Video appunto: Cartesio, Renato - Dubbio metodico, dubbio iperboilico e "Cogito, ergo sum"

Renato Cartesio - Dubbio metodico e dubbio iperbolico



La prima regola del metodo cartesiano prescrive di accettare come vero soltanto ciò che si presenta evidente. Ciò significa che bisogna dubitare di tutte le cose che non appaiono chiare e distinte.
Occorre quindi assumere il dubbio come procedimento metodologico.
Per tale motivo si parla di dubbio metodico.
Nelle Meditazioni metafisiche, il tema del dubbio si intensifica poiché il filosofo mette in dubbio l'intera realtà, a partire da quella sensibile: i sensi a volte ci ingannano, come quando ci fanno credere che il bastoncino immerso nell'acqua sia ricurvo, mentre in realtà non lo è. Inoltre - si domanda il filosofo - chi ci assicura che in un dato momento, mentre siamo certi di essere svegli, seduti allo scrittoio, davanti al camino, non stiamo invece sognando?
Tuttavia, secondo Cartesio, ci sono delle conoscenze che dobbiamo considerare vere, siete svegli sia in sogno. Si tratta delle conoscenze semplici e chiare dell'aritmetica e della geometria, le quali ci dicono, ad esempio, che 3+2=5 o che il quadrato ha quattro lati.

In realtà, per quanto appaiono evidenti, anche su queste verità è possibile esercitare il dubbio. Possiamo infatti supporre di essere stati creati non da un Dio buono e saggio, ma da un genio maligno che ci vuole ingannare, facendoci credere che 3+2=5 mentre in realtà non è così.
In conclusione, bisogna supporre che tutto ciò che vediamo, sentiamo, immaginiamo e giudichiamo sia falso e ingannevole: il dubbio metodico cartesiano ha pertanto raggiunto la più vasta estensione possibile, è diventato universale, iperbolico.

Il cogito



Rimane però un esigenza, cioè quella di ricercare un fondamento solido e sicuro per la conoscenza.
Il filosofo ammette di dubitare di tutto, di ingannarsi e di essere ingannato, ma di una sola cosa deve essere certo, vale a dire del fatto che per ingannarsi (o essere ingannato) deve esistere.
Pur avvolto nelle nebbie del dubbio iperbolico, deve ritenere di aver raggiunto almeno una verità certa e indiscutibile.
Ammettiamo pure che ci sia questo genio maligno che fa di tutto per ingannarci di continuo, che ci inganni pure quanto vuole: noi per essere ingannati (o ingannarci) dobbiamo esistere, ed esistiamo come qualcosa che dubita, dunque che pensa.
Io penso dunque esisto -> Cogito, ergo sum.


Le critiche al cogito



"Cogito ergo sum" è un ragionamento deduttivo?
Già i contemporanei accusarono il filosofo di aver adoperato un sillogismo in cui manca la premessa maggiore. Il cogito deve dipendere da un'altra premessa (implicita) non sottoposta al dubbio né dimostrata (“tutto ciò che pensiamo esiste”).
• Bisogna importante precisare che "cogito ergo sum" non è un sillogismo, ma un' intuizione immediata, in virtù della quale chi pensa o dubita percepisce la propria esistenza di essere pensante.
• Pensare ed esistere sono due aspetti di un’unica esperienza intuitiva.