’enumerazione deve essere sufficiente, senza tralasciare anche il più piccolo elemento, e ordinata nel senso di riordinare tutto con l’aiuto della memoria, disponendole in classi. Questo metodo fa presupporre una catena di ragionamenti, semplici e facili, che hanno come base la matematica i cui concetti sono certi ed evidenti e non suscitano dubbio. Nel suo metodo Cartesio dubita di tutto, ma il fatto di dubitare presuppone che ci sia un pensiero, e se c’è il pensiero allora c’è l’esistenza ( penso, dunque sono). Di tutto si può dubitare tranne che dell’esistenza, perché l’esistenza dell’anima è la verità prima e fondamentale. Infatti, l’uomo è sostanza in quanto è corpo, ma soprattutto ma ha la sua essenza nel pensiero, res cogitas ( sostanza pensante) che è distinta dal corpo res extensa (sostanza estesa).
Finché ci sarà il pensiero ci sarà l’esistenza, infatti, anche se penso di non esistere, devo concludere che esisto perché penso ( penso, dunque sono…sono, dunque esisto). Anche il “cogito” è un’intuizione della mente, non un sillogismo. Cartesio. Il dubbio porta sempre all’idea che c’è un’imperfezione; l’idea di imperfezione presuppone un suo contrario che è la perfezione, e cioè Dio. Dio è il fondamento della regola dell’evidenza, è un essere perfetto come lo è la geometria. Cartesio, nel Discorso, presenta due prove per dimostrare l’esistenza di Dio: la prima a posteriori, la seconda a priori con un argomento ontologico. A posteriori perché l’idea di perfezione viene dall’esterno, non viene dal nulla e non viene dall’uomo che è imperfetto, dunque viene da Dio. A priori perché Dio è perfetto, l’idea di perfezione è compresa nell’esistenza, quindi Dio è perfetto e esiste.

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