De Cartes e il "Metodo universale", giovanile di Cartesio

De Cartes ha ancora fiducia nella matematica.
1) Regola dell'evidenza: credere solamente a ciò che possiamo vedere chiaramente e distintamente.
2) Regola dell'analisi: di fronte ad un problema dobbiamo dividerlo nelle sue varie difficoltà, analizzandolo, per risolverle poi una per una. Non posso spiegare un fascio di erbe ma devo scinderlo nelle erbe singole componenti e risolverle una per una. Analizzare separando.
3) Regola della sintesi: una volta risolti, rimettere insieme ciò che abbiamo scisso per metodologia per raggiungere la soluzione del problema iniziale, unitario. Ricostruire l'insieme.
4) Regola dell'enumerazione: dobbiamo imparare una poesia di 10 quartine. Devo studiarle una per una (analisi) poi devo metterle insieme (sintesi) poi devo continuamente rivedere il problema sia sotto l'aspetto analitico sia sotto quello sintetico. Quando l'ho imparata certamente l'ho tutta insieme in mente, riesco a dominare tutto il problema. Scissione ed unità sviluppate contemporaneamente per avere una visione totale del problema. Metodo filosofico che risolve oltre ai problemi scientifici anche quelli filosofici. Egli si illudeva di aver scoperto un metodo del genere.

Cogito ergo sum (penso dunque sono): prima idea (criterio più sicuro della matematica). Idea che ha il massimo grado di chiarezza, inattaccabile, assolutamente al di sopra di ogni dubbio.
Comincia a volere una garanzia assoluta per la matematica. Il dubbio è un metodo perché egli usa il dubbio per raggiungere l'evidenza assoluta.
Critica alla sensibilità: i sensi sono strumenti inaffidabili. Anche la ragione matematica potrebbe essere una falsa ragione perché la materia potrebbe giungerci da un genio maligno che vorrebbe ingannarci. Proprio qui salta fuori la verità: ammettiamo che io sbaglio sempre però io (come spirito) esisto perché altrimenti il “genio maligno” ingannerebbe se stesso. Questa è una verità chiara e distinta ed è un criterio di verità cioè è una chiave che apre molte porte. È qui che Cartesio trova il fondamento.
Metafisica soggettivistica: il metodo è differente da quello antico cioè è soggettivista, gli antichi cercavano il fondamento della realtà nel mondo che li circondava, Cartesio lo cerca dentro di sé. La seconda verità è quella che proclama l'esistenza di Dio. Attraverso un ragionamento scopriamo questo, diede delle prove:
1) psicologica: cioè fondata sull'idea di causa (in noi c'è la perfezione, altrimenti come farebbero a giudicarsi imperfetti), e questa idea di perfezione da dove scaturisce? Da noi no perché siamo imperfetti.
2) Nello spirito ci sono tante idee e lui le divide in 3: avventizie: giungono a noi attraverso l'esperienza (sole=disco, lume) fattizie: idee fabbricate dalla stessa mente (sirene, centauro) innate: cogito ergo sum, idee che non provengono né dagli oggetti esterni né dall'immaginazione, ma dalla sola facoltà di pensare. Fra queste c'è l'idea di perfezione, l'idea di Dio.
Il mondo esterno è anch'esso imperfetto, dunque l'idea di Dio non può provenire da noi (che siamo imperfetti), il perfetto non può provenire dall'imperfetto. Con questo dimostra che Dio esiste, la fonte della nostra idea di perfezione.
L'idea di Dio garantisce meglio il cogito. Ma è un circolo chiuso. Dio è effetto di un criterio di verità di cui è anche la causa.
Questa idea innata di Dio ci perviene dall'idea della validità del cogito, ma Dio dovrebbe garantire il cogito e quindi è un circolo chiuso, in quanto Dio dovrebbe garantire l'idea da cui è stato garantito.
Bisognerebbe creare un sistema filosofico che accordi la visione moderna della realtà meccanicistica con quella della chiesa finalistica.
Bisogna accertare che esiste veramente l'oggetto delle scienze, un mondo materiale.
Fin'ora siamo sicuri solo che esiste l'idea della materia in noi, oltre a quella di spirito. Dobbiamo dimostrare che quest'idea esisterebbe anche senza di noi che la pensiamo. Possiamo accertare che sono due idee completamente diverse: non estesa e pensante (spirito) estesa e non pensante (materia).
Sostanza: un'entità che può esistere non ha bisogno di altre entità (solo Dio non dipende da altri, se non da se stesso).
Attributo: le proprietà degli enti (sostanza).
Nell'idea di mondo materiale c'è anche la convinzione che questo mondo esisterebbe anche se non fosse conosciuto. Gli uomini saranno sempre convinti di questo. Criterio della bontà divina: Dio non ci può avere ingannato quindi deve essere vero. Conclusione: dualismo cartesiano. Ormai ha completato la costituzione dell'universo: mondo materiale e spirituale. Proprietà primarie traducibili in numeri. L'universo è costituito da due tipi completamente diversi di enti: res cogitans (pensiero, spirito) res extensa (materia). Due mondi profondamente diversi nell'uomo, convivono almeno per un certo periodo di tempo (corpo – anima nella vita terrena). C'è una corrispondenza tra i fenomeni psichici e fisici nella persona umana. Come avviene il passaggio tra questi due mondi completamente diversi: come è possibile che la visione (fatto fisico) di un oggetto si trasforma in una idea dell'oggetto (fatto psichico).
De Cartes non riesce a dare spiegazione. Egli cercherà di definire il punto di incontro tra l'anima e la materia. Come può l'anima comunicare con il corpo se sono due enti completamente diversi.

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