Mongo95 di Mongo95
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L’abitudine non piace a Cartesio, è quella cosa che ci fa prendere per vero ciò che in realtà non è stato esaminato. In un modo di ragionare abbastanza vago e non rigoroso. La distinzione tra arte e scienza corrisponde in qualche modo a una distinzione tra mente e corpo. Chi le mette sullo stesso piano si inganna, e qui si parla di nuovo dell’aristotelismo e dell’ermetismo rinascimentale.
La scienza è conoscenza intellettuale, che non ha a che fare con il corpo. Le arti invece richiedono la pratica del corpo, quindi si va a creare un’abilità, che fa si che sia molto più facile specializzarsi. Quindi l’esercizio del corpo si consolida nel particolare e non nel generale. Invece le scienze sono un sapere unico, il cui metodo è universale. E si diffonde, attraverso un metodo solo, come unico e identico sapere umano. Come la luce del sole. Si tratta ora solo di capire quale sia la chiave di volta che ci guiderà, spazzando via le categorie aristoteliche. Aristotele, nel Libro VI dell’Etica nicomachea, faceva invece una differenza tra le scienze. Episteme, oggetti eterni, sapere invariabile e universale, indipendente, cioè che è vero o falso, la metafisica, matematica e fisica; l’arte, oggetti che mutano, sapere del divenire, come produzione o come azione, poiesis o praxis; saggezza, con riferimento alla pratica accompagnata da un ragionamento sul bene e sul male, etica e politica. Tre saperi diversi ognuno dei quali ha al suo interno, a seconda delle categorie preposte, una sua specificità. In Cartesio viene meno questa distinzione, se non quella tra arte e scienza, ma assume un carattere diverso, con l’introduzione del fattore corporale, legato all’arte. È questa la grande idea nuova, le scienze hanno un solo metodo, non si distinguono in base all’oggetto.

Si opera una critica al sapere rinascimentale. Le scienze curiose, e i saperi iniziatici conoscibili solo da pochi, non misurabili, non sperimentabili, quindi non tutti possono arrivarci. Non basati su un principio universale misurante.
Contro Aristotele una scienza sola, contro il Rinascimento una scienza basata su di un sapere universale. C’è un fine generale nella scienza, un sapere generale. Ci sono fini diversi e utili, scienze che hanno utilità pratica, oppure scienze che danno piacere nella contemplazione del vero, scienze teoretiche. Ma in tutto ciò quasi nessuno pensa al “ben pensare” (bona mens), nessuno si occupa del pensiero prima degli oggetti. Centrale nella prima regola: sapere universale che deve venire prima di tutto il resto. Anche nell’imparare non è utile isolare le scienze le una dalle altre. Assolutamente contrario alla specializzazione nel campo scientifico, il metodo è sempre lo stesso. La ragione è una sorta di faro, lume naturale che consente di conoscere. Un solo metodo per tute le scienze, basato sul lume della ragione. Una sorta di ideale enciclopedico alla base del metodo.

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