Cartesio - il punto di rottura

Cartesio proclama l’inizio del pensiero moderno in antitesi con l’unità dell’interiorità rispetto al mondo oggettivo del cosmo. Questa spaccatura arriva dal proposito edificante di raggiungere una conoscenza certa. Il pensiero di C nasce dalla diatriba fra le varie scuole di pensiero scolastiche, egli vuole infatti trovare un pensiero unificante.
Il principio dell’aristotelismo è l’integrazione fra il mondo interiore e il mondo esterno, vi è una sintesi unitaria. Con Cartesio questa presupposizione viene spezzata attraverso il dubbio metodico. Egli non dubita solo della veridicità della percezione sensibile ma anche della percezione del nostro corpo. Anche da svegli noi possiamo sentire dolore a una gamba che fu mutilata tempo addietro → illusione dell’arto mancante. A partire da queste considerazioni egli non può non mettere in dubbio l’esistenza stessa del mondo perché l’unica cosa di cui sono certo è la mia coscienza, il cogito, ossia della immediata evidenza della mia coscienza a me stesso → fenomenologia moderna. Io ho l’evidenza della coscienza, l’apertura alla coscienza dell’evidenza di me a me stesso. Le idee (non in senso platonico) riempiono il cogito, le idee sono le rappresentazioni mentali, vissuti in prima persona. Queste esperienze che vengono alla mia coscienza sono certe, io mi posso sbagliare sul fatto che mi fa male una gamba che non ho più, ma non mi posso sbagliare sul dato di evidenza originaria che è quello di sentire il dolore. Cartesio consente per primo di distinguere la dimensione dell’esperienza in prima persona da quella oggettiva, del mondo per come è. Epoché → viene messo da parte il mondo esterno, sulla sua esistenza viene sospeso il giudizio.

Cartesio postula che le esperienze si presentano alla coscienza attraverso un principio unificatore che è Dio, il garante delle esperienze in prima persona. Una di queste esperienze è quella dell’esistenza del mondo, sotto forma di convinzione profonda. Per questo dio deve farsi garante della coerenza tra ciò che crediamo e le cose stesse. 1 padre della linea fenomenologica → ciò che riempie la esperienza con il suo apparire → C scinde l’esperienza in 1 pers e il mondo. 2 dicotomia. 3 riconoscimento tramite dio della postulazione dell’esistenza del mondo che noi conosciamo tramite una mediazione psichica. Egli è il primo infatti ad occuparsi dei riflessi (vedi Pavlov) studiando l’arco riflesso, ossia il meccanismo per cui l’organismo risponde meccanicamente a certi stimoli in una certe maniera dopo l’elaborazione dello stimolo → corrispondenza univoca fra stimolo e risposta.
In qualche modo Cartesio riprende la tesi aristotelica, per cui la percezione (qui la coscienza, nella sua attualità immediata), nel suo darsi, è sempre vera. Anticipa così la fenomenologia.
Cartesio si occupa molto della percezione che vede come un meccanismo della res extensa, ossia del corpo che lui considera una macchina biologica.
Percezione:
1. Livello fisiologico → l’azione dei sensi è passiva, essi sentono mediante una passione suscitata dagli oggetti sensibili che provocano un movimento nei condotti che collegano gli organi di senso e il cervello.
2. Livello dello spirito → la sensazione diventa cosciente poiché raggiunge la ghiandola pineale, punto di contatto fra res cogitans e res extensa.
3. Giudizio sulle cose esterne → è la vera percezione: otteniamo info sugli oggetti (forma, ubicazione…) grazie ai movimenti degli organi corporei su di essi, a cui sin dalla giovinezza siamo abituati.
Per Cartesio lo stimolo che eccita il sistema visivo è la luce. La percezione avviene per messa a fuoco di un solo punto degli oggetti esterni, quello che interessa il soggetto. Per quanto riguarda le illusioni egli attribuisce a esse un interpretazione errata in corrispondenza fra nervi cervello e poi ghiandola pineale.
Da Cartesio si diramano due tradizioni psicologiche: fenomenologica e meccanicista (psichismo come ultimo ingranaggio del corpo).

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